La quasi prima non-intervista a Iosonopipo

Giuseppe Palmisano ci scrive in chat per lamentarsi che lo considerano solamente da New York, dove le sue foto finiscono sugli stessi giornaletti che intervistano Obama.

Per sfinimento, gli promettiamo che gli dedicheremo uno spazio – di quelli creativi e culturali in cui si mangia solo quinoa – perché sto fatto che i magazine indipendenti italiani preferiscano omaggiare i selfie di Kim Kardashian come espressione divina del post-neorealismo, proprio non gli va giù.

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E l’abbiamo capito o lo stiamo capendo, senza neanche bisogno di intervistarlo – Peppe, magari un’altra volta – dal momento che in questi ultimi giorni sembra aver perso il pieno controllo di sé e delle sue pagine social: si è aperto un profilo Twitter nel 2015, si è sdoppiato, poi cancellato, poi triplicato, ricondividendo i propri stessi status, balbettando per autocitazioni, cambiandosi di nome e di fatto (e di sesso? Del resto l’hanno recentemente tacciato di soft-pornografia e avvistarlo in giro per Bologna con delle tette maggiorate alla Kardashian non ci stupirebbe – cosa si farebbe per un po’ di popolarità in più).

Questo è ciò che succede a chi non riesce a pensare, ma unicamente a “oltrepensare” (così titola il suo libro e tutte le sue paranoie mentali). Questo è ciò che succede a chi decide di nascere nelle vesti di #iosonopipo, ma poi arriva l’altro che si fa chiamare #iosonouncane e all’improvviso c’è confusione e allora si stava meglio quando esistevano solo I Cani.

Questo è anche ciò che succede a quelli che, sul web, con le parole (soprattutto d’amore e di sfighe d’amore) ci sanno fare, riuscendo a spostare un seguito di ragazze dall’animo triste sia ad ascoltarlo alle sue presentazioni in libreria sia ad accompagnarlo in furgone ai festival musicali di tutt’Italia.

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Giuseppe Palmisano, in realtà, non ha affatto bisogno di essere intervistato perché di self-branding potrebbe tener lezioni intere a tutti noi, che la vita ci fa sempre un po’ schifo, e perché le sue fotografie funzionano benissimo come un libricino d’istruzioni: ci insegnano a scomparire davvero, o almeno per un po’, basta mettere la testa sotto un Abat-jour e vederci quel che vuoi tu.

Il suo sito www.iosonopipo.com