“HARD COPY” by NOA RAVIV

Oramai l’utilizzo della stampa 3D è visibile in una molteplicità di forme. La possibilità di riprodurre un modello 3D, realizzato con un software di modellazione, ha reso questo particolare procedimento di stampa celebre in numerosi ambiti: dal Jewellery Design all’architettura.

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Recentemente la designer israeliana Noa Raviv ha utilizzato l’innovativa tecnologia della stampa 3D per progettare una collezione di moda avant garde: Hard Copy. Parte della sua Graduate Collection allo Shenkar College of Engineering and Design, la collezione ha ricevuto il Fini Leitersdorf Excellence Award e attualmente concorre al premio Fashion Designer of the Year del 3D PrintShow Global Award, sponsorizzato da Stratasys, noto brand di stampanti 3D.

Il punto di partenza della collezione? Il passato, ovvero l’arte classica e la sua evoluzione, che rivive negli abiti pseudo virtuali di Noa Raviv in un connubio futuristico.

“Le sculture classiche hanno influenzato le silhouettes e sono il punto di partenza per la creazione della collezione”

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In collaborazione con Stratasys. Noa Raviv ha deliberatamente sviluppato immagini digitali manipolate al computer. Pezzi deformati, realizzati con un comando che sarebbe difficile da eseguire senza impostare una complessa configurazione di parametri, componenti e codici. La tensione tra il virtuale e il reale, tra 2D e 3D mi ha ispirato a creare questa collezione – ha spiegato Raviv. Seguendo questo motivo, ogni pezzo è una vera rappresentazione di una realtà alternativa presentata nei confini dello schermo. Per esempio la griglia è uno strumento utilizzato in diversi programmi quali: AutoCad o Illustrator per permettere ai designer di capire le misure, la scala le proporzioni.

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Le stesse griglie, che nella fase di progettazione al computer marcano i volumi dell’oggetto, vengono trasposte su tessuto ricreando una sorta di illusione ottica da indossare, fatta di seta e tulle.

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È un lavoro d’arte unico che non ammette ripetizioni. Benché in teoria chiunque abbia il progetto dei templates per la stampa in 3D potrebbe realizzare i suoi abiti, è importante notare che l’hand work dell’ultima fase, che consiste nel mettere i pezzi finali insieme, complica ulteriormente la relationship tra il lato virtuale e sartoriale, rendendoli irriproducibili.

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“Molte cuciture a mano e poche cuciture a macchina, molti drappeggi”- spiega Raviv –  Potrebbe essere un paradosso, perché sebbene potrebbe essere in via teorica riprodotto, questo in realtà non è possibile. Non potrei nemmeno ricreare esattamente gli stessi capi per via dei drappeggi e delle cuciture manuali”

Basta dare uno sguardo agli abiti di Raviv per sentire la tensione emergere. Gli abiti sembrano che essere fondamentalmente sconnessi in realtà hanno una propria logica.

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Anche la palette colori rispecchia la tensione tra passato e futuro, tra il reale e il digitale, rafforzando l’illusione ottica. La collezione sostanzialmente monocromatica è arricchita da dettagli colourful che traggono ispirazione dal procedimento digitale che permette di creare i modelli 3D. Infatti al classico black&white viene accostato l’arancione utilizzato per bordare parti di tessuto o scelto come colore contrasto per dettagli e accessori.

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Le linee nere sono state utilizzate per bordare i pezzi bianchi traslucidi, mentre il bianco viene utilizzato come dettaglio nei materiali neri come in una sorta di contrasto.

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L’abilità di Noa Raviv sia con i media tradizionali che digitali le hanno dato l’abilità di creare potenti e uniche combinazioni sartoriali che in Hard Copy trovano la più importante espressione.