Il nuovo surrealismo: Lacroix per Schiaparelli

Il nome di Elsa Schiaparelli è entrato, ormai da tempo immemore, nell’Olimpo dei designer di moda che più hanno influenzato il mondo del fashion, con strategia e dedizione, sino ai nostri giorni. I suoi lavori, che spaziavano ben oltre il tipico concetto di “abito”, mescolavano eleganza femminile alla mastodonticità del Surrealismo, corrente culturale del Novecento che si prefissava il compito di far emergere il nostro vero Io, l’inconscio tanto caro e amato da Freud e da tutti i conoscitori degli albori della psicanalisi, dimensione nascosta e languidamente intricata tra le fauci del mondo onirico.

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Schiaparelli, appassionata di questa corrente psicologica e molto amica di Dalì, di cui ha ripreso le opere più iconiche per trasferirle direttamente sui suoi abiti, è stata una delle poche che è riuscita a rendere tangibile alcuni oggetti che, fino ad allora, in pochi si erano anche solo impegnati di immaginare, come il famosissimo cappello scarpa e l’abito composto da cassetti.

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Il suo talento e la sua mano affascinante sono sopravvissuti alle vicissitudini dell’avvento del ready to wear e della moda come la conosciamo noi oggi, sino ad arrivare, oggigiorno, all’ingegnosa mente di Christian Lacroix. Al pari della creatrice di abiti onirici, Lacroix ha realizzato, in omaggio a questa grandissima designer, circa un centinaio di bozzetti ispirati alle sue visioni distorte, producendo diciotto abiti improbabili, tutti con particolari interessanti, spaziando da divertenti espedienti visivi a capi dall’aspetto cupo ma, allo stesso tempo, divertente.

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Le sue creazioni si diramano dal e sul corpo femminile, giocando con voluttuose sinuosità artificiali e, a volte, impossibili, arricchite e decorate da colori particolarmente forti e d’impatto, quali il fucsia, il verde e l’arancione. Gli abiti, interamente realizzati con materiali che entrano spesso in contrasto tra di loro, ben accorpano il concetto di eleganza con la fantasia creativa degna di uno studioso surrealista che non prende troppo sul serio la realtà che lo circonda ma, anzi, la sviscera.

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Gli abiti di Lacroix, che sembra comunicare con l’estrosa designer attraverso un contatto medianico, abbondano di pompoms divertenti che sdrammatizzano la seriosità noiosa di abiti sontuosi ed eleganti, appoggiati quasi a scherno su cappelli da forme triangolari, che ricordano vagamente quelli delle fate fiamminghe cui siamo abituati a incontrare nei cartoni animati, mentre gli copricapi si trasformano in crostacei di gran classe, adatti ad una qualsiasi atipica cena in un mondo paradossale come quello di Alice nel Paese delle Meraviglie. Il potere sartoriale, però, non viene dimenticato dal designer francese, che intinge bustini e corpetti in ornamenti e ricami maestosi, ridondanti in effetti ottici e tattili assolutamente originali e mai banali.

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La forma, che nel surrealismo veniva così tanto reinventata e riscoperta, gioca anche in questa collezione un ruolo fondamentale: la geometria viene, in un certo senso, derisa e abbindolata in trasfigurazioni direttamente plasmate sul corpo umano, in un tripudio di esagerazione surreale, è il caso di dirlo, che non può che essere visivamente creativo e umanamente impossibile.

Godiamoci, quindi, uno spruzzo di tangibile irrealtà in questa surreale collezione piena di fascino e di indomita creatività.