L’inaspettata estetica del Post-it

Non ti scordare di dimenticarmi”, recita il giga post-it all’ingresso di White Noise Gallery (Via dei Marsi, Roma): non è lo slogan di un amore finito, ma il punto d’inizio di una storia raccontata a più voci, dove l’arte diviene pane quotidiano e il quotidiano diviene arte. Questo perché Any Given Post-it (titolo ispirato al film di Oliver Stone del 1999), aperta fino al 28 febbraio 2015, è 1) una mostra corale e 2) un esperimento sull’identità che ha coinvolto 66 artisti italiani ed internazionali, tra street artists, pittori, fumettisti, illustratori, fotografi, scultori e performer.

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Pur conservando un sapore retrò – non solo perché datato 1968, ma perché venuto prima di promemoria elettronici e Facebook post– il classico foglietto semi-adesivo, da oggetto ordinario si fa straordinario, cambiando funzione, fruizione e durata di vita. L’appunto veloce e lo schizzo d’un attimo ora valgono per sempre, incorniciati a muro, non più precari d’un frigorifero.

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Quel formato mignon, come una piccola “finestra tra le stelle” (cit.) dall’estetica inaspettata, ha esteso i propri confini all’universo della creatività. Appare così la Monnalisa di Francesco Sgarlata, più Duchampiana che Leopardiana, la quale, smarriti i propri connotati fisiognomici, si accinge a scegliere il suo lifting tra post-it di bocche, nasi ed occhi; appare così Mo me lo segno di Stefano Tedeschi, un anamorfismo 3d che ricrea un’immagine a doppio riflesso su carta; appaiono così i frammenti fumettosi di Valentina Griner, le app-icon di Vincenzo Russo, le lacrime colorate di Marco Rea, le farfalle-origami di Bruno Cerasi, i barattoli in città di Francesca Mariani, per un totale complessivo di oltre 2000 post-it multi-colore.

Post-it

Quasi scontato, infine, sottolineare che le didascalie del percorso espositivo sono, ancora una volta, biglietti gialli, la maggior parte dei quali spiega le opere mediante parole aforistiche che chiunque annoterebbe, che chiunque condividerebbe rapido sui propri canali social (#AnyGivenPostit). È forse un caso che il formato post-it sia esattamente quadrato come una pic di Instagram?