Marco Feher: giovane talento made in Bosnia

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Marco Feher ha 23 anni, ci preme sottolinearlo. Marco Feher è nato in Bosnia-Erzegovina, ci preme sottolineare anche questo. Perché, in un Paese in cui “fashion means only dress”, nessuno si aspetterebbe di trovare un talento creativo così spiccato: Marko Potkozarac Feher studia per diventare fashion designer. E, con l’ingenuità e al contempo la voglia di crescere e arrivare che lo contraddistingue, ci ha raccontato l’evoluzione del suo primo vero progetto: Virdzinia è il nome della collezione che ha realizzato al secondo anno della facoltà di Tecnologie Tessili dell’Università di Banja Luka e che possiamo riassumere in tre parole, da lui suggerite: “minimalistic, geometric, androgynous”.
Ora, giudicate voi!

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Perché hai scelto una scuola di moda? E che valore ha la moda nel tuo Paese? Supponiamo che sia alquanto difficile essere riconosciuti come fashion designer.

Non è stata una mia decisione, io sono nato per questo, per fare moda: è difficile da spiegare, ma sento semplicemente di averla nel sangue. Purtroppo, però, nel mio Paese “moda” significa soltanto “vestire”, in una concezione davvero primitiva, come sinonimo di mentalità ristretta, vecchio stampo.

Sto frequentando un corso di studi universitario che è maggiormente focalizzato sulle tecnologie nel mondo del tessile, quindi meno sul design, ma vorrei che il disegno e la progettazione potessero davvero imporsi come una materia di studio vera e propria. Tuttavia, in Bosnia è ancora molto difficile riconoscere qualsiasi talento che appartenga alla moda o al mondo culturale in genere.

Che cosa ti hai aiutato a crescere nel tuo percorso di studi? Cosa hai imparato maggiormente dalla tua facoltà?

Penso di aver appreso alcuni aspetti fondamentali; forse, uno tra i più importanti, è aver imparato che commercialità ed estro creativo possono convivere. Non sono un grande amante del commercial fashion, ma dall’altra parte la moda potrebbe divenire commerciale in senso buono, attraverso nuovi e migliori percorsi. È la cosa che mi stimola di più.

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Ti piacerebbe continuare i tuoi studi all’estero? Se sì, dove?
Assolutamente! Mi piacerebbe svolgere qualche internship in Italia o in Francia, nelle capitali della moda, ma anche continuare i miei studi in Giappone. Non voglio comunque impormi dei limiti di tempo e di luogo, voglio essere e voglio sentirmi libero.

Hai partecipato a qualche fiera di settore ed evento di moda? Hai vinto qualche premio?

No, Virdzina è stato il mio primo vero lavoro, realizzato al secondo anno del mio percorso di studi: ho presentato la collezione durante la fiera di moda di Banjia Luka, per la notte dedicata agli studenti, dove ho ricevuto molti apprezzamenti dal pubblico e, più tardi, dai media stessi, che hanno iniziato a stimare il mio lavoro, giudicandolo un segno evidente della crescita della fashion scene bosniaca.

La tua collezione Virdzina contiene molti riferimenti androgini. A chi si rivolge la tua linea? Tra menswear, womenswear e accessori hai una preferenza? Se sì, dove vorresti specializzarti? 

La mia estetica propende per la moda androgina, ma apprezzo tanto l’abbigliamento maschile quanto quello femminile. Del resto, stiamo vivendo in un’ era in cui menswear e womenswear sono e saranno sempre più vicini. Per quanto riguarda gli accessori, invece, per ora ho realizzato solo borse che possono essere indossate come zaini, ma certamente voglio fare di più, sperimentare, crescere.

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A proposito, ci sono piaciute molto le tue cartelle rettangolari: sono così sproporzionate per contenere tutto il peso della cultura? Quanto è importante per te la Storia della Moda? 

I miei zaini vogliono richiamare il peso della vita balcanica, tutti i problemi che le persone di questa regione si portano “in spalla”. Purtroppo, la Storia della Moda non rientra nelle materie della mia facoltà, noi studiamo Storia dell’Arte in generale. Così ho sempre ricercato e studiato autonomamente, il più possibile, la moda del passato, i designer, gli art director e il susseguirsi delle collaborazioni.

Cosa ci racconti riguardo i materiali e i colori che dominano nella tua collezione? Qual è il tuo approccio con tessuti e forme? 

I colori della collezione sono gradazioni di grigi, che rimandano allo stato della mentalità balcanica, quasi del tutto grigia e monotona, pessimista e raramente chiara. I materiali principali sono cotone, lana, pelle, lavorati a mano, in un’alternanza di materiali leggeri e pesanti, con cui ho voluto rappresentare il carattere sfaccettato di un uomo. Le taglie dei capi sono leggermente più comode e ampie rispetto ai classici standard: ho voluto così un punto di riflessione su quella comune sensazione per cui, spesso, avvertiamo il nostro corpo come un estraneo. I tagli e le forme, come richiesto dal tema assegnatoci all’università, sono prevalentemente geometrici, ma questa è la stessa direzione verso cui voglio e mi piace muovermi.

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Come hai sviluppato le fasi di progettazione e di creazione? 

Per Virdzina il processo creativo è partito da un’ispirazione, arrivata guardando un film, di cui ho analizzato attentamente i ruoli, cercando di farli completamente miei, nella mia testa. Dopodiché, all’università hanno fissato il tema di riferimento, “architettura o geometria”: mi ci sono ritrovato totalmente, poiché avrei così potuto mettere in pratica la mia grande passione per la geometria delle forme. Poi ho creato gli schizzi, testato i modelli, cucito e perfezionato il risultato finale.

Quindi l’ispirazione arriva da un film, ce lo consigli? Del resto, i film rimangono un’incredibile tesoro di fonti, significati e riferimenti, sono un fondamentale strumento di lettura della nostra contemporaneità. 

Il film è di Srdian Karanovic, ma purtroppo non ha i sottotitoli in inglese, mi spiace. Non sono un grande fan della cinematografia balcanica, ma questo film custodisce qualcosa di speciale: ogni volta che l’ho guardato mi ha fatto sentire confuso, strano… Tratta della vita di una giovane, il cui padre ha deciso di rasarla come un ragazzo, perché è la terza femmina della sua famiglia. È una storia vera, successa molto tempo fa, quando ogni bambino rasato in questo modo veniva chiamato virdzina.

Immaginiamo ti piacciano anche i fashion films. Noi stiamo aspettando con ansia l’uscita dell’ultima video-biografia di Yves Saint Laurent. Anche tu?

Amo tantissimo i film di moda, ma più i documentari rispetto alle sceneggiature, e certamente aspetto impazientemente ogni nuovo fashion film da cui posso imparare qualcosa.

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Al di là dei film, cos’è per te l’ispirazione? Hai dei luoghi speciali e segreti a cui sei legato?

L’ispirazione è ovunque. Qualche volta sono ispirato dalle persone, altre volte dai fenomeni naturali, altre dalla strada, da un muro, da un pianto, da una risata, dalla neve, dalla pioggia … È ovunque. Così, quando voglio un po’ di pace, quel posto speciale e segreto può diventare un qualsiasi luogo, basta solo chiudere gli occhi per arrivarci. Mi piace stare solo, forse è proprio nella solitudine che arrivano le idee migliori.

Passato e presente: quali sono i tuoi fashion designer preferiti? Hai dei riferimenti culturali e creativi? 

Mi piacciono Rick Owens, Gareth Pugh, Rei Kawakubo, Jil Sander. Amo il minimalismo, gli elementi futuristici e il nero, oltre tutto ciò che mi ricorda Tokyo o le sottoculture londinesi, come i punk e gli skinhead.

Abbiamo trovato e osservato le tue creazioni attraverso il web e la tua pagina facebook. Che cosa pensi del mondo social, soprattutto in rapporto alla comunicazione di un brand?

Io penso sia un ottimo strumento di marketing: molte persone mi hanno scoperto proprio tramite internet e Facebook, arrivando a comprare i miei vestiti da New York, Milano, Londra, Tokyo. Ma sono anche un po’ preoccupato per queste nuove forme di comunicazione: non vorrei mai ritrovarmi a vivere seduto dietro un laptop, solo facendo schizzi e inviandoli a qualcuno, io voglio essere e sentirmi reale.

I tuoi prossimi progetti?

Voglio mettermi alla prova come designer per alcuni brand, non solo seguendo la mia estetica. Voglio seguire un internship, attingere più informazioni possibili riguardo il lavoro di un designer. Poi voglio sentirmi pronto per lanciare la mia linea, partecipare alle sfilate e alle importanti settimane della moda. Voglio, voglio, voglio.

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E in quel voglio ci leggiamo tutta la sua volontà, tutta la sua giovane grinta e la sua determinazione, la stessa che lo porterà lontano. In bocca al lupo Marco!