SACAI: il futuro della moda giapponese

Se dico “moda” e poi dico “Giappone”, il nostro pensiero diviene subito unico e unanime, interamente rivolto all’idolatrato trio delle meraviglie – Kawakubo, Miyake, Yamamoto. Forse sarebbe meglio parlare di “Cavalieri dell’Apocalisse”, rivoluzionari d’estetica e paladini di forme essenziali, immancabilmente vestiti di nero e di corposi silenzi. Per essere precisi, però, dovremmo dire “Cavalieri dell’Apocalisse meno uno”, perché oggi, il quarto, lo aggiungiamo noi: Chitose Abe, fashion designer, classe 1965, colei che combatte in nome dell’unicità e della sperimentazione, meglio nota sotto il nome di SACAI, che non è l’insegna luminescente dell’ultimo ristorante giapponese cool, ma la firma del brand “più interessante del momento”, a sentire la voce di Karl Lagerfeld e di qualche altra autorevole “cheerleader”, da Suzy Menkes a Sarah Mower fino alla più temibile Wintour.

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Dopo otto anni di feconda esperienza presso la scuderia di Comme des Garçons, Abe dà vita al suo marchio nel 1999, ponendo come punto di partenza un knitwear già all’epoca maturo e ben definito, intessuto di calibrata poesia, con rime capaci di far trapelare una spiccata sensibilità e un rigore tipicamente nipponico. Con l’intento di reinterpretare il concetto di basic, la designer è riuscita ad espandersi orizzontalmente in diverse categorie di produzione: nel 2009, alla maglieria e alla linea donna, si aggiunge la prima collezione maschile, seguita l’anno successivo da Sacai Luck, delicato e confortevole homewear. Denominatore comune delle sue creazioni è la precisione con cui i tessuti vengono scelti e giustapposti tra loro: «Non compro mai le stoffe. Eccetto il pizzo, i materiali sono realizzati esclusivamente da me» confida Abe a The Buisiness of Fashion – e il risultato non può che sfociare in una moltitudine di soluzioni, ogni volta incomparabili, ogni volta inaspettate.

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Enquire ha scelto di illustrarvi la collezione menswear FW13  che, lontana dal format dei consueti fashion show, si presenta attraverso una passerella virtuale: nel video i modelli sfilano su uno sfondo di bianco assoluto, sdoppiandosi e incrociandosi l’un l’altro. Un asettico ambiente artificiale che, oltre a ricordarci il vuoto dell’artista Yves Klein, mette a fuoco dettagli e silhouettes; con estrema nitidezza cogliamo i pezzi classici incorporare elementi casual, in un perfetto e bilanciato equilibrio di toni: grigio carbone, marrone e khaki si illuminano di accenti rossi, blu e gialli, animando ricchi motivi cachemire e jacquard.

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Anche la fantasia tartan è riproposta in diverse sfumature su vari capi, ma a colpire maggiormente rimangono i pattern arabeggianti, declinati su cutsew (un indumento simile alla camicia fatto di jersey, con dei lacci intrecciati sullo scollo, come decorazioni. È un indumento presente principalmente nel Gothic Lolita giapponese, n.d.r.), foulard e pantaloni dal taglio dritto e ampio. Poco importa se Giusi Ferré definisce la caviglia da uomo un esemplare sexy come una spugna per lavare i piatti, Abe Chitose l’espone coprendola con calzini a contrasto e sostituendo l’orrido mocassino con scarpe monk in cuoio scamosciato, nonché primissimo esperimento footwear per SACAI, ottenuto in collaborazione con il brand francese Paraboot. A completare gli outfit ci sono cappotti di lana e pea jacket, cardigan e gilet trapuntati, in un continuo cambio di direzione e di accostamenti inediti. Macchia navy della famiglia, un completo ton sur ton e una giacca in denim rifinita con caldi baveri di pelliccia.

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Appare così ulteriormente chiaro quanto il lavoro di ricerca e di selezione dei materiali sia la base e al contempo la linfa dell’intero processo creativo della stilista. Ricapitolando, nella collezione c’è di tutto – per trasportare le parole di Diane Pernet: wool herringbone, quilted fabrics, furry boas, lamb fur, Chesterfield overcoat e Norfolk jacket – ma una totalità priva di caos e irregolarità; piuttosto, una complessità e un’abbondanza di opere vestimentarie ordinate a dovere, in grado di confermare l’abilità di Abe Chitose nel trasformare il guardaroba più elementare in ibridazioni composte e mai forzate. Ora, non c’è più alcun dubbio, il futuro della moda giapponese è qui: www.sacai.jp.