Il giovane talento di Marta Bevacqua

Marta Bevacqua, classe 1989, è la fotografa dietro la splendida armatura di A Safe Chrysalis Armor, l’ultimo editoriale che vi abbiamo presentato.
Da sempre cultori dell’ottima fotografia, abbiamo deciso di conoscerla meglio e scoprire di più sulla sua filosofia creativa.

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Cresciuta ai Castelli Romani, sin da piccola ha le idee molto chiare: sa di voler trasformare la sua fervida immaginazione in pura creatività. Così, finito il liceo, nel 2008 inizia a dedicarsi a tempo pieno alla sua passione per la fotografia diventando ben presto una talentuosa freelance. Non lontano dal cuore della Città Eterna, Marta si dedica alla Fine Art e nel 2009 partecipa a una mostra collettiva a Londra. Nel 2011 realizza la campagna per Romeo Gigli Eyewear, partecipa a Photissima Art Fair alla Biennale di Venezia 2012 e vince il People’s Choice Award di Artist Wanted pochi mesi più tardi.
Giovanissima, ma decisa a farsi notare, fotografa le donne in modo introspettivo, ne sviscera i segreti e li immortala in racconti fotografici ricchi di emotività e di espressione. Foto silenziose e ricche di pathos che sublimano la necessità di Marta di raccontare una storia femminile, sia essa reale o di pura finzione.

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Dove è iniziata la tua ricerca fotografica e quali sono state le prime ispirazioni e i tuoi artisti di riferimento?
Ho iniziato scattando semplici fotografie nel giardino di casa nel tentativo di riuscire a cogliere la luce e il modo in cui si posava sui fiori illuminandoli meticolosamente. È la luce il mio principale movente, e il modo in cui attraversa la Natura: l’alba, il tramonto e la penombra naturale mi hanno spinto a scattare foto.
Ancora oggi dedico alla ricerca della luce una particolare attenzione ma sono fotografi come Paolo Roversi, Tim Walker, Zhang Jingna, Billy Kidd e Ellen Von Unwerth ad ispirarmi con la loro tecnica. In particolare i primi due sanno comunicarmi qualcosa in più. Amo la fotografia eterea e malinconica di Paolo Roversi e quella immaginifica e inquieta di Tim Walker.
Anche il cinema, la letteratura, la moda, i volti interessanti e gli oggetti sono grande fonte di ispirazione creativa. Quando scatto una fotografia desidero raccontare una storia: intensa, forte ed espressiva.

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La donna è il soggetto ricorrente delle tue fotografie, malinconica e sensuale. Spiegaci la tua ricerca e cosa desideri raccontare del mondo femminile.

L’universo femminile è da sempre considerato il più complicato. Le donne sembrano sempre nascondere un segreto e dove si cela un segreto c’è sempre una storia da raccontare, storie vere o storie di pura fantasia che meglio esprimono le diverse sfumature racchiuse in una donna.
Le donne non appaiono mai fuoriposto, anche quando non sono modelle professioniste hanno meno inibizioni e riescono ad ammaliare l’osservatore in modo sensuale. L’uomo non è certamente meno bello, ma sento di prediligere le donne e le loro storie; probabilmente il fatto di esserlo io stessa, incide sulla mia capacità di sviscerare le sensazioni che appartengono all’universo femminile.

Cos’è per te la moda? Semplici abiti come soggetto o una connessione essenziale per raccontare la tua arte su pellicola?

La moda per me è un mezzo tramite il quale riesco ad immortalare un momento, uno scatto perfetto o un’emozione. Gli abiti possono essere soggetto o connessione ma dipende principalmente dall’outfit che devo fotografare. Nel caso della “Crisalide” era essenziale che fosse l’abito il vero protagonista. In genere scelgo modella, make-up e tutto il resto con l’unico scopo di creare una connessione tra i vari elementi.

L’abito in ogni caso è fondamentale. Quando lavoro ad un nuovo progetto, mi affido a stylist capaci che siano in grado di interpretare il mio concept per ottenere un risultato equilibrato, armonioso ed espressivo. Niente finisce in secondo piano.

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Molte collaborazioni. Quella che preferisci e quella che per te conferma il tuo talento?
Le prime collaborazioni sono state le più importanti. Mi hanno aperto una finestra sul mondo della moda e mi hanno aiutato a sviluppare le mie capacità come fotografa.
Le prime conferme sono arrivate assieme alle agenzie che mi commissionavano lavori e così via… Non ce n’è una che preferisco, ognuna di esse ha contribuito a incrementare la mia passione, ad affinare la mia tecnica e a delineare il mio stile fotografico.
Sono molto legata al progetto fotografico Rappresentazione in Quattro Semplici Finestre, uno spaccato realistico filtrato da finestre dietro le quali ho immortalato interazioni umane, e con il quale sono stata selezionata al Concorso Ars Imago. Inoltre, riuscire a dare un “volto” ai libri con le mie foto in copertina è stato sicuramente il raggiungimento di un sogno.

Enquire ha pubblicato l’editoriale “A Safe Chrysalis Armor”. Com’è nata la tua collaborazione con Sara Subiaco?

Principalmente Sara è una cara amica e una bravissima stilista. Quando iniziò a lavorare al progetto dell’armatura, mi resi subito disponibile per fare degli scatti. Sentivo l’esigenza di ritrarre il suo universo stilistico con il mio taglio fotografico, la mia ossessione per la luce e tradurre in immagini una storia ispirata dall’armatura. I miei scatti sono arricchiti dalla sua armatura, perché spesso – ci siamo accorte – cerchiamo di raccontare una storia comune se pur con due arti diverse.

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Passato e futuro. Il tuo percorso creativo e i tuoi progetti futuri?
A sei anni sognavo di diventare pittrice e qualche anno più tardi desideravo scrivere.
Poi è arrivata la fotografia con la fissa per i fiori e la luce naturale. Ero sommersa da idee di ogni tipo ed ero determinata a trasformarle in fotografia. E a quel punto è arrivata la moda.
Amo dedicarmi per lungo tempo a progetti che in maniera completa rappresentano il concetto che ho in mente, curo ogni dettaglio e impiego settimane (anche mesi) per pianificare la foto finale. Una pianificazione che dopo tutto il lavoro considero una vera e propria casa, fatta di pose, modelle, abiti, atmosfere e lei: la mia macchina fotografica.
È così che infine ho maturato di avere un obbiettivo primario: ottenere la giusta atmosfera per poter raccontare una storia perfetta con uno scatto, di qualsiasi tipo esso sia.
Il futuro? Lo racconteranno le mie foto.