Another view: Alessio Beato

Col tempo ho imparato a distaccare i progetti personali da quelli professionali. Il risultato è che 24 ore su 24 penso a fotografare.
Alessio Beato, oggi 25enne, pare molto deciso quando lo incontriamo per una chiacchierata dal sottofondo spleen-fatalista fra le note di Oh sweet nuthin’ capolavoro dei Velvet Underground.
Fotografo italiano, si avvicina all’obiettivo fin da giovanissimo attraverso pennellate di luci e ricordi, ed oggi ci apre le porte del suo mondo fatto di immagini e non solo.

Enquire (3)

Una domanda di rito. Il tuo primo scatto, quando e dove? 
Non ricordo precisamente quando scattai la prima foto e neanche quando la fotografia entrò a far parte della mia vita; venendo da una famiglia di fotografi di professione da due generazioni è quasi impossibile delineare un confine, credo comunque guardando le mie vecchie foto che sia stato all’asilo.
Com’è iniziata la tua ricerca fotografica? 
La fotografia è stata sempre presente nella mia vita.
Mio nonno aveva uno studio fotografico, che poi andò a finire nelle mani di mio padre, quindi sin da piccolissimo sono entrato in contatto con questo mondo. L’ho sempre vista come una cosa naturale quasi ovvia, non mi faceva ne caldo ne freddo, poi, tra i 15 e i 17 anni, mi avvicinai pian piano e così cominciai a comprendere meglio questo mondo e me ne innamorai.
Poi a 20 anni, lasciati gli studi, ho incominciato a prendere seriamente la cosa iniziando a lavorare nello studio di famiglia.

Enquire (5)

Molte delle tue fotografie ritraggono volti senza nome, gente qualunque contemplata per strada e immortalata. Che tipo di mondo osservi attraverso l’obiettivo fotografico? Che cosa vuoi comunicare? 

Fondamentalmente la mia è una semplice attrazione viscerale per quello che vedo che non posso fare a meno di catturare. Mi è sempre piaciuto camminare senza un’apparente meta osservando quello che ho intorno con curiosità, i gesti delle persone, le situazioni comuni, i drammi, analizzandoli. Sono affascinato da queste situazioni anonime, comuni ,lasciate a loro stesse che possono essere profonde o leggere, evocative o ironiche, empatiche o statiche e glaciali. Non posso dire che questo sia il mio mondo personale, credo che sia lo stesso di tutti gli altri, forse è più il loro che il mio. In genere subisco passivamente gli eventi, cerco di lasciarmi trasportare dai miei impulsi, di non pensare al colore, alle forme, alla composizione e al significato ma sentirli e percepirli, ovviamente fino a dove è possibile visto le varie

influenze quali educazione, cultura, umore, contesto. Purtroppo facendo il fotografo per lavoro non posso sempre rispettare me stesso e mi ritrovo spesso ad adattarmi ai

lavori. Però col tempo ho imparato a distaccare i progetti personali da quelli professionali.

Il risultato è che 24 ore su 24 penso a fotografare.

Quale macchina fotografica usi? Analogico o digitale? 

Entrambe.

enquire (6)

Spulciando nel tuo portfolio abbiamo trovato un’intera sezione dedicata al paesaggio con diversi scatti aventi come soggetti degli animali. Che rapporto hai con la natura in generale? 

Adoro il contatto con la natura mi fa sentire apposto con la coscienza. Quando sento di non stare bene vado a ripulirmi in mezzo alle colline o in spiaggia ad ascoltare, osservare e respirare liberamente. Il lavoro sugli animali è un mini progetto sulle innumerevoli analogie fra uomo e animale; umanizzando l’animale e imbestialendo l’uomo. É strutturato come un percorso partendo da scene e ambientazioni incontaminate e arrivando al totale adattamento dell’animale nel centro urbano. Anche questa è una cosa che sentivo particolarmente e l’ho capito quando nel tempo ho ritrovato diversi scatti che mandavano lo stesso messaggio. Ovviamente è un progetto ancora aperto.

Tra l’altro, sul tuo sito c’è anche una sezione legata alla musica, ai festival in generale. C’è un cantante o un gruppo musicale a cui vorresti curare un’editoriale? 

Sono un grande appassionato di musica e purtroppo sul sito non c’è ancora molto in quella sezione. Più che un gruppo o un cantante di preciso, preferirei fare un’editoriale reportagistico su una situazione in particolare, ad esempio una scena musicale\culturale, un tour o qualcosa del genere in cui possa lavorare in maniera più antropologica e per certi versi libera.

Enquire (2)

Preferisci un mondo a colori o in bianco e nero? 

Colori.

Oggi l’intero mondo della fotografia è completamente stravolto, basti pensare al regno di Instagram, un universo fatto di immagini e di video in piena ascesa. Secondo te come sta cambiando il ruolo del fotografo? 

Il fatto che oggi come oggi siamo bombardati dalle immagini è innegabile, è il nostro presente. Anche piattaforme come Facebook ti fanno trovare davanti migliaia di immagini al giorno e questo ovviamente fa accrescere nelle persone ancora di più il bisogno di raccontare la propria vita, ma è un bisogno che è sempre esistito (mi ricordo di quando ero piccolo nel negozio di mio padre, d’estate, si stampavano 300 rullini al giorno di comuni foto delle vacanze). La differenza sta nella mancanza di intimità, cosa che personalmente non piace (da persona non da fotografo). I social network ti mettono sopra un podio è risaputo, ma su quel podio ci si mettono, ad esempio, anche persone che scattano in analogico, che hanno frequentato accademie, che hanno ventimila euro di attrezzatura, pero’ andando a guardare quello che c’è dentro il frame ci si trova ben poco. Quindi un vero cambiamento andrebbe fatto sulla cultura visiva. É anche vero che questo sistema che uniforma in una sola ed unica massa le cose di qualità con quelle inutili porta ad una confusione, ma allo stesso tempo può riformulare vecchi stereotipi estetici, rivalutando soluzioni che prima potevano essere considerate sbagliate. Un mezzo come Instagram quindi non lo vedo colpevole della crisi/cambiamento della fotografia professionale anzi rimane utile come diario fotografico e oltretutto è anche un modo giocoso per fotografare; ho visto anche moltissimi scatti che mi hanno fatto impazzire fatti con uno smartphone. Quello che penso è che nel passato, soprattutto negli anni 90, i fotografi commerciali medi non studiavano, non c’era concorrenza, ora sei costretto a farlo se vuoi sopravvivere e secondo me non può che essere un bene. Per altri settori, quali l’editoria credo che le agenzie saranno totalmente sostituite da piattaforme come I-stock o GettyImages.

Enquire (4)

Cosa fai quando non fotografi? 

Alcool e droga… Scherzo.

Suono il rock, vado con lo skateboard , leggo, cammino, fisso i muri.

Un fotografo italiano che senti particolarmente vicino alla tua sensibilità estetica? 

Ne sono molti, uno in particolare però è Ferdinando Scianna.

Una persona che ti piacerebbe fotografare? 

Nessuno in particolare perché penso si debba essere pronti a fotografare chiunque, storicamente rimane sempre un documento.

Se esistesse il nobel per la fotografia tu a chi lo daresti? 

Koudelka, Bresson, Meyerowitz, Giacomelli, Webb, Klain, Ronis, Capa, Miglior… Ce ne sono tanti altri che ho dimenticato.

Consigliaci un album musicale 

Bug, Dinosaur jr

Un viaggio, dove? 

Istanbul, da Marzo a fine Maggio.

Mostre e progetti futuri? 

Se un giorno riuscirò ad elaborare un lavoro omogeneo che mi soddisfi mi piacerebbe pubblicare un libro. É un’ipotesi che, vista la mia paradossale pignoleria, prenderà forma in un giorno lontano.

Enquire (1)

Vi lasciamo in compagnia dei suoi scatti www.alessiobeato.com