Common Series, not common people

Mattinata libera.

Per me queste mattine sono un rito: bevo la mia tazza di caffelatte prendendomi tutto il tempo per sfogliare il giornale, accompagnando il tutto da un sottofondo musicale mutevole a seconda dell’umore.

Girovagando nella rete mi imbatto nel progetto Common Series, è amore al primo ascolto.

Cerco subito qualche informazione in più, come si dice la curiosità è donna! Dal sito ben poco fuorché una citazione di Seneca: Non est quod timeas ne operam perdideris, si tibi dedicisti (Non è il caso che tu creda di aver perso tempo e fatica, se hai imparato per te stesso N.d.r).

Ok vogliamo sapere altro, così spulciamo meglio e una minuscola scritta in basso a destra ci dice che i producer sono due, GoldFinger e Richard Edogawa, che la musica è opera di Erroi e che i dischi sono a tiratura limitata, 200 copie solo vinile. Poi c’è il loro contatto mail.

Due settimane dopo eccoci qui a sorseggiare un gustoso te in compagnia dei Common Series.

Common Series_3

La prima domanda è semplice, ma necessaria: che cos’è il progetto Common Series, dove nasce l’idea?

L’idea nasce da una comune passione per la musica elettronica e per il vinile; nero o bianco che sia. Ne parlammo la prima volta lo scorso anno, una sera in un club romano di amici. Ci proponemmo di stampare un disco come progetto per il 2013. Ed eccoci qua! Goldfinger colleziona macchine analogiche, il suo mini-studio è una sorta di orchestra sincronizzata e aveva delle tracce in lavorazione, il passo da fare era soltanto stampare il disco. Il primo gennaio 2013 è nata la terza traccia, da qui è partita tutta la macchina.

Cos’è una serie comune? Se ho intuito bene si tratta di una serie limitata di dischi che usciranno ciclicamente?

Si, intendiamo far uscire ancora delle produzioni. Common Series però non è un’etichetta, ci teniamo a precisare questa cosa, è nata ed è destinata a finire per far nascere altre piccole realtà, sempre indipendenti, con concetti astratti e lontani dal caos dei grandi numeri.

Chi sono GoldFinger e Richard Edogawa oltre ad essere di certo i producer?

Sono due amici che condividono astrattismi e idee visionarie.

GF: GoldFinger è il primo nome che mi è venuto in mente quando Richard mi ha chiesto un nickname per il suo blog. Avevo rivisto da poco 007 Missione Goldfinger.

RE: Richard Edogawa è il contrasto ontologico della mia essenza controversa e nichilista, contro e agli antipodi di una società ostentatamente gioconda e perversa. Il monicker Richard Edogawa è l’incontro di due mie passioni maniacali, i manga giapponesi e la musica elettronica, Richard sta per Richard D. James ed Edogawa sta per Conan Edogawa, il piccolo detective nato dal polso di Gōshō Aoyama.

Ok, per completare l’identikit maniacale non mi resta che chiedervi di raccontarci spontaneamente qualcosa di voi!

GF: Vengo dalla Luna e sono un preciso del cazzo.

RE: Non amo gli esaltati, meno conti più sei mio amico, sono astemio, vesto solo nero, e la musica è l’unica cosa che non mi ha mai tradito.

Common Series_2

Common Series 01 comprende 3 tracce legate tra loro da soluzioni melodiche e atmosfere sperimentali, il tutto confezionato dal rassicurante beat house o techno, che non è affatto l’accessorio per completare l’abito, ma è protagonista come tutti gli altri suoni. È realmente così o anche io ascoltando il lato A del vostro disco mi sono persa nei meandri delle vibrazioni?

Volevamo uscire dal mood che sta attraversando l’attuale scena della musica elettronica. Volevamo fare qualcosa di diverso, di più astratto, lontano dal semplice tool per dj. Un lavoro privo di dimensioni spazio-temporali, che rimanesse nel tempo, con melodie che speriamo siano attuali anche nella prossima era. Una traccia con una duplice personalità, nella quale effettivamente è facile perdersi.

Il lato B ha due facce, per l’appunto B1 e B2. La prima ha un sound più scuro e acido, l’altra ha un gusto dolce e un beat accogliente. Entrambe, a mio avviso, hanno un non so che di cervellotico, mi danno la sensazione di trovarmi di fronte ad una formula matematica e di riuscire a capirne la soluzione solo se risolvo tutte le variazioni! Potete semplificarmi il quesito? Ce ne parlate?

Seguono entrambe le equazioni di Navier Stokes, la B1 è risolta per un fluido a bassa viscosità, per esempio l’aria, mentre la B2 rispecchia il comportamento di un fluido viscoso a pressione atmosferica, come l’acqua.

Il disco è avvolto da un’atmosfera cosmica direi. Si può dire che questo è lo stile Common Series o anche per voi il risultato è il buon frutto di un esperimento?

Gli esperimenti sono come i cambiamenti, c’è sempre qualcosa che non ti aspetti e che altera il percorso naturale degli eventi. Il progetto Common Series è  l’esperimento!

Volevamo seguire da soli l’intera produzione e distribuzione, occuparci in prima persona di tutto, dalla grafica alla stampa delle cover adesive, dai timbri all’inchiostro ad asciugatura rapida… Abbiamo toccato quei 200 dischi uno per uno.

Da fine maggio 2013 siete nei rivenditori accuratamente autorizzati da voi, volete spiegarci i criteri di selezione che avete utilizzato e citare qualcuno dei vinyl shop eletti?

Avendo deciso di stampare solo 200 copie dovevamo per forza fare una selezione dei canali in cui inserirlo. L’intenzione iniziale era quella di dare in esclusiva ad alcune città  la distribuzione per le rispettive nazioni. La soddisfazione più grande è stata raggiungere Clone Records, che ci copre l’Olanda e Juno Records per l’Inghilterra. Siamo rimasti scoperti su Berlino invece – non ci ha cagato nessuno – però Decks ci copre il mercato tedesco. Tramite una cara amica che vive a Detroit siamo riusciti anche a far arrivare delle copie a Submerge. Roma caput mundi, invece, ci ha accolto tra le sue braccia, grazie al nostro vinyl pusher di fiducia Ultrasuoni Records.

Ora che vi siete cimentati in prima persona e in diversi ruoli, cosa ne pensate di tutta la catena alimentare che sta dietro la discografia?

Fare dischi è un’emozione indescrivibile, venderli è poi l’apoteosi! Poi come dice Seneca “Non est quod timeas ne operam perdideris, si tibi dedicisti”.

Possiamo chiedervi per finire cosa vi ha ispirato nella vita? Qual è il vostro habitat naturale? 

GF: Due piatti e un mixer.

RE: Sottoscala bui e club minuscoli dove vieni riportato in vita da una flebo di sudore e di techno.

Ringraziando Common Series della chiacchierata, ascoltiamoci il loro disco che non ha un titolo, forse perché non ne ha bisogno, ma è semplicemente lato A e lato B.