The Woken Trees

Un paio di settimane fa sono stata invitata da un amico ad un concerto. Era il 13 novembre, giorno in cui quasi tutta Milano (e non) si era data appuntamento al Forum di Assago per la data italiana degli Arctic Monkeys.

La nostra meta era invece l’arci 75 Beat, in fondo a via Ripamonti – zona conosciuta ai più per i gloriosi trascorsi di un altro circolo arci, la Casa 139.

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Arrivati in zona, troviamo il gruppo – a proposito, loro sono i The Woken Trees, band post-punk danese formatasi nel 2010 – in un pub vicino a bere un caffè, e questo ci dà subito prova di come si tratterà di una situazione molto tranquilla, un live di nicchia, per pochi intimi.

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Nel circolo c’è pochissima gente – il 50% sono i membri della band – e ci si intrattiene bevendo; è chiaro che si sia aspettando (sperando) che il posto si riempia. Niente.

Dopo quasi due ore di attesa (sono ormai le 23.30) il gruppo sale sul palco e noi, sotto, fra gli otto fortunati ad assistere ad una performance energica e oscura, che a me ricorda tanto i tormentati ritmi dei Joy Division, sebbene la voce del cantante, Kim Heyst, sia decisamente più vicina a quella di Paul Banks, frontman degli Interpol, piuttosto che a quella di Ian Curtis.

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Dall’intro di Orders, ossessivo e psichedelico, si ascolta tutto il nuovo album NNON, uscito a marzo 2013, fino a Succubus, 5.24 minuti di batteria e chitarre elettriche distorte e noise. Ogni canzone sembra raccontare l’immaginario di Tversted, il desolato paesino nel nord della Danimarca di cui la band è originaria: Dead Underwood, Holy Water, Children Of Chalk, Half Hollow.

Sul loro sito www.thewokentrees.com troviamo questa descrizione: << Il crudo post-punk industrale dei The Woken Trees è un’ accattivante miscela di chimica e potenza. Questa “bestia a sei teste” produce una palpitante e oscura energia “wall-of-sound” che evoca l’immaginario di antichi giganti, che si svegliano dal loro torpore in un’epoca di affamato caos e rumore>>.

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Personalmente mi trovo perfettamente d’accordo con questa definizione, ma consiglio l’ascolto per una vostra individuale release.