Gli origami in pelle di No, No, Yes!

Occorrerebbe formulare una “teoria sociologica della moda” sul concetto di binomio e studiarne approfonditamente il fenomeno. Questo perché, senza nemmeno scorrere troppo indietro nel tempo, la storia del costume ci ha regalato e continua a regalarci coppie di successo, vincenti sul lavoro al di là di ogni gossip: da Saint Laurent e Pierre Bergé a Valentino e Giancarlo Giammetti, da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli a Dolce&Gabbana. O ancora, guardando al presente, Humberto Leon e Carol Lim, Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, Antonio Romano e Francesco Alagna di Come For Breakfast, Peter Hornstein e Johanna Seynik di Wanda Nylon. Stuoli di binomi che confermano quanto la collaborazione, il confronto e la condivisione di idee sia la soluzione al futuro della creatività.

nonoyes!_1Per Enquire, la partnership di oggi arriva dal Giappone ed è quella tra Taichiro Hashimoto e Makoto Kawamura. I due vantano una storiella in cui non è nemmeno così difficile riconoscersi: compagni di studi all’Università di Kobe, condividono pomeriggi tra arte, musica e saké fino a quando, a laurea ottenuta, le loro strade si biforcano, fanno dei giri lunghissimi – l’una verso il mondo del fashion, l’altra nel graphic design – e poi si rincontrano, decidendo di fondare insieme “something interesting”, ovvero No, No, Yes!. Punto di partenza: la pelle, un materiale tanto primordiale quanto pregiato per eccellenza.

nonoyes!_2Detto tra noi, non è che il nome del brand sia proprio interesting, però almeno suona international e lo si può ricordare easily. Ma loro lo spiegano meglio, infondendo spessore, in un’intervista riportata sul sito ufficiale: in quel “No, No, Yes!” ci si può ritrovare un riferimento all’estetica zen giapponese, dove il troppo stroppia e dove meglio un rifiuto, un’assenza, un meno, che un plus o un surplus. No e Yes – non ce ne vogliano i buddisti veri – come bianco e nero, Yin e Yang, Zenit e Nadir. E persino il tempo di produzione scelto da Taichiro e Makoto sembra avere a che fare con il raggiungimento del nirvana, lontano dalle stagionalità, scandito da empatie ed equilibrio, in un’escalation di migliorie e perfezionamenti continui.

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No, No, Yes! ha ben chiaro il suo concept “affirm with a denial” e lo applica al product design di ogni sua collezione con indiscutibile coerenza. Le ultime creazioni si dividono in tre differenti tipologie merceologiche: c’è una serie di accessori in pelle, Shosa; una serie di borse in pelle, Amano; e una serie di abbigliamento in pelle, Setsuna. Quindi leather, sempre e comunque. Taichiro giustifica la scelta: “Perché oltre al suo imprescindibile appeal, ho l’impressione che la pelle nasconda ancora un potenziale da scoprire. Possiede un valore originario, poiché il primo capo realizzato dall’uomo è stato prodotto con la pelle d’animale […] è un materiale naturale, su cui poter sperimentare molteplici finissaggi, graffiature, abrasioni”. Tutto vero. La pelle si modella e plasma sul corpo molto più che un qualsiasi altro tessuto, divenendo una lastra su cui imprimere la propria storia.

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nonoyes!_7I due designer tengono poi a precisare che nei loro processi di creazione riducono al minimo lo scarto dei materiali. Ciò si può dedurre dalle loro leather bag, dove ritroviamo impiegato lo stesso pellame anche per manici, tasche e cuciture. Se per le giacche Setsuna il motivo ispiratore è il Kimono, per i portafogli Shosa c’è un richiamo ai metodi nipponici di costruzione architettonica, ma soprattutto, in quegli stati sovrapposti e ripieghevoli, c’è la delicata fattezza di un origami. Nessuna sutura, solo un ordine di pieghe e angolature che solo in pochi – binomi possessori di precisi memi culturali, discendenti diretti dall’impasto di tradizione e avanguardia made in Japan – possono, provano e riescono maestralmente a ottenere. Sito web: www.nonoyes.com