L’essenza dell’assenza: Corbier Agostini

Ying e Yang. Il potere del contrasto è uno degli elementi più immediati e studiati del mondo dell’arte. Il gioco tra la luce e l’ombra risiede da sempre alla base di qualsiasi elaborazione visiva, in un intrigante enigma tra bene e male. Così la collezione di Corbier Agostini, brand dei flussi e della plasticità, prende vita dalle mani di un designer parigino che estrapola l’essenza delle cose e la traspira all’interno di abiti d’impatto.

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La corsa tra l’essere e il non essere sfocia in una collezione Primavera-Estate 2014 ricca di sovrapposizioni a contrasto, che possono essere tra due colori “non colori” come il bianco e il nero, o tra la trasparenza e la durezza dei tessuti. I capi di questa collezione abbandonano le proprie caratteristiche oggettive per diventare opere da indossare, ponendo un grande punto fermo tra quello che sono sempre stati (o sono sempre stati considerati) a quello che diventano attraverso una nuova visione, e concezione, dell’abito.

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Emblema di questa collezione rimane indubbiamente il falco in risalto sullo sfondo del colore opposto, pronto, ad ali spiegate, ad afferrare la sua preda per portarla con sè, esattamente come il fascino e l’emblematica essenza di questa serie di abiti.

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Come dicevamo, anche la sovrapposizione e la trasparenza sono caratteristiche fondamentali della visione del designer, le cui creazioni, dalle linee dritte e perfettamente modellate sul corpo femminile, si scardinano tra di loro mostrando le nudità sottostanti, in un eterno gioco di seduzione tra quello che si può vedere e quello che si deve vedere.

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Anche le calzature, quasi invisibili, fanno forza su questa presa di posizione totalmente innovativa in contrapposizione ad un mondo che ci impone, volenti o nolenti, di coprirci e di nascondere quello che davvero siamo. Lo sfaldamento di essenze si può intravedere anche nei giochi di frange e drappeggi che vengono applicati ai poncho, ai top e ai pantaloni della collezione, come se l’essenza stessa si dimenasse per poter abbandonare, ma solo per poco, il proprio nido d’origine, alla ricerca di una dimensione totalmente diversa da quella di provenienza.

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La visione didascalica, se così possiamo definirla, di Corbier Agostini non si limita ad utilizzare una tavolozza monocromatica. Il designer intinge il proprio pennello in un mix di colori primordiali e li posiziona simmetricamente tra di loro, ricreando un nuovo totem del fashion design, indossabile e mobile, esattamente come chi lo sta portando. I tessuti, morbidi ma al tempo stesso composti, si avvinghiano al corpo umano, posizionandosi sopra di esso come una seconda pelle, potente e indelebile.

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Ecco a voi la consistenza di ciò che viene tolto, la presenza di ciò che c’era: un piano dei ricordi che, forse, riempiono più spazi di quanto non si pensa.