A Portrait of: Bonnie Elizabeth Parker

Bang bang. You shot me down. Bang bang. I hit the ground.

Louisiana, 23 maggio 1934 ore 09:15, una coppia a bordo di una Ford, viene freddata da una squadra speciale dell’FBI con una raffica di 167 proiettili. L’uomo stringe un revolver, vicino alla donna una mitragliatrice, un panino e un pacchetto di sigarette. Lei ha 23 anni, lui 25. Lei è Bonnie, lui Clyde, due che passeranno alla storia come una delle coppie di killer più famose, partner nella passione e nel crimine.

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Questa è la storia di Bonnie Elizabeth Parker, una ragazza entrata nella leggenda. Bonnie nasce il 1 Ottobre del 1910 a Rowena in Texas, seconda di tre figli. La sua è un’onesta famiglia battista, la cui vita sociale ruota attorno alle attività della chiesa quando, improvvisamente, nel 1914 Henry – il padre muratore – muore e la bambina con madre e fratelli si trasferisce dai nonni materni a Cement City, un sobborgo industriale vicino a Dallas. È una ragazzina molto carina: minuta, supera a malapena il metro e 50, capelli biondo fragola, lentiggini e occhi blu. Brava a scuola, ama scrivere poesie e leggere romanzi rosa. Sembra felice per la maggior parte del tempo, ma i suoi anni scolastici annoverano numerose scazzottate con bulli e ragazze dispettose.

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Si racconta che una volta per punire un presunto sgarbo fattole da un ragazzo che le piaceva gli abbia scagliato addosso una lama di rasoio, avvertendolo che la prossima volta gli avrebbe tagliato la gola. Passa le giornate a riempire le pagine del suo diario e ad immaginare una vita migliore, un futuro eccitante e divertente. Canta bene e sogna di diventare una cantante d’opera. Impara a fare acrobazie e decide di unirsi al circo. Si esibisce in alcune recite scolastiche e medita di andare a Hollywood e diventare famosa.

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La sua occasione di cambiare vita arriva a sedici anni quando conosce Roy Thornton. Molla la scuola e lo sposa, festeggiando la loro unione con un tatuaggio all’interno della coscia destra, raffigurante due cuori intrecciati con i loro nomi al centro. Il matrimonio è tutt’altro che felice. Lei non riesce a staccarsi dalla madre, mentre Roy è un alcolizzato e passa molto tempo lontano da casa, fino a quando finisce in carcere, condannato a 5 anni di detenzione per furto con scasso. Mentre il marito è in gabbia Bonnie tira avanti facendo la cameriera in una serie di squallidi bar. Dopo tre anni di tira e molla decide si separarsi da Roy, anche se non divorzierà mai, il giorno della morte indosserà ancora la sua fede. Sola e annoiata, trascorre il suo tempo al cinema, in visita all’adorata madre, a scrivere nel suo diario.

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Arriva il 1929 e la Grande Depressione colpisce anche la zona di Dallas. Lavoro e guadagni scarseggiano ed anche la ragazza perde il suo impiego al Marco’s Cafè. Per un po’ torna dalla madre, poi un’amica si rompe il braccio e Bonnie si trasferisce da lei per aiutarla con le faccende domestiche. Una sera di gennaio del 1930, mentre sta preparando una cioccolata calda entra in cucina un ragazzo, spinto dal profumo di cacao, anche lui lì per far visita all’amica malata. Indossa un completo con cravatta, è poco più alto di lei, mingherlino, ha gli occhi marroni, lo sguardo malizioso e si chiama Clyde.

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È amore a prima vista, per entrambi. Il loro è un incontro scritto dalle stelle, un colpo di fulmine che li consumerà, facendoli diventare in soli tre anni il nemico pubblico numero uno. Clyde Barrow è solo uno dei molti criminali part time, un ladro di biciclette, uno da piccoli reati. Cresciuto come Bonnie in una sua famiglia costretta a vivere nella miseria più nera, i suoi miti sono delinquenti vecchio stampo come Baby Face Nelson, che il ragazzo cerca di imitare, senza riuscirci. È solo un ladruncolo di auto, che ha trascorso rubando tutta la sua adolescenza. Quando si incontrano l’uomo è coinvolto con una banda che ruba gioielli e portafogli ai bagnanti alla spiaggia di Trinity Bay e terrorizza piccoli proprietari di negozi con furti e rapine. Poi entra nella cucina di un’amica e la sua vita cambia per sempre.

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Il 12 febbraio 1930, Clyde viene a sapere che alcuni uomini stanno chiedendo di lui in tutta la città ed è costretto a confessare a Bonnie per i crimini del passato. A lei non interessa. Non le importa che lui abbia commesso dei reati. È troppo tardi, ne è già perdutamente innamorata: lui le è vestito bene, guida auto di lusso e rappresenta la possibilità di una vita migliore. Quando Barrow viene arrestato mentre tenta di lasciare la città, lei gli scrive lunghe lettere lettere in cui ripete in continuazione la sua promessa di aspettarlo. Andando a visitare Clyde in carcere la ragazza viene a sapere che per lui è il terzo arresto e che quindi l’unica sua speranza è la fuga. Gli serve una pistola. I suoi genitori ne hanno una ed ora sono via. Le indica il luogo e lei gli promette di portargliela. Bonnie senza esitare, va a prendere l’arma e, sotto il naso delle guardie, la passa a Clyde durante la visita successiva. Lui evade con il suo compagno di cella e, mentre l’innamorata lo aspetta a Dallas, inizia a rapinare stazioni di servizio e stand di frutta in Illinois.

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Nuovamente arrestato, il piccolo malvivente viene condannato a quattordici anni a Eastham Prison Farm, un luogo che i suoi detenuti indicano come “l’inferno che brucia”, in cui è facile venire picchiati dalle guardie, subire violenze e venire ucciso. Anche qui i guai seguono Burrows che ammazza il suo compagno di cella in risposta alle sue presunte violenze sessuali ripetute. Deve uscire da quel posto. La soluzione? Tagliarsi un paio di dita dei piedi con un’ascia per essere trasferito a Huntsville, dove è rinchiuso il fratello Buck. La cosa non funziona, ma, per sua fortuna, poco dopo riesce ad ottenere la libertà sulla parola. Durante tutto questo tempo Bonnie passa le giornate tra la noia. Prova anche ad uscire con un certo Tom, ma non dura. Lei vuole Clyde. E lui vuole Bonnie. Si aggrappano l’uno all’altra e l’esile ragazza di periferia diventa una giovane criminale in erba. La vita dell’uno diventa quella dell’altra. Iniziano a derubare negozi di alimentari, stazioni, e piccole banche. Ormai sono una vera e propria banda, a cui si aggiungono il fratello di Clyde Buck e sua moglie Blanche.

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Nel marzo 1932 Bonnie viene catturata in un tentativo di rapina fallito e imprigionata a Kaufman, Texas. In giugno viene rilasciata e nel giro di poche settimane si ricongiunge con Clyde. Ancora una volta sono in fuga. Attraversano Midwest e Texas, Oklahoma, New Mexico, e Missouri. Dietro di loro iniziano a lasciare una scia di sangue. Uno degli omicidi più eclatanti della coppia si verifica la Domenica di Pasqua del 1934, alla periferia di Grapevine, Texas. Secondo un testimone, una Ford si ferma a fianco di una strada pubblica. Gli occupanti del veicolo, ridendo e parlando tra di loro, gettano bottiglie di whisky fuori dalle finestre. Quando due agenti di pattuglia autostradali fermano le loro moto per controllare la vettura, le persone in auto aprono il fuoco. Uccidono ufficiali, proprietari di negozi, poliziotti, in un crescendo di brutalità e fama. Sono Romeo e Giulietta con le pistole e la stampa li adora.

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Giornali e radio narrano le loro gesta fatte di romanticismo e spericolatezza, affascinando la povera gente che si stava disperando per la Grande Depressione. Belli, giovani, ricchi ed innamorati amano posare in tableaux drammatici con fucili e rivoltelle, parodiando immagini gangsta. Sono questi scatti realizzati con una Kodak e ritrovati in un loro rifugio abbandonato ad alimentare la leggenda della coppia: Bonnie sigaro in bocca, gonna lunga, basco in testa e pistola in mano, Clyde in un completo elegante davanti all’auto armato fino ai denti, loro due insieme che si baciano ed uno accanto all’altra sfidano il mondo.

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È da questa serie di fotografie che nascerà la versione cinematografica più famosa dei due fuorilegge, “Gangster Story” diretto da Arthur Penn, con i volti di Faye Dunaway e Warren Beatty e sarà sempre questo film a consegnare ai posteri l’immagine glamour della coppia.

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È un’immagine, recentemente tornata in tv con una mini-serie che vede Emile Hirsch nei panni di Clyde, che resterà nella collezione a/w 2014 di Peter Jensen, Akris e in molte altre, in un famoso editoriale di Peter Lindbergh, nelle note intonate da Serge Gainsbourg e Brigitte Bardot, Jay-Z e Beyoncè.

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Nella realtà la loro vita non è poi così affascinante. Sono continuamente in fuga, passano le notti dormendo in auto rubate, in mezzo ai boschi, mangiando maiale freddo e fagioli in lattina. Rischiano ogni giorno di venire catturati o di perdere la vita. Un giorno la loro auto finisce in un burrone e prende fuoco, ustionando Bonnie tanto gravemente da farle perdere l’uso della gamba destra. Inoltre la piccola Parker non è la gangster che può sembrare. È una giovane ragazza di periferia coinvolta con uomo veramente violento. È naïve, in un certo senso ingenua e cerca sempre di convincere il suo innamorato a rapire le persone, invece di ucciderle. Viene da una profonda povertà, alla quale non può sfuggire ed è consapevole che la vita scelta la porterà alla morte.

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In un suo poema intitolato la ballata di Bonnie & Clyde scrive: “Some day they’ll go down together; And they’ll bury them side by side; To few it’ll be grief to the law a relief But it’s death for Bonnie and Clyde”. E la morte arriva lungo una piccola strada della Louisiana. Una squadra speciale capitanata da Frank Hamerqv tende un’imboscata ai due fuggitivi che rimangono uccisi.

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Dentro la macchina tantissime targhe, armi e più di 3 mila proiettili. La ragazza del Texas che sognava una vita migliore muore e con lei il suo amore, ma Bonnie & Clyde continuano a vivere.