A Portrait of: Jeanne Lanvin

Il Palais Galliera di Parigi ospita, fino al 23 agosto 2015,  una retrospettiva su Madame Lanvin.

Tra sculture, libri, gioielli, tessuti e vestiti, è possibile accedere al mondo incantato di una delle più leggendarie couturières di sempre.

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Jeanne Lanvin.
Bastano queste due parole per evocare l’immagine di abiti elegantissimi, raffinati, ricchi di dettagli e decorazioni, abiti dalla femminilità imperturbabile.

Questa donna ostinata ed indipendente, dall’esistenza sussurrata, non si è mai esposta, non ha mai lanciato diktat di stile eppure ha dato vita alla più longeva casa di moda francese, il primo lifestyle brand a comprendere abbigliamento per bambini, uomo, donna, sport, beauty, design.

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Ogni sua azione, rinuncia o successo solo per la figlia, per la sua Marguerite, per lei e da lei. Marguerite, conosciuta come contessa De Polignac, elegantissima e ribelle amica di artisti e organizzatrice di feste leggendarie è lei il centro attorno al quale si sviluppa l’universo Lanvin.

Lontana da designers istrioniche e glamour come Schiaparelli e Chanel (sempre sotto le luci della ribalta), la sua vita è un mistero che lascia emergere dalla nebbia pochi dettagli.

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Jeanne Marie Lanvin nasce nel gennaio 1867 al numero 35 di rue Mazarine, la maggiore dei 10 figli di Sophie White Deshay e Constantin Bernard Lanvin.

Per qualche tempo l’uomo aveva goduto del sostegno finanziario di Victor Hugo che mai aveva dimenticato l’aiuto ricevuto dal padre Firmin Lanvin, operaio addetto alla stampa, che prestandogli cappello, cappotto e passaporto gli aveva permesso di fuggire a Parigi durante il colpo di stato del 1851.

Constantin, giornalista del quotidiano Le Rappel è un uomo problematico, dalla natura instabile e fatica a mantenere un lavoro, aggravando una situazione economica precaria, che peggiora alla nascita di ogni nuovo figlio.

Senza il contributo di Hugo, stanco dei continui capricci del giovane, la famiglia deve sopravvivere tra miseria e stenti. La piccola Jeanne trascorre l’infanzia aiutando la madre nella cura dei fratelli e nelle faccende domestiche.

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A tredici anni è apprendista presso Madame Bonni, una modista di rue du Faubourg-Saint-Honoré e si occupa di consegnare ai clienti i loro ordini. Qui si guadagna il soprannome di “La petit Omnibus” perché preferiva attraversare la città a piedi e risparmiare la moneta che le  davano per l’omnibus.

Dopo tre anni di training presso un altro negozio, e tante sere passate a creare cappelli da bambola da vendere ai giocattolai del quartiere per arrotondare lo stipendio, la diciottenne Lanvin è pronta ad aprire il proprio atelier in una soffitta in Rue du Marche Saint-Honoré. Il suo capitale? Un Luigi d’oro, un singolo cliente, il sostegno di alcuni fornitori ed una cieca determinazione. Taciturna ed introversa, lavora senza riposo.

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La sua vita privata è un mistero. Almeno fino a quando nel 1896 sposa il conte italiano Emilio di Pietro. Incontrato all’ippodromo di Longchamp, l’uomo, più giovane e bello di lei, è uno spiantato, poco interessato alla moglie e molto di più a essere mantenuto.

Il matrimonio dura otto anni e regala a Jeanne l’amore più grande: la figlia Marguerite. Per la piccola “Ririte” costruisce una vita da fiaba. Tutto è per lei. La vizia come una principessina: le scuole migliori, le lezioni di musica, gli abiti.

Dal suo nuovo laboratorio al 22 Rue du Faubourg-Saint-Honoré, ancora oggi cuore della maison, prende i tessuti e le pellicce più rare, trionfi di mussole sangallo. Ogni entrata della bambina è un’apparizione trionfale

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Un giorno la baronessa di Rothschild sta provando un cappellino nell’atelier, sente una melodia di pianoforte e seguendo la musica scopre Marguerite intenta a suonare. “Mon Dieu, c’est fantastique!” esclama vedendo l’abitino della bimba e, dopo aver scoperto che Jeanne ne è la creatrice, le ordina una mezza dozzina per sua figlia.

Poco dopo tutte le sue amiche vogliono gli abiti di madame Lanvin per le loro piccole. Inizia così la trasformazione di “La petit Omnibus” in una couturière vera e propria. Marguerite cresce in fretta e con lei l’attività della madre.

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Presto si aggiungono altre linee: per ragazze, signore, uomo, sport, lingerie, prodotti di bellezza, sartoria, costumi teatrali, interior design e persino aperto una fabbrica di tintura. Apre filiali nelle principali zone turistiche, da Biarritz a Cannes e lancia Arpege, profumo dalle note floreali  creato da Andre Fraysse, dal flacone sferico  progettato dal celebre decoratore Armand-Albert Rateau ed ennesimo omaggio al talento di “Ririte” come pianista.

Senza mai voltarsi in dietro, Jeanne fonda un impero e, anche se si risposerà con Xavier Mélet, un giornalista poi diventato console francese a Glasgow, lo fa da sola.

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È una self made woman con un innato senso per gli affari. Le sue sartorie danno lavoro ad oltre mille persone tra sarte, ricamatrici e venditori, a cui, modernissima, offre un servizio di asilo nido interno per i figli dei suoi dipendenti.

In un mondo maschile e maschilista è diventata co-fondatrice del Sindacato della Couture.

Per prima ha intuito che la moda non è fatta solo da abiti, ma è un vero e proprio modo di vivere ed è lei che ha introdotto l’idea di dividere le collezioni in quattro all’anno, come le stagioni, ognuna con oltre 200 look.  Sempre suo il primato di utilizzare un logo e non una firma per rappresentare la sua casa di moda: il disegno realizzato da Paul Iribe di Jeanne e Marguerite ritratte mentre vanno a un ballo in maschera.

Le sue creazioni sono apprezzate dalle donne più importanti dell’epoca: Eleanor Roosevelt, Mary Pickford, Marlene Dietrich, principesse e regine.

Lo stile Lanvin è facilmente riconoscibile. La designer ama ricami, applicazioni, conchiglie, fiori, passamanerie, nastri, perline e i colori, in particolare un azzurro rubato dagli affreschi di Beato Angelico, che finirà per diventare  il “blu Lanvin “.

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Per lei “gli abiti hanno bisogno di un certo sapore romantico”. “Agisco d’impulso e credo nell’istinto. I miei abiti non sono premeditati. Sono trasportata dalle mie emozioni e le mie conoscienze tecniche mi aiutano a far diventare i miei abiti realtà” – racconterà, e continua –

“Un disegno riflette inevitabilmente i motivi artistici impressi nella memoria, attingendo a quelli che sono i più vivi, nuovi e fertili, tutto allo stesso tempo”.

I suoi pezzi più famosi sono i vestiti stile impero a vita stretta e maniche lunghe, la tuta bretone e la “robe de style”, una creazione ispirata alla moda settecentesca composta da corpetto stretto e gonna lunga, progenitore del New Look di Dior. Adora i tessuti preziosi, dalla seta al velluto, dall’organza allo chiffon e tiene scaffali interi pieni di campionari di stoffe.

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Un magnifico archivio che racconta dei suoi tanti viaggi – grande passione della donna – delle sue avventure esotiche, delle esplorazioni in Oriente e nel suo amato Egitto. La collezione di libri, d’arte (in particolare Vuillard, Renoir, Fantin-Latour, Odilon Redon, Paul Nadar, Hoyningen Hue) e di rarità provenienti da tutto il mondo diventa per Jeanne un’inesauribile fonte di ispirazione.

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Da essi arrivano “Madame Jacquemaire”, “Séductrice”, “Audace” e tutti gli altri nomi con cui battezza i suoi disegni, così come molti dei suoi ricami. Ha, come chi racconterà chi l’ha conosciuta, una sete inesauribile di vedere, di imparare e di raccogliere. Schiva e riservata, adora la figlia, i cani e l’arte, decisamente meno le persone e le luci della ribalta.

Se rivali come Poiret, Chanel e Schiaparelli sono abili auto-promotori del loro marchio, Madame L. rifugge la fama. Le sue creazioni parlano per lei. Modesta, dichiarerà a Vogue “Se c’è uno stile Lanvin, non l’ho mai voluto. Ho solo cercato di cogliere quella certa atmosfera che si sente nell’aria”.

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La moda e il glamour li lascia all’amata Marguerite e alle clienti. Veste in modo discreto, per lo più in bianco e nero, accompagnati da perle e tiene i capelli raccolti in uno chignon. Ha talento, passione, forza e determinazione.

Sono queste caratteristiche a guidarla per tutta la vita.

Queste e la sua “Ririte”.

Ogni cosa che ha fatto Jeanne Lanvin la ha fatta per lei. Affinché potesse avere un’infanzia e un’esistenza migliore della sua. Le ha lasciato un’azienda di successo, che tanti anni dopo resterà un brand iconico ed attuale, ma soprattutto le ha fatto dono di un amore incorruttibile.

www.125ans.lanvin.com