Alla scoperta di maison22

Maisonventidue non è una galleria, non è uno spazio performativo: è prima di tutto un appartamento, uno di quei posti in cui entri e sai di poter usare la parola casa. Nato due anni fa a Bologna, questo spazio intimo e domestico ospita artisti – musicisti, attori, fotografi – che vogliano lavorare e presentare il loro lavoro in un ambiente protetto e accogliente, dove sperimentare e tentare nuovi modi di fare e comunicare arte. Come dicono le sue fondatrici – se le canzoni si indossano e gli abiti si interpretano, la nostra casa si attraversa, con uno splendido gioco di trasposizioni di significato: perché una casa può diventare il palco di un’esibizione, il muro bianco di un’esposizione che non ti aspetti. Dalla loro postazione al centro di Bologna, via dell’Indipendenza 22 – parliamo di cosa significhi abitare e progettare uno spazio, declinarlo oltre le solite funzioni.
Siete incuriositi da quello che leggete? Avete la possibilità di scoprire e frequentare Maison22, grazie a EQUILIBRI, un’installazione diffusa a opera di Giorgia Valmorri che indaga e riscopre la casa intesa come corpo – la rivela nelle sue interazioni continue e involontarie con muri, porte, cassetti, fornelli: per una settimana, a partire dal prossimo 24 Maggio, l’artista mette in relazione il suo lavoro con lo spazio domestico della casa nella sua quotidianità. L’esposizione sarà documentata dal lavoro di Marco Mastroianni, anche lui ospite di questa maison per tutto il periodo dei lavori.

EQUILIBRI è visitabile dal 24 al 31 Maggio (consigliata la prenotazione), @ Maison22, via dell’Indipendenza 22, Bologna. Per l’evento di chiusura (31 maggio) Maison22 ospiterà il concerto “Rooms – composizioni in tempo reale” di Dimitri Stillato.

Giorgia_Valmorri

Quando e come nasce il vostro spazio?

Maison Ventidue nasce circa due anni fa a Bologna dall’esigenza di alcune di noi di abitare uno spazio in modalità condivisa.Abbiamo incontrato lei ed è come se lo spazio stesso ne avesse suggerito la nascita, noi ad assecondarla e curarla.

Maison Ventidue è diventata abitazione privata e spazio espositivo e performativo con un progetto curatelare volto all’attraversamento di uno spazio non deputato e alla residenza artistica.

Noi, coinquiline e colleghe, affiniamo in Maison Ventidue la nostra relazione di fiducia, stima e condivisione.

Qual è in breve la vostra storia? Quali sono state, ad oggi, gli eventi più importanti e più caratterizzanti , quelli che maggiormente denotano la vostra struttura?

Sicuramente i passaggi più significativi della nostra attività sono stati caratterizzati da una serie di flussi relazionali all’interno della casa, che ne hanno determinato l’indirizzo; da un punto di vista strettamente progettuale l’incontro con  artisti sensibili e curiosi decisi ad attraversare e restituire-rivelare lo spazio di Maison Ventidue di volta in volta mutato, ha denotato lo scarto necessario perché il progetto potesse articolarsi e divenire.

Manfredi Perego, Luca Poncetta, Giorgia Valmorri non sono stati semplicemente nostri ospiti, ma abitanti alla pari della nostra casa. Compagnie come Città di Ebla, 7/8chili, il progetto Civile di Fiorenza Menni e Alice keller ne hanno delineato alcune direzioni.

In che ambiente nascete? Intendo a livello urbano e di atmosfere artistiche, la città in cui operate è viva e attiva a prescindere dal vostro intervento o invece siete un avamposto e laboratorio creativo?

Bologna è sicuramente una città ricca di proposte culturali. Per noi lavorare in un simile contesto è senza dubbio stimolante. L’innovazione è una caratteristica denotativa del contesto nel quale operiamo ma il tentativo è quello di proporre un’altra modalità fruitiva che sia condivisa ma intima, in cui lo spazio non deputato non si riduca a contenitore indifferente ma diventi piuttosto parte attiva della proposta artistica.

E qual è la risposta della città e delle istituzioni cittadine alla vostra presenza? È uno scambio proficuo e le amministrazioni si sono rivelate interessate alla vostra attività? Si è creato un giro – di persone, di artisti, di energie – intorno a voi?

Immaginiamo Maison Ventidue come un luogo da attraversare proprio perché aperto e condiviso. La relazione con il territorio e con le numerose realtà che vi operano sono per noi preziose in termini di scambio e di reciproche suggestioni. Per ora il nostro è un lavoro piccolo, indipendente ma costante che tenta di arricchire la proposta culturale della città. Ogni appuntamento è occasione per incontrare i nostri spettatori abituali, ma anche scoprire e conoscere nuovi punti di vista. Sorprese.

Qual è la vita di uno spazio come il vostro? Che tipo di attività vi si svolgono all’interno? 

La vita è quella di una casa, con i suoi momenti di panni stesi su stendini umidi, di rigore post pulizie di primavera, cene con amici e chiacchiere sino allo sfinimento in terrazzo e vita comune, privata e condivisa.
Contemporaneamente c’è la casa-ufficio in cui progettiamo e lavoriamo concretamente alla realizzazione della nostra programmazione. La cucina aggiunge sempre qualcosa alle nostre riunioni pre-post cena, merenda, colazione, pranzo (che hanno perso la loro scansione temporale classica); e poi c’è la casa che si trasforma e diviene per ogni spettacolo che curiamo. La casa vive una condizione privilegiata:  gode delle nostre attenzioni di inquilini e curatori ma anche di quelle specifiche dell’artista ospite e del pubblico che sceglie di essere suo abitante anche solo per una sera. Insomma, a prenderci cura siamo in tanti.

Come avviene la scelta delle attività e delle mostre? Chi decide cosa proporre al pubblico e come viene attuata questa decisione? 

Ciò che chiediamo agli artisti è un progetto per Maison Ventidue. Chiediamo loro sempre un perché, perché quel lavoro, perché questo spazio. È la domanda e non la risposta che ci guida nella scelta.

Quali sono le modalità di finanziamento? Esistono modalità di sostegno da parte di chi frequenta il vostro spazio, o aiuti da parte delle amministrazioni più o meno locali? 

L’unica formula di finanziamento che possiamo raccontarti è il vecchissimo UptoYou all’ingresso, un’offerta libera o comunque simbolica. Il nostro desiderio sarebbe riuscire a spostare questa modalità di contributo alla fine dello spettacolo, permettendo così al pubblico di riconoscere e scegliere il valore della propria esperienza.

Quali sono le vostre modalità di promozione? Siti, social network, altro? 

Sicuramente i social network rimangono lo strumento privilegiato nella nostra comunicazione. Facebook è incisivo per la sua immediata possibilità di condivisione, mentre Tumblr ci permette di raccontare Maison Ventidue nella forma del breve racconto, della storia per immagini. Twitter è poi virale nella sua rapidità di racconto live.

La natura indipendente della nostra attività ci permette un margine comunicativo forse per ora limitato ma comunque capillare rispetto al contesto cittadino nonché affine e identitario rispetto alla nostra proposta culturale.

E quali sono le reti tra i vari spazi espositivi italiani? Conoscete, siete in contatto con esperienze simili alla vostra disseminate sul territorio?

Ci piace pensare al concetto di rete come a una funzione matematica di infinite relazioni in cui l’appartenenza e la condivisione siano dettate da una scelta consapevole e identitaria. Quello che ci accomuna alle realtà simili alla nostra non può essere semplicemente la modalità ma deve essere la motivazione. Non il risultato, ma il percorso.

Avete mai portato avanti progetti comuni? Credete possa essere un’idea interessante, un modo per mettere insieme menti e progetti simili?

Da poco abbiamo avviato un progetto di rete con altre realtà che operano nel territorio: Cassero LGBT Center, Radio Città del Capo, Ram Hotel e Hamelin. Il progetto si chiama FLUIDO e vede la nascita di un’agenzia di comunicazione e promozione della città di Bologna nella sua molteplice identità di città del Cibo, città del Cinema, città della Musica, città LGBTQ, città del Fumetto, città della Performing Art (qualcosa di condiviso e utile a tutti gli operatori della città).

Contemporaneamente siamo in dialogo con AltoFest _Festival Internazionale di Arti Performative e Interventi Trasversali per una rigenerazione umana/urbana , la cui IV edizione si svolgerà a Napoli il prossimo settembre. AltoFest, curato dalla compagnia Teatringestazione  Gesualdi Trono, sceglie solo spazi non deputati come luoghi per le performance che propone e questo ovviamente li rende molto affini alla nostra ricerca.

Quali sono gli altri progetti in calendario per quest’anno?

L’istallazione diffusa di Giorgia Valmorri “EQUILIBRI” chiuderà la nostra programmazione per quest’anno. A giugno accoglieremo la  presentazione del EP dei Torakiki della scena elettronica bolognese.

E poi torneremo a essere spettatori: cominciano i festival e per noi sono l’occasione per conoscere, incontrare e scoprire artisti e spettacoli. Maison Ventidue ha trasformato anche questo: ha trasformato il nostro modo di guardare che adesso è più vicino allo “scegliere”.

Equilibri

La foto dell’appartamento è di Futura Tittaferrante mentre quella dell’installazione di Alessio Cavallucci.