This is Evolution: OVERTAKE

Il desiderio è di proporre uno stile esclusivo e raffinato dedicato a tutti gli uomini che amano distinguersi e che hanno alla base della proprio cultura l’attenzione per i dettagli.

Overtake nasce nel 2013 a Torino sviluppando un Brand di stampo bikewear che nel corso del tempo si evolve e rinnova grazie alla continua ricerca di materiali e design d’avanguardia.

Gli abiti, indipendentemente dai materiali e tecniche con cui sono realizzati, sono delle forme d’arte a trecentosessanta gradi diventando espressione e sperimentazione totale della persona che li indossa.
Nelle serate del 24 25 e 26 Settembre a Torino, Overtake aprirà le porte a This is Evolution, un full-immersion di tre giorni all’insegna del Made in Italy e non solo, dove non mancherà il confronto diretto con i designer e la possibilità di acquistare capi in tiratura limitata.
Il direttore creativo Francesco Mocchia di Coggiola, insieme a Giulia Nepote e Ilaria Turchetti, co-fondatrici del Brand ci raccontano in una breve, ma intensa chiacchierata la storia di Overtake.

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Overtake in tre aggettivi.

Francesco: Funzionale, elegante e nuovamente classico.

Ilaria: Performante, concettuale e minimale.

Giulia: Se sono parole e non aggettivi vanno bene lo stesso? Per me forza di volontà, ricerca ed espressione.

Overtake viene partorito nel 2013 a Torino come Brand di formal bikewear ma nell’arco di poco tempo viene alterato per poter rinnovare i canoni sia pratici che psicologici legati al classico suite maschile. Un gruppo di persone che condividono la stessa passione per la moda, coniugando design d’avanguardia alle necessità del quotidiano. Raccontateci la storia di Overtake Studio.

Francesco: Overtake nasce, in realtà abbastanza banalmente, tra i banchi di scuola come progetto di collezione sportswear. Dal momento che, al tempo, la progettazione di felpe e canotte probabilmente non ci sfagiolava quanto avrebbe dovuto, ci siamo profondamente impegnati ad analizzare il tutto da un’angolazione nuova, che ci permettesse di reinterpretare l’idea di capo sportivo. L’illuminazione è arrivata quando anziché focalizzarci sullo studio di uno sport specifico l’analisi è stata condotta direttamente a monte, considerando lo sforzo fisico che in genere l’uomo si trova ad affrontare, anche quotidianamente e non per forza assistito da vesti adatte: il tutto si è tradotto nella progettazione di abiti maschili eleganti adattati alle necessità degli spostamenti su due ruote.

Giulia: Da lì in primis abbiamo deciso d’intraprendere questo percorso insieme, motivati dall’amicizia che ci lega e dalla volontà di creare una propria realtà lavorativa indipendente.
Anche lo studio, nel frattempo, si è evoluto molto, post diploma, e si è allargato all’idea di creare qualcosa non solo d’innovativo ma anche elegante, indossabile e che risolvesse problemi effettivi, andasse incontro alle esigenze di movimento che l’abbigliamento non dovrebbe ostacolare. Un percorso che si è articolato tra tanti alti e bassi, tra molte scoperte soprattutto: come l’imparare a capire quali siano le esigenze vere dell’uomo, come coniugarci il nostro design e le nostre conoscenze. E diventare imprenditori di se stessi: questo è stato un monte da scalare!

Ilaria: Ovviamente sarebbe stato più semplice applicare o sviluppare uno studio su capi che già nascono per agevolare i movimenti e per essere più comodi ma la scelta di adattarne uno al classico suit elegante da uomo è stata presa grazie, o forse a causa… Nel nostro legame ed amore per la sua capacità di distinzione, la sua mano sartoriale e la sua cura del dettaglio.
Il poter dare respiro anche a chi ama vestirsi con un certo riguardo, amandolo noi stessi, è stata la prima forza motrice ad accendere questa macchina.

Com’è strutturata la nuova capsule collection maschile Overtake Skin? A quale idea di uomo si avvicina?

Francesco: La collezione è attualmente una capsule ovvero composta da pochi pezzi, uno per ogni capo tipico dell’abito maschile: giacca, pantaloni, camicia, cappotto e gambali, che sono un ottimo ricordo di come tutto è cominciato. L’idea è quella di poter conciliare l’abbigliamento in taglia con le premure tipiche del su misura: per ogni capo è possibile cambiare molti dei dettagli che lo compongono (dal tessuto al tipo di revers, allo shape, agli interni) tecnicità comprese, consentendo così la creazione di outfit estremamente personalizzati, volti anche a proteggere il fascino del pezzo unico, che ad oggi, forse non è così valorizzato come dovrebbe.

Giulia: In fondo Overtake Skin vuole colpire un uomo distinto, elegante che non ami confondersi ma che al contempo sappia esaltare la propria personalità non tramite eccessi ma attraverso i dettagli, gli accostamenti, le armonie. Un uomo che in effetti abbia anche la personalità per guardare avanti, come singolo, forte delle proprie passioni e convinzioni ed in in grado di esprimerle anche se primo ed unico.

Perché la scelta di fare un prodotto di nicchia? 

Francesco: Non è un prodotto di nicchia, è semplicemente un prodotto nuovo ed ogni prodotto nuovo all’inizio è di nicchia ma solo per il semplice fatto che siano in pochi i così detti early adopters. C’è ovviamente la speranza che col tempo la percentuale di pubblico che apprezzi ed acquisti cresca.

Giulia: Sono d’accordo e preso questo come assunto credo che non si possa parlare di mercato di nicchia se non per quello iniziale/attuale ed infatti non penso la nostra sia stata una scelta voluta o pianificata in qualche modo, credo che sia la conseguenza naturale di un modo di essere e di pensare differente da quello di massa. Semplicemente progettiamo per divertirci, per innovare, perché in fondo che gusto c’è a copiare dalla testa ai piedi qualcosa? ti dà la stessa soddisfazione di ordinare il bunet al ristorante, che tanto non c’è mai. È bello poter pensare differentemente ed effettivamente se è un modo di approcciarsi al mondo congenito è poi abbastanza normale anche il fatto che le proprio idee colpiscano chi vive alla stessa maniera. Detto questo il nostro mercato è poi principalmente composto da uomini comuni: manager,imprenditori, liberi professionisti, designer. Il fatto che sia “di nicchia” dipende forse dalla percentuale di persone che ad oggi sanno condurre il proprio pensiero in maniera indipendente senza paura o bisogno di approvazione ma questo è un altro discorso.

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Cosa rappresenta per voi l’abito Made in Italy? Ha ancora senso parlarne nella nostra contemporaneità?

Ilaria: rappresenta prima di tutto noi, che siamo “made in Italy” e poi una tradizione. Un modo di fare le cose prima di tutto appassionato al proprio lavoro, che non si ferma di fronte alle gabule tecniche.

Francesco: Il Made in Italy dovrebbe essere un’opzione ovvia per chiunque disegni o progetti in Italia, la scelta di spostare la produzione al di fuori corrisponde solamente alla volontà di ricavarne maggiori guadagni, anteponendo questi alla qualità (di manifattura ed etica) di un prodotto che possa essere controllato per tutta la sua filiera perché realizzato su un territorio conosciuto e familiare. Senza nulla poi togliere a chi dice che ad oggi il Made in Italy non corrisponda ad una maggiore qualità: è vero. Attualmente il Made in Italy è diventato un marchio come tanti altri e pertanto non è più garanzia di valore aggiunto o quantomeno non rappresenta più sempre quella tradizione sartoriale centenaria che sarebbe migliore perché più navigata. Noi produciamo Made in Italy perché ci sembra ovvio e vogliamo controllare il nostro prodotto e la sua qualità e non mi pare ci sia poi un grande vanto da farsene… dovrebbe essere per l’appunto la norma per chi sta qui.

Quali sono secondo voi gli ingredienti necessari per colare sui mercati emergenti?

Francesco: Fare un prodotto nuovo. E con nuovo s’intende sia qualcosa di mai visto sia qualcosa di già visto ma che semplicemente è finito nel dimenticatoio, come il riemergere di oggi dell’amore per la sartorialità del capo. O come il nostro che è una sintesi tra i due.

Giulia: Credere in quello che si sta facendo. Conoscere il prodotto, amarlo, informarsi costantemente ed essere pronti a rimettere tutto in gioco. Avere tanti contatti, tanta voglia di mantenerli e di aumentarli e non fermarsi ma gettarsi anche con la paura, l’adrenalina aiuta.

Il 24, 25 e 26 settembre Overtake aprirà lo showroom This is evolution in Via Mantova 36 a Torino dove i creatori della linea e designer viaggeranno di pari passo con i propri ospiti, inoltre in anteprima sarà possibile l’acquisto dei capi con la massima possibilità di personalizzazione. Un motivo per il quale si deve partecipare.

Giulia: Perché può essere un’esperienza nuova ed interessante conoscere i designer, con loro si scopre anche una realtà lavorativa nell’ambito dell’abbigliamento, la quale forse non abita tutte le menti. Per ricerca e conoscenza di ciò che ci circonda e per il piacere di sapere dal diretto creatore i motivi della sua opera e confrontarsi con lui.

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24 25 26 Settembre 2014 | Via Mantova 36 | Torino

Tuffati nel sito e conferma la tua partecipazione, adesso.

www.overtakestudio.com