Roma e la Museologia della Moda

C’è qualcosa che si muove, sopra e sotto le rovine, tra le strade di una Roma che, in vista dell’Expo, saluta la #grandebellezza per abituarsi al nuovo, già ultra biasimato, #verybello. C’è qualcosa che si muove al punto da trasformare le cicatrici e i graffietti di AltaRoma 2015 – che poco più di un mese fa rischiava di saltare un giro di sfilate in seguito la dipartita del Comune – in spiragli di speranza.

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Parte del merito va indubbiamente al Museo MAXXI che, grazie alla mostra Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968, visitabile fino al 3 maggio, aggiunge un tassello mancante nella museologia italiana contemporanea, guardando all’internazionalità senza farsi mancare né un’inaugurazione vippissima, né una rassegna di incontri ad hoc, né un corposo catalogo da collezione, copertina fluo più piccolo dizionario finale (so chic, so Cesare Meano, so Irene Brin).

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Pertanto, la prossima volta non basterà più una sola e unica sala, rilegata al polo nord di quel megastore firmato Zaha Hadid, ma la materia della moda si estenderà nell’intero spazio, magari persino altrove, in uno dei “dieci musei più belli del mondo”, coi manager culturali iper-giustioni tanto utopicamente decantati da Renzi e Franceschini.

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Ad alimentare il sogno ci ha pensato anche Palazzo Braschi con, appunto, I Vestiti dei Sogni [16 Gennaio – 22 Marzo 2015], titolo forse reduce dal volume della storica Elizabeth Wilson Vestirsi di sogni. Moda e Modernità (2008). Perché pur sempre di quella roba lì si tratta, soprattutto se l’esposizione ha a che fare con l’eccellenza italiana dei costumi per il cinema. In oltre 20 sale, dall’alto di Piazza Navona, si ritrovano riuniti, in un concentrato di persuasive reminiscenze, i nomi delle più grandi sartorie romane (Gattinoni, Peruzzi, Farani, Tirelli), i volti di attrici indimenticabili (Lydia Borelli, Audrey Hepburn, Anna Magnani, Claudia Cardinale), i costumisti premi Oscar (Piero Tosi, Danilo Donati, Milena Canonero, Gabriella Pescucci), i registi che il mondo ci invidia (Visconti, Fellini, Pasolini).

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Il cinema è un viaggio nella psiche, tra realtà e immaginazione, dove costumi e decorazioni hanno un peso fondamentale: riflettono la moda e le mode dell’epoca in cui è ambientato un copione.

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Lo sanno bene a Cinecittà che proprio questo 24 gennaio ha inaugurato il nuovo percorso espositivo Girando a Cinecittà – ora permanente –, dove incontrare un’inedita selezione di costumi originali indossati da Totò in L’Oro di Napoli, da Liz Taylor e Richard Burton nei film Cleopatra e la Bisbetica domata, da Alida Valli e Farley Granger in Senso, da Clint Eastwood in Per un Pugno di Dollari.

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È allora tutto confermato, c’è qualcosa che si sta muovendo nel cuore della capitale: sopra e sotto le rovine, tra passato e futuro, tanto nella vita quanto nei film, abiti e stile continuano a ricreare atmosfere, storie e abitudini quotidiane. Oltre a ogni etichetta, oltre a ogni casual, trendy, chic, cool, ma specialmente, oltre a ogni #verybello.