La Camicia Bianca Secondo Me

Gianfranco Ferrè è l’ennesimo architetto in prestito alla moda e Il Museo del Tessuto di Prato celebra la sua architettonica bravura stilistica con una mostra ideata e organizzata in collaborazione con la Fondazione Gianfranco Ferrè.

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“La Camicia Bianca Secondo Me” pone i riflettori sul simbolo distintivo dello Stilista Italiano che si fece portavoce del dialogo tra moda e architettura con la Camicia, trovando in essa la sintesi perfetta tra simbologia sartoriale e le infinite progettualità di un classico. Attraverso pezzi originali, bozzetti, disegni, fotografie e video Il museo del Tessuto ripercorre la storia di un capo semplice ma elaborato che diventa “il segno dello stile. Della ricerca della novità e dell’ amore per la tradizione” di Gianfranco Ferrè.

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Un percorso a tappe concepito con l’idea di celebrare la poetica dello stilista ed evidenziarne gli elementi innovativi.

Nato nel 1944, Gianfranco si laurea al Politecnico nel 1969 quando inizia a disegnare accessori gioiello. Nel 1973 intraprende un lungo viaggio in India tra esperienza di vita e lavoro. Un tassello fondamentale della sua ascesa creativa.

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Al suo ritorno ci sono ad attenderlo numerose aziende italiane con le quali Ferrè instaurerà un rapporto di lavoro duraturo che lo porterà a realizzare linee di accessori e maglieria. Ma è nel maggio del 1978 che fonda la società omonima e presenta la sua prima sfilata prét-à-porter femminile. Il decennio del 1980 rappresenta un periodo davvero importante per Gianfranco Ferrè che costella ogni anno con importanti novità: nel 1982 lancia l’abbigliamento Maschile, nel 1986 intraprende l’esperienza dell’Alta Moda, nel 1983 partecipa alla nascita della “Domus Academy” presso la quale insegna “Design dell’Abito”. Nel maggio 1989 inizia la sua avventura come Direttore Artistico della Maison Christian Dior.

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Le ventisette camicie, disposte come un esercito, attraversano queste decadi creative – dal 1982 al 2006. Ognuna di esse rappresenta il meticoloso studio dello Stilista che attingendo da una ricca cultura e una storia contaminata di dettagli importanti ne re-interpreta i principali tratti distintivi: come Calice, camicia della collezione A/I 82 – ispirata ai duelli tra spadaccini e con il bustier dalla forma di calla, la D’artista che trae spunto dal tardo Ottocento con polsini e colletto aderenti al corpo, rifiniture ricamate e voluminose maniche o Origami, della P/E 2004, nella quale il tulle plissettato e traforato perde la canonica forma creando una leggiadra macro-gorgiera trasparente sotto-forma di camicia.

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In un’atmosfera di placida quiete si trovano le macro-installazioni fotografiche di L. Salvini che ritraggono alcune camicie ai Raggi X rivelandone il loro scheletro geometrico in tessuto e filo. I figurini, bozzetti che contengono l’accuratezza creativa e la ricerca di perfezione architettonica da parte dello Stilista. I cartamodelli, le fondamenta sulle quali scomporre e ricomporre la camicia secondo il gusto del momento.

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Quella di Ferrè è una filosofia di vita – ” la moda per me è poesia, intuito, fantasia ma anche un metodo e un atteggiamento progettuale di intervento consapevole sulle forme” – parole riscontrabili in ogni sua collezione e nel suo modo elegante ed esperto di muoversi nello stile.

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Nel 2002 Gianfranco Ferrè Spa viene venduta. Nell’estate del 2007 lo stilista si spegne a causa di un’emorragia celebrale. E a poche settimane dall’inaugurazione della mostra “La Camicia Bianca Secondo Me” i giornali annunciata ufficialmente la cessata attività della casa di moda italiana.

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Una camicia bianca, o dovremmo dire ventisette, per scoprire o rivivere l’emblematico talento di uno stilista che si è sempre celato nell’ombra, lasciando “solo” la sua sapienza creativa ai patinati riflettori delle passerelle di tutto il mondo.