A Portrait of: Bert Stern

L’estate è un periodo cruciale, nella biografia di Bert Stern. In estate, infatti, ricorrono due date chiave del suo percorso artistico ed esistenziale: è il giugno del 1962 quando Vogue USA gli commissiona un servizio fotografico con Marilyn Monroe, che rimarrà la sua opera più nota e il capolavoro ritrattistico con cui verrà, da quel momento, per sempre identificato.

bert_stern_1Ed è sempre il mese di giugno, per l’esattezza il 26, quando viene trovato senza vita nella sua casa di Manhattan, all’ età di 84 anni. Nato nel 1929 a Brooklyn, di origini ebree, Stern viene considerato uno dei fotografi più creativi e originali di tutto il XX secolo. Figlio di un fotografo specializzato nei ritratti di bambini, si arruola nell’esercito e successivamente svolge, a sua volta, la professione di fotografo in una base militare statunitense in Giappone.

smirnoff_vodka_bert_sternTornato in patria viene assunto dalla rivista Look dove, in seguito a un suo primo impiego nell’ ufficio postale, il direttore artistico Hershel Bramson gli affida l’ incarico di realizzare alcuni scatti commerciali. Ha appena 25 anni, quando esegue il primo lavoro pubblicitario: un’immagine della Vodka Smirnoff ritratta in un bicchiere nel mezzo di un deserto egiziano di sabbia rossa del quale si intravede la Piramide di Cheope sullo sfondo. La foto, definita dal New York Times “rivoluzionaria nella sua semplicità”, diverrà famosa grazie al suo straordinario impatto visivo.

bert_stern_lolitaCome fotografo pubblicitario Bert Stern rivela immediatamente le sue doti, donando un naturale appeal persino agli oggetti più semplici. Durante la collaborazione con Look magazine conosce Stanley Kubrick, a cui lo uniscono una sincera passione per la fotografia e per le partite a scacchi: sarà Kubrick stesso a commissionargli, in occasione dell’ uscita del suo film Lolita, una serie di fotografie promozionali per lanciare la pellicola. Ancora una volta Stern compie un lavoro magistrale, concentrando in tre elementi – l’auto, il leccalecca, gli occhiali a cuore – tutta l’essenza del personaggio di Lolita.

bert_stern_twiggyDopo un impiego come art director a Mayfair magazine, Stern comincerà a dirigere il suo interesse artistico verso soggetti che diverranno i capisaldi della sua produzione: i ritratti delle celebrities e la moda. “I don’t know about clothes”, dichiara, ma la sua profonda conoscenza dell’ animo umano, che presiede alle pose e agli sguardi delle modelle, gli permette di raccontare un abito a 360° enfatizzando tutto ciò che rappresenta, di sintetizzare in un’immagine il suo mondo.

bert_stern_mastroianniUn atout che vale, naturalmente, anche per i ritratti: Audrey Hepburn, Marcello Mastroianni, Gary Cooper, Elizabeth Taylor, Brigitte Bardot, Twiggy, Drew Barrymore, Madonna, Lindsay Lohan sono solo alcuni tra gli altisonanti nomi dello show business che fanno parte del suo portfolio.

bert_stern_merilynAnche sua moglie, la ballerina Allegra Kent – con la quale ha avuto tre figli – rientra tra questi ultimi. Ma la grande occasione arriva per Stern nel 1962, quando Vogue USA lo incarica di fotografare la super platinata massima diva e icona dell’ epoca: Marilyn Monroe. Lo shooting fotografico, organizzato a Los Angeles presso il Bel Air Hotel, si tramuterà in una sessione fiume dalla durata di oltre tre giorni in cui verranno prodotti circa 2500 scatti, denominati a posteriori The last sitting.

bert_stern_marilyn_2Esattamente sei settimane dopo, infatti, Marilyn verrà trovata senza vita nella sua casa di Brentwood. Il servizio rimane nella storia: la complicità che si viene a creare tra la star e il fotografo è totale e la naturalezza con cui Marilyn si abbandona alle pose ne evidenzia la squisita seduttività, una femminilità potentissima ma allo stesso tempo leggera e impalpabile come il foulard di chiffon con cui, in diversi scatti, copre il suo corpo in un intrigante gioco di ‘ ti vedo-non ti vedo’. Persino le enormi X con cui la diva contrassegna in pennarello arancione le immagini che non approva, risultano dense di un particolare appeal. Ogni posa, ogni dettaglio esprimono la sua interiorità più profonda, descrivono la Monroe ‘dentro’ piuttosto che ‘fuori’, veicolandone nell’ incredibile luminosità fisica tutta la luce dell’ anima. Quando gli viene chiesto di commentare la figura di Marilyn, a Stern non resta che condensare la sua risposta in poche parole: “La ragazza americana”, replica laconicamente: l’ immenso materiale del Last sitting – raccolto in un libro dall’ omonimo titolo edito nel 1982 e nel 2000 – aveva già tratteggiato esaurientemente il suo ritratto dell’indimenticabile star.

bert stern the last sitting 4Al percorso professionale di Bert Stern appartiene anche un documentario, Jazz on a Summer day (1959), di cui è co-regista insieme a Aram Avakian. Si tratta di un reportage sul Newport Jazz Festival che viene valutato, nel 1999, di alta rilevanza culturale dalla United States Library of Congress ed è di conseguenza inserito nel National Film Registry. La scomparsa del grande fotografo ha consegnato la sua figura all’ immortalità: degna ricompensa per un eccelso ritrattista ‘di anime’, piuttosto che corpi.