Claudia Li: dalla Parsons School a JW Anderson

Quando a settembre 2013, gli studenti della prestigiosa Parsons School presentarono le loro creazioni durante la fashion week di New York, ci fu un momento in cui la passerella si trasformò in una passeggiata di nuvolette. A metà tra conchiglie ammorbidite, appena avvolte su se stesse e gli sbuffi di un aeroplano, le cui scie non sono chimiche ma tessili, le creazioni di Claudia Li hanno generato un piacevole scompiglio visivo. Al posto dei grillini, fashionisti e intenditori in grado di coglierne istantaneamente la qualità dei filati e il livello di sperimentazione.

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Del resto, è proprio durante le sfilate dei giovani fashion designer che si assiste al maggior numero di tentativi d’avanguardia, più vicini a un’espressione artistica che a una portabilità del quotidiano. Gli studenti, il cui estro creativo non è ancora vittima di limiti commerciali, possono infatti godere di un margine di libertà maggiore, di uno spazio più fertile e capiente per i propri sogni.

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Il rischio rimane quello di sfociare in una forzatura, in un’esagerazione di eccentricità, pur di emergere ad ogni costo. Ma Claudia Li riesce perfettamente a giustificarsi e a rimanere indenne da qualsiasi accusa di stravaganza ostentata, perché dietro a quegli abiti-guscio affiora uno studio attento dedicato alla forma e alla materia in movimento. Quei nidi bianchi e neri scolpiti nel tessuto definiscono nuove silhouette, proteggono il corpo, invitano alla carezza.

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Non manca nemmeno il rimando alle proprie origini cinesi e, nello specifico, alla tecnica di tessitura che la stessa designer chiama “roving”, da poter tradurre con “filato” (di lana, n.d.r.), ma anche in “vagabondare” o “girovagare”. Un coincidente doppio senso che ci permette di ricordare il percorso di vita itinerante di Claudia Li: da Lake Dongting a Singapore, dalla Nuova Zelanda a Beijing, da Londra fino a New York. Attualmente è Womenswear Designer presso JW Anderson, altro nuovo e accertato talento della fashion scene britannica.

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Allora chissà che succederà quando le nuvolette dell’una incontreranno lo stile androgino dell’altro, forse si genereranno scie di sane, naturali, soffici particelle cross-gender, dove più che un complotto troveremo un inedito intrigo di fili.