Dust Never Sleeps, Alessandro Zanoni

“C’era una gran quantità di polvere dappertutto; le tinte e le forme di ogni cosa sfumavano sotto il grigio della polvere”. Così si legge ne Fondamenta degli incurabili (1989). La città era Venezia e l’artista il poeta russo Josif Brodskij (1940-1996). Ma di fronte agli scatti di “Dust Never Sleeps” è facile cogliere un’assonanza con l’opera letteraria. La città che sfuma sotto il grigio della polvere è Shanghai e l’artista che la ritrae è il fotografo italiano Alessandro Zanoni (Cremona, 1970).

Calma piatta, quiete, silenzio.

Scorci urbani che restano sospesi sotto al grigio polveroso del cielo.

Un’atmosfera ovattata ed evanescente dalla quale emergono le geometrie di superfici metropolitane rigide e imponenti.

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Alessandro Zanoni cattura gli attimi di una Shanghai contemporanea in profonda trasformazione, che si fa silenziosa, assopita, polverosa e immobile attraverso i suoi scatti. La metropoli asiatica ritratta in “Dust Never Sleeps” è diversa da quella rumorosa, frenetica e in movimento, invasa dalle gru e dai cantieri che popola la nostra immaginazione. La città è avvolta in una nebulosa, è sospesa, come in pausa. Alessandro Zanoni osserva con sguardo distaccato la sua trasformazione, si fa testimone del presente in movimento e del cambiamento di cui è vittima Shanghai. Zanoni guarda, colleziona istanti e sensazioni per raccontarli e condividerli. Dietro al  suo obiettivo le coordinate spazio temporali si fanno statiche, i cantieri in movimento si fermano, le strade si svuotano, il paesaggio urbano si fa desolato. L’unico movimento presente, ma comunque impercettibile, è dato dalla polvere di gesso, che leggera e sottile pervade gli spazi, si posa sui volumi urbani, sulle superfici, invade gli interni passando dalle finestre aperte e ricopre la città come un leggero velo impalpabile.

La Shanghai descritta dagli scatti di Alessandro Zanoni è da lui stessa intesa come condizione mentale onirica e senza tempo. Si fa illimitata nella sua vastità e nella sua trasformazione, desolata e disabitata, vuota ad eccezione di alcune rare ed isolate presenze umane che il fotografo ritrae in punta di piedi, senza farsi notare, nell’informalità e abitualità dei loro gesti: due uomini asiatici dialogano su un ampio marciapiede, una bambina passeggia sui resti di un edificio appena abbattuto, una figura maschile vestita di nero osserva lo spazio desolato attorno a lui dal ciglio di una porta, un uomo dorme seduto su una panchina ignaro di essere osservato. Alessandro Zanoni sembra così farsi interprete di quella condizione di isolamento umano, tipica dei luoghi metropolitani immensi e disorientanti dell’Asia.

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Shanghai è però priva della sua folla. La presenza dell’uomo si percepisce solo nel suo passaggio, nei cancelli dei cantieri di lavoro aperti, nelle macchine parcheggiate, nelle scritte che sporcano le pareti, nelle gomme delle ruote accatastate e nei sacchi di cemento abbandonati. Ma tutto intorno il paesaggio urbano è desolato, abbandonato, silenzioso.

Il grigio della polvere uniforma le inquadrature, le appanna, avvolge lo sguardo dell’osservatore, lo coinvolge nel silenzio e nella sospensione di una megalopoli in piena trasformazione. Alessandro Zanoni attraverso quel grigio coglie l’essenza della città, si fa testimone del movimento che la coinvolge, e la riproduce statica, immersa in un silenzio che in mezzo alla polvere si fa assordante.

Alessandro Zanoni

‘Dust Never Sleeps’

A cura di Antonio Maiorino Marrazzo

Galleria PrimoPiano – Napoli, Italia

06 maggio – 10 giugno 2016