Il trittico fotografico per Instagram alla moda

Il trittico fotografico su Instragram è così arte. E inevitabilmente distingue. La moda lo sa. Soprattutto quella giovane, o meglio, fatta da giovani come il francese Simon Porte Jacquemus (1990) per il brand Jacquemus e l’irlandese Jonathan Anderson (1984) per l’internazionalmente rinato Loewe. Il dato generazionale si riflette nel loro approccio progettuale come nelle loro modalità di comunicazione: i due instagrammano all’incirca allo stesso modo, a colpi di inquadrature con cui triplicare un unico soggetto, osservarlo da più lati per capirlo meglio, dal dettaglio all’insieme, prima dritto, poi rovescio. È un’operazione estetica sofisticata che, se da una parte attualizza un’antica tradizione pittorica, dall’altro ci avvicina a inedite forme compositive. A cambiare è l’ordine della cose, per dirla alla Foucault, quindi la loro percezione, la nostra sensibilità visiva, assieme a un certo concetto di ‘bello grafico’.

JACQUEMUS

Nel profilo Instagram di Jacquemus si conserva tutta la giocosità delle sue creazioni: vige un senso di freshness, di casualità studiata, ironica ma composta, che ritroviamo cucita in quella stessa serie di collage tessili (nella FW14 tre o più pezzi messi insieme formano un puzzle 3d https://jacquemus.com/la-femme-enfant/) capace di abbattere l’appiattimento di uno schermo e facendo così l’occhiolino all’omologazione visiva del web (dalle passerelle in live-streaming cosa può colpire davvero?).

LOEWE

Jonathan William Anderson – che in parallelo continua a lavorare sulla propria linea, vantando il supporto del gruppo Lvmh – ha esordito nella direzione creativa dell’ultracentenaria griffe spagnola Loewe (Madrid, 1846) lo scorso giugno, ma riuscendo fin da subito a rispolverane l’immagine âgé. Come lo stesso designer ha riportato di recente a Moda24: «Non sono qui solo per fare borse […] ho immaginato un piano d’attacco globale, perché mi sembrava che il marchio fosse diventato un po’ generico». Detto, fatto. Via le rughe, dentro il trittico, tale a un botox digitale per il raggiungimento di un’armonica visione d’insieme (se sbagli, come in qualsiasi intervento chirurgico, si nota). Ma del resto è risaputo quanto il 3 sia un numero perfetto e la perfezione dell’Instagram di Loewe si traduce di conseguenza in un’originale tipologia di lookbook, uno stesso prodotto è riproposto in tre varianti colore oppure in tre diversi contesti – da solo su sfondo bianco, in passerella, in vetrina. Tre, tre, tre.

ERIKA_SEMI-COUTURE

Ci sta riuscendo anche l’italiana Erika Cavallini, fondatrice nel 2009 del brand Semi-Couture, il cui universo si racconta ancora una volta per trilogie neoromantiche, tra interni in penombra, paesaggi impressionistici, colazioni fantasia, carte da parati floreali e varabili ultrafemminili di still life; un profilo Instagram in grado di cullare persino l’olfatto attraverso la vista.

Segue infine Doug Abraham aka bessnyc4, alterego del brand di gioielli e accessori Bess che, a differenza dello statico sito web, sul canale social raggiunge alti livelli di postproduzione: si gioca con le fashion campaign altrui, si patternizza lo “swoosh” della Nike, si sessualizzano situazioni di per sé apparentemente neutre. Il risultato sfocia nel cortocircuito. E va bene così.

bessnyc4

Ma non rimane immune alla seduzione del trittico fotografico anche la piccola editoria. Caso unico nel suo genere è rappresentato da Stripis, magazine online che nasce e cresce esclusivamente su Instagram. In realtà possiede una pagina secondaria anche su Tumbrl, ma pure lì i post non sono che gli screenshot dell’applicazione natia. In Stripis Magazine ci sono i trittici, ma ci sono anche i formati 3×3, 4×3, 6×3, che possiamo benissimo chiamare poster. Si tratta infatti di una vera e propria forma di cartellonistica post-futurista dal soppesato equilibrio testo-immagine: si fa informazione e la si dilata, la fotografia si frammenta in quadrettoni e al contempo si quadruplica.

STRIPIS MAGAZINE1 copia

Questo è esattamente ciò che ci si aspetta anche dai grandi brand: non tanto l’uso ormai in diffusione del trittico, quanto il saper indagare tra le infinite possibilità di storytelling che i social media ci mettono a disposizione, cimentarsi digitalmente per affrontare senza paura l’era Black Mirror, non appena questa arriverà. E ora daje coi cuori, senza esubero di #hashtag.