Il viaggio dei ricordi: Sportmax Carte Blanche

“Carte Blanche” o, meglio conosciuta in Italia come, “Carta Bianca”.

Questa frase, comparsa nel 1400 ricca di un senso di libertà assoluta in qualsiasi ambito, ha assunto successivamente un involucro bellico, limitandosi ad indicare una resa incondizionata che il perdente consegnava al vincente. E’, tuttavia, solo nel diciottesimo secolo che il suo significato intrinseco cambia, diventando il simbolo di “pieno potere” verso un determinato argomento.

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Sportmaxbrand del Gruppo Max Mara da oltre 40 anni leader nella creazione di una moda eclettica e sperimentale, ha applicato questo concetto, lasciando libera espressione ad un artista che diventa protagonista di una capsule collection.

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Arrivata al quinto capitolo, e dopo aver collaborato con numerosi creativi come Ambra Medda, Lola Montes Schnabel, Kim Gordon e Christophe Brunnquell, questa ciclica e speciale capsule collection è stata reintepretata da Chiara Clemente, giovane regista appassionata di identità e contrasti culturali.

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In un gioco enigmatico tra arti diverse, Chiara si è ispirata alla tematica del viaggio per questa edizione di Carte Blanche, realizzando una serie di t-shirt e foulard di seta che uniscono le tematiche del viaggio a quello dei ricordi: ecco, quindi, che le stampe realizzate ricordano le spiagge di Amalfi, gli strapiombi di Nerano, il tramonto a New York e le ambientazione tipiche di Okinawa, rivisitate e distorte dalla cadenza regolare del tempo che scorre.

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La collezione, presentata il 13 Gennaio nel flagship store di Sportmax in Via della Spiga 20, è una rincorsa, quindi, ai ricordi passati della giovane regista italiana, che unisce il lussuoso concetto del viaggio intorno al globo con le tematiche mnemoniche tanto care a chi, dietro una videocamera, riesce a produrre l’illusione di ricordi inaspettati.

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Abbiamo intervistato, Grazia Malagoli, mente di Sportmax, nell’intento di approfondire maggiormente l’idea adottata per intepretare questo brillante, ma soprattutto impegnativo, concetto.

Cosa rappresenta per lei Carte Blanche? 

Questo progetto è nato per dare libera espressione ad una creatività che non fosse necessariamente legata alla moda o all’abbigliamento o alla necessità di esprimere una collezione. Ci interessava confrontarci con artisti visuali, capire la loro prospettiva, vedere i loro spunti: ogni anno diamo a loro carta bianca e poi cerchiamo di costruire insieme una piccola collezione che interpreti quegli spunti.

Per noi è molto interessante: come team Sportmax, la nostra creatività è sempre focalizzata a produrre una collezione, un abito, un cappotto. In questo caso, invece, interagiamo con artisti che partono da una prospettiva diversa, che esprimono racconti, emozioni, momenti che poi vengono da noi tradotti in capi: uniamo know how, conoscenze e percorsi diversi e da questo confronto arrivano sempre nuovi stimoli.

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Lola Montes Schnabel, Kim Gordon, Ambra Medda, ora Chiara Clemente, come sceglie gli artisti da coinvolgere?

Scegliamo gli artisti sulla base di un’affinità, di un sentire comune o semplicemente perché il loro lavoro ci ha colpito.

Qualcuno lo conosciamo meglio e lo abbiamo in qualche modo “studiato”, mentre qualcun altro rappresenta una sorpresa e una scommessa: Carte Blanche è un progetto che ci sorprende sempre, perché ogni volta le modalità di costruzione del progetto cambiano e per noi è una sfida continua. Finora abbiamo volutamente scelto personalità differenti, in modo che il progetto potesse crescere all’insegna di sperimentazione, ricerca ed innovazione, da sempre punti cardine del DNA di Sportmax.

Allo stesso tempo, nelle ultime due collezioni, abbiamo voluto due artiste italiane all’estero a rappresentare da un lato le nostre origini e dall’altro la nostra voglia di essere attori su un palcoscenico globale.

Parlando di Chiara Clemente, cosa le piace del suo lavoro, come ha attirato la sua attenzione?

Ovviamente conoscevo il lavoro del padre, Francesco, e sono arrivata a scoprire i lavori della figlia qualche anno fa attraversi alcuni documentari.

Del suo lavoro mi ha colpito la sensibilità, l’apertura e la volontà di indagare i mondi artistici, di spiegarli all’esterno, di raccontare al prossimo queste comunità.

Poi, conoscendola, abbiamo scoperto molte altre cose in comune, dall’amore per il viaggio, alla voglia di scoprire nuove culture: in certi momenti sembrava un dialogo far due vecchie amiche e invece ci conoscevamo solo da pochi giorni.

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Quale è stato il punto di partenza per l’elaborazione di questa capsule collection?

Come in tutte le capsule collection Carte Blanche, il punto di partenza è sempre l’artista.

In questo caso Chiara Clemente ha portato due ispirazioni fondamentali, il viaggio e la memoria: il viaggio era rappresentato da sue immagini personali di recenti viaggi in giro per il mondo, mentre la memoria era una riflessione su come queste immagini avessero cristalizzato un momento che si sarebbe andato a perdere. Da questa relazione è nata la collezione: abbiamo scelto insieme gli scatti più significativi e li abbiamo lavorati e mutati, immaginando le distorsioni della mente. Quello che ieri era nitido, oggi non lo è più, quello che ieri abbiamo vissuto, non lo ricordiamo più così nitidamente.

Secondo lei, il mondo del design viene influenzato dalla dimensione “viaggio”, o è più il contrario?

Il design è assolutamente influenzato dal viaggio: viaggiare significa portarsi dietro un bagaglio di esperienze, ma soprattutto farne di nuove, incontrare persone e culture differenti, mettersi in gioco. In un viaggio l’approdo non è sempre sicuro mi piace l’idea di dover rischiare qualcosa, di mettersi in discussione e di tornare a casa sempre un po’ più ricchi.

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In questo senso, tutta la ricchezza del viaggio può entrare in un singolo capo, una capsule o una collezione intera. Cosa ne pensa dell’unione tra il mondo della cinematografia e quello del design?

Pur essendo discipline tra loro apparentemente molto diverse, credo ci sia una affinità, soprattutto dal punto di vista metodologico. Entrambe partono da una idea creativa, che deve poi essere sviluppata in modo assolutamente meticoloso: in entrambe la qualità è data dai dettagli. Inoltre, in entrambe le discipline si tratta di orchestrare diverse professionalità per tendere ad un unico risultato finale.

Se avesse la possibilità di avere “carta bianca” in qualsiasi campo, cosa farebbe?

Credo fortemente che sia importante nella fase della formazione e della crescita, sviluppare un pensiero trasversale e creativo, stimolare i ragazzi nel trovare sempre soluzioni inattese ed esplorare nuove strade. Per questo, se avessi carta bianca, vorrei fare in modo che la creatività ed il pensiero creativo diventino materia di studio nelle scuole.

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Quali sono i prossimi obiettivi di Sportmax e del progetto Carte Blanche?

Proseguire come abbiamo sempre fatto: cercare i talenti più interessanti che ci siano, invitarli a collaborare con noi, sfidarli e sfidarci attraverso nuove realizzazioni, se possibile alzando sempre un p’ di più l’asticella, in modo che il progetto rimanga stimolante per noi, per il nostro pubblico e, ovviamente, per l’artista.

L’eleganza del potere assoluto si rielaborerà, quindi, in un prossimo futuro, creato nuovamente da una nuova visione artistica, forse uguale o forse contraria a quella già vista. Ma non mettiamogli fretta: è il caso di lasciargli “carta bianca”.