La camera oscura di Stanley Kubrick

Credo che catturare un’azione spontanea, piuttosto che studiare attentamente una posa, rappresenti sul piano estetico l’uso più valido ed espressivo della fotografia.
È incessante, quasi morboso il legame che Stanley Kubrick instaura tra camera oscura e cinepresa. Prima di diventare uno dei più eccelsi registi del secolo scorso si è immedesimato in un breve ma assiduo periodo da fotografo dal 1945 fino al 1950. Dopo aver assorbito la passione per la fotografia dal padre, a soli diciassette anni è stato assunto come fotoreporter dalla famosa rivista americana Look, dove in maniera sempre compulsiva partorisce più di ventimila scatti, fino ad oggi mai fatti stampare.

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Una selezione di ben centosessanta fotografie, dedicata ad un giovane Kubrick inedito è la mostra visitabile in questi giorni, presso il Palazzo Ducale di Genova fino al prossimo 25 agosto. Diverse sono le sezioni tematiche, dalla photo-story ispirata a Mickey, un giovane lustrascarpe di Brooklyn per poi passare agli scatti rubati nel cuore di un emozionante New York diurna e notturna accopagnata da momenti di vita quotidiana, con ritratti di gente comune per strada, all’interno della metro, i primi volti delle star, l’esaltazione del mondo del pugilato e del mondo circense – nel 1949 sempre Look Magazine manda Kubrick a Chicago per realizzare il reportage Chicago, la città dei contrasti.

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Fotografie studiate nei minimi particolari e senza alcun dubbio in b/n, come se fosse un vero e proprio racconto, per documentare al meglio la posizione dell’America nell’immediato dopoguerra.

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La mostra curata da Michel Draguet è stata già esposta a Bruxelles presso Musées Royaux des Beaux-Arts e, come hanno già affermato molti critici, l’intero senso estetico dei suoi film lo troviamo espresso chiaramente all’interno di quasi tutte le sue fotografie in questi anni. Lo scatto che ritrae due gemelle con le trecce in una strada di Lisbona rimanda senza dubbio alle due gemelle del film Shining; ritroviamo il Dottor Stranamore in uno scatto che ritrae un professore mentre lavora con una sostanza luminosa presso la Columbia University di New York; il giovane boxeur che troviamo all’interno di una serie di foto è la stessa figura del pugile protagonista del primo cortometraggio di Kubrick The day of a fight; nella serie dedicata alla vita quotodiana newyorkese c’è uno scatto di un giornalaio accanto a una locandina che annunciava la morte di Roosvelt – foto acquistata da Look per venticinque dollari, la stessa identica figura la ricordiamo nel film Eyes Wide Shut nella scena in cui Tom Cruise, mentre veniva pedinato, si ferma per comprare un giornale a un’edicola. Questi sono solamente alcuni dei collegamenti che si possono fare visitando questa meravigliosa mostra, ben centosessanta inquadrature perfette che hanno saputo catturare l’istante di un’emozione e renderla viva ancora oggi sia su pellicola che sul grande schermo.

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Maggiori informazioni www.palazzoducale.genova.it