Le Destinations di Graeme Gaughan

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Quando i-D ti dedica uno spazio nel proprio archivio digitale, il gioco è fatto: sei arrivato. O per lo meno, sei. Chi sia Graeme Gaughan lo abbiamo chiesto direttamente a lui, che da due stagioni – come un burattinaio maestro di t-shirt e stampe intricate – regge le fila del brand londinese Tourne de Transmission. Noi partiamo proprio da lì, dalla conversazione scovata su i-Donline.com, per arrivare a conoscere lo storytelling della collezione SS2013. Titolo: Destinations.

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Ciao Grame, come te la passi?

Ciao Enquire! Tutto bene, finalmente è arrivato il sole anche a Londra!

Abbiamo letto della tua indole iperattiva e multitasking: oltre a svolgere quotidianamente il tuo lavoro di fashion PR, hai difatti partecipato alla Classic Marathon di Atene e stai addirittura prendendo lezioni di guida motociclistica. Il tuo corpo sembra davvero seguire il passo della tua mente. Senza dubbio, ti riteniamo un entusiasta della vita; probabilmente fermarsi significherebbe per te non sfruttare appieno tutte le ispirazioni che essa può offrire. È proprio così? Come sei solito definirti? Sappiamo che il tuo percorso di studi non è propriamente inerente al mondo “taglia&cuci”, bensì più vicino all’arte musicale.

Non posso di certo definirmi un designer, o almeno, non del tutto. Di certo sono un creativo, ma nel senso generale del termine, in quanto lavoro continuamente su differenti livelli e piattaforme visuali. Ho studiato Sonic Art and Music Production nella mia città, Londra: ciò ha avuto – e continua indubbiamente ad avere – una ripercussione evidente sulla mie attuali attività. Quando mi occupo di TDT, faccio riferimento soprattutto all’enorme serbatoio dell’Arte. Ad esempio, l’originario handwriting del brand è stato ispirato da giornali vintage e da immagini ritrovate in alcuni storici bookshop in giro per l’Europa. Oggi, abbiamo tuttavia sviluppato e superato questa idea iniziale, utilizzando dei nostri disegni e fotografie personali.

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A proposito di messaggi e rappresentazioni visive, dalle creazioni di TDT si denota facilmente il tuo debole per le grafiche digitali e ricercate…

Il Graphic Design è sempre stata una mia ossessione, fin da quando ero un teenager. Mi considero un vero e proprio fanatico: stemmi da skateboard, stampe per magliette, custodie di album musicali. In particolare, i capolavori di Peter Saville sono tutt’oggi un costante stimolo per ogni collezione.

Parlando di grandi nomi e avvicinandoci al mondo della moda, c’è qualche altro mentore che orienta i tuoi lavori? O che ricade sui tuoi outfit personali, nonché su ciò che crei?

Quel che amo indossare ha di certo una piccola influenza su ciò che realizzo per TDT, anche se dietro vi sono inevitabilmente una storia e un percorso molto più elaborati. Infatti, per la SS2014 siamo già attivi nella ricerca di materiale: vogliamo fare richiamo a quelle prime vacanze trascorse senza genitori, a quella giovinezza vissuta senza dover rispettare le imposizioni adulte. Ma, sarà capitato anche a voi – il divertirsi al di là di ogni vincolo può spesso evolversi in peggio.

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Dalle tue parole traspare un senso di negatività e, d’altra parte, una sorta di monito verso i giovani. È così?

I giovani rimangono il nostro target di riferimento: cerchiamo ogni volta di comunicare anche attraverso i loro linguaggi. Può sembrare che io possieda una predisposizione perenne alla negatività, al vederci nero, al considerare solo il lato sfavorevole delle situazioni, proprio perché i temi toccati dalle nostre collezioni sono ogni volta legati a un umore dark; ma le nostre visioni provengano in realtà da più e diversi luoghi. Mi capita molte volte di riscoprire all’improvviso una vecchia idea – archiviata nei meandri del cervello – e di volerla immediatamente metterla in pratica. Reminescenze che emergono nei momenti più inaspettati, come quando corro o vado in bicicletta.

TDT_4E proprio da giovanissimo, nel 2010, hai iniziato il tuo cammino nella moda con la produzione di una semplice linea di t-shirt. Cos’è cambiato da allora? Ti senti creativamente cresciuto e sotto quali aspetti ti piacerebbe ancora migliorare? Se ti chiediamo di immaginarti tra una decina d’anni, come e dove ti vedi?

Sono cresciuto abbastanza – o almeno lo spero – dal punto di vista del design, soprattutto per quanto riguarda la qualità e le rifiniture dei nostri prodotti. Fa sempre un certo effetto quando i pezzi che tu ami di più all’interno della collezione non coincidono con i più venduti. Ma ciò ti permette di ritornare sui tuoi passi per capire gli errori e trasformarli successivamente in qualcosa di buono. Mi piacerebbe migliorare nell’outwear, che oggi si trova ancora ad uno stadio primordiale. Nel 2023 mi auguro di essere felice e – of course – in salute; se penso invece a TDT sogno di avere una ancor maggiore rilevanza sul mercato.

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Tornando all’oggi, qual è il tema dominante della collezione SS2013? Non più solo t-shirt, come agli esordi, ma anche felpe unisex, tute, camicie e scarpe. Ci colpisce la tua scelta di impiegare unicamente toni neutri, declinati nei non-colori del nero e del bianco, mentre il tuo design ci appare basico e minimale; tuttavia, siamo sicuri che dietro alla semplicità delle linee si nasconda qualcosa di più intimo: qual è il tuo rapporto con forme e materiali?

Questa collezione è stata chiamata Destinations, dal momento che non sono riuscito a prendermi una vacanza, seppur ne avessi davvero bisogno. Siamo andati così alla ricerca di poster turistici vintage, che hanno avuto una grande risonanza in termini di statement e gradazioni. Di solito, per ogni collezione, rimaniamo fermi su una precisa tematica, che ci permette poi di porre l’accento su una o due tonalità. Lo stile che creiamo si basa su pezzi classici – sweaters, magliette e pantaloni – di cui possiamo cambiare vestibilità e dettagli, aggiungere cuciture o accrescere le proporzioni per conferire a capi elementari delle sottili differenze, per reinterpretarli, per “tourne de transmission”, ruotare la loro funzionalità al fine di diffonderne una nuova lettura. Le stampe rimangono però il focus delle creazioni di TDT: sono il nostro primo mezzo d’espressione.

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A osservare il look-book, le capriole grafiche sono infatti l’elemento che colpisce maggiormente: accanto agli slogan urlati dalle classiche tee, su pantaloni e felpe si diramano esplosioni a tutta natùre, in un sovrapporsi di chiome e nuvole allo stato brado. O forse grigio. Del resto, combinare immagini e parole per dar vita a nuovi messaggi è – come affermate sul sito web ufficiale www.tournedetransmission.com – il vostro intento primario. Pertanto, qual è il messaggio conclusivo della collezione di questa stagione?

Destinations è uno stato mentale: come quando ti ritrovi esausto e hai realmente la necessità di staccare la spina per riuscire a sentirti libero, anche solamente libero di pensare, di fantasticare, di viaggiare con lo spirito. È realmente controproducente rimanere al lavoro quando si ha l’esigenza evidente di un break, poiché si rischia di perdere lucidità e chiarezza, finendo a vivere la propria quotidianità appiattendosi

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Destinazione paradiso, vorremmo aggiungere noi di Enquire, che il messaggio lo abbiamo ricevuto chiaro e tondo. Avremmo voglia persino di rispondergli. Per farlo, potete recarvi a Venezia da Bugie Des Fumei o sull’online shop globale Hypebeast (store.hypebeast.com/brands/tourne-de-transmission): buon tours!

Grazie a Graeme Gaughan e a IPR London.