Fantafashion 2015, momento di recap

Ce l’avremo sempre con Diego Della Valle, l’unico in grado di far morire ogni stagione un brand già morto. Sembra che nessuno abbia ancora spiegato al re del mocassino che mille diversi designer (in meno di due anni: Christian Lacroix, Marco Zanini e Bertrand Guyon) non riusciranno mai a fare una personalità sola, soprattutto se e come quella di Schiap. Vabbè, ci sono problemi peggiori nella vita, tipo Galliano da Margiela, che con il debutto dello scorso 12 gennaio, in camice bianco, cerato e pettinatissimo, è entrato definitivamente negli incubi di tutti noi. E chi se lo scorda più.

Chi se lo scorda più che Martin non c’è più, eliso anche dal nome della casa, oggi solamente Maison Margiela; un gesto, si spera, da intendere come segno di rispetto nei confronti dell’irraggiungibile creativo fantasmino, e che al contempo ricorda la tanto contestata operazione di taglia-via-naming effettuata da Slimane a Yves Saint Laurent, nel 2012. Tuttavia, le ultimissime ci informano che lo storico marchio francese, in occasione del ritorno della Couture House, al 24 di rue de l’Université di Parigi, stia per ricomparire di nuovo nei suoi tre pezzi, seppur solo per i pezzi d’alta moda.

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Al di là della confusione nominativa, ce stà da aggiornà il nostro album di figurine, tanto per i faccioni dei designer quanto per quelli dei Chief Executive Officer. In primis, da segnare è la nomina manageriale di Rupert Maunsell – precedente direttore operativo di Mary Katranzou – per il britannico Jonathan Saunders, che sceglie per la prima volta di essere accompagnato da un CEO.

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Cambio d’aria anche da Guess, dove ora c’è il manager Victor Herrero, al posto del del co-fondatore Paul Marciano, mentre in Brianza il gruppo Renzo Rosso – Only The Brave continua a far casini, sdoppiando le cariche, ovvero lasciando da solo Giovanni Pungetti a seguire Maison Margiela e mettendo Andrea Collesei alla guida di Viktor & Rolf, brand da poco concentrato unicamente sulla linea haute couture.

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Più coordinata la questione in casa Pucci, rimasta senza amministratore delegato per un intero anno; l’altro giorno è giunto così Mauro Grimaldi che, con un passato come capo del marketing e delle vendite da Eliee Saab, affiancherà le mosse del neo-arrivato creativo Massimo Giorgetti, il cui episodio pilota al Pitti 88 e la successiva sfilata milanese ci sono piaciute assai: per fortuna non c’erano le felpe stampate (Cattelan è difatti in vacanza a Rimini, con le sue giga-cartoline), ma abiti easy, dinamici, svelti quasi quanto un cuore cliccato sul profilo Instagram del designer. Ci piace assai pure quello, ovviamente coi trittici.

StefanoPilati

Duplici invece sono gli addii in campo di stile: Stefano “Ponzio” Pilati ha infatti lasciato Agnona, marchio femminile del gruppo Zegna, restando comunque head of design di Ermenegildo Zegna. Si vocifera che sia impegnato in un rito propiziatorio per prepararsi a prendere in consegna Armani, ma questo lo ripetevano anche quando aveva lasciato Yves Saint Laurent nel 2012 e comunque, per chi ancora non l’ha capito, Re Giorgio è immortale. Basta gufare.

Il secondo saluto è invece quello, appena ufficializzato dal gruppo Kering, di Alexander Wang a Balenciaga; forse perché vogliono uno meno Wang, più young, forse perché, dicono, vogliono riproporre un passaggio di testimone simile a quello avvenuto da Gucci tra Frida Giannini e Alessandro Michele, già interno ma fino a ieri ignoto. Dicono, ma chi ci crede?

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Infine, per il Fantafashion 2015, si punta tutto sullo stilista austriaco Arthur Arbesser, a cui Iceberg ha assegnano il futuro della sua linea donna. Ottima mossa, prima che il marchio italiano del gruppo Gilmar finisse per sempre nelle scatole da scarpe degli outlet più impolverati fuori città. Nell’attesa della sua collezione d’esordio, dimostrando il nostro ulteriore entusiasmo, possiamo iniziare ad attaccarci gli stickers delle gonne di Iceberg SS15 su tutta la faccia.
Estate addosso in sottofondo, buon divertimento. E ricordate sempre: onora il padre, la madre e Miuccia Prada.