Scoprendo Elastico @ Bologna

Quando abbiamo iniziato questa indagine sugli spazi espositivi, Elastico è stato uno dei primi nomi che abbiamo voluto intervistare. Situato in Vicolo de’ Faccini 2/A a Bologna, a due passi da praticamente tutto, Elastico è un piccolo gioiello della città emiliana. Ne abbiamo parlato con chi se ne occupa e ne è uscita una lunga intervista che merita di essere riportata per intero. Vi invitiamo a visitare le numerose iniziative portate avanti da questa realtà, ma intanto buona lettura!

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Quando e come nasce il vostro spazio? Si tratta di una fondazione ex-novo oppure le strutture (fisiche, ma anche associative/gerarchiche ove presenti) sono preesistenti? Qual è, in breve, la vostra storia? 
Elastico è un’associazione culturale che nasce a Bologna nel marzo del 2011.
La sua storia, però, affonda le radici in una precedente esperienza, durata due anni, con la quale esiste un rapporto di fortissima continuità sotto diversi punti di vista: la natura e l’ambito delle inziative culturali proposte, lo spazio che ospita l’associazione stessa e, in parte, le persone coinvolte nel progetto. Proprio un parziale cambiamento dei soci fondatori ha infatti determinato il cambio del nome dell’associazione. L’esperienza di Elastico nasce quindi indirettamente nel 2008, con la fondazione dell’associazione Fragilecontinuo, che è rimasta attiva fino alla fine del 2010.
Il gruppo iniziale comprendeva il duo di artiste TO/LET – ancora oggi presenti nella formazione di Elastico – che già da qualche tempo portava avanti un progetto di intervento e interazione su e con il tessuto urbano. L’associazione nacque, in un’atmosfera di grande semplicità, come l’espressione naturale di un bisogno, sentito dall’interno della produzione artistica, che percepivamo di condividere con molte altre persone, amici ma non solo: la mancanza, a Bologna, di spazi aperti, lontano dalle logiche della galleria, che potessero accogliere in totale libertà e indipendenza la produzione dei giovani artisti emergenti.
Con Fragilecontinuo abbiamo provato a dare la nostra personale risposta a questo bisogno condiviso, nel modo che ci venne più naturale possibile: creare un luogo che potesse ospitare ed essere continuamente trasformato dagli artisti che stimavamo. Abbiamo così iniziato il nostro percorso, mettendo a disposizione un minuscolo spazio appena fuori dal centro di Bologna, in via Paolo Giovanni Martini.
Non sapevamo esattamente quanto tempo saremmo riuscite a far vivere questa esperienza, che sentivamo come un piccolo atto di resistenza fragile, ma allo stesso tempo anche solido, perché profondamente voluto e sentito; da qui il nome, Fragilecontinuo. Ci siamo invece scoperte circondate da una sincera partecipazione fin dalla prima mostra che abbiamo ospitato. A partire da quel momento, proprio la vicinanza e il sostegno di molti artisti e di altrettanti amanti dell’arte ha fatto da carburante al nostro entusiasmo e alla nostra motivazione.
Dopo qualche mese, ci siamo trasferite nella attuale sede di vicolo de’ Facchini, nel cuore del centro storico e della zona universitaria. Ben presto, alle mostre si sono affiancate molte altre attività: concerti, proiezioni, reading, presentazioni di progetti di realtà affini, che hanno reso l’associazione uno spazio fluido e aperto a diversi linguaggi espressivi.
La nascita di Elastico ha segnato l’inizio di una nuova, seconda fase, più matura e consapevole: la nostra programmazione è diventata via via più ricca e varia e con sempre maggiore convinzione e forza abbiamo cercato lo scambio e la collaborazione con altre realtà indipendenti, italiane ma non solo.
A partire da gennaio 2013, infine, abbiamo inaugurato una nuova, seconda sede, Elastico Studio, in via Porta Nova 12, che va ad affiancarsi a quella ormai “storica” di vicolo de’ Facchini.

Quali sono state, ad oggi, gli eventi più importanti e più caratterizzanti, quelli che maggiormente denotano la vostra struttura?
Tutto ciò che abbiamo ospitato ci rappresenta profondamente, a prescindere dalla maggiore o minore popolarità o esperienza degli autori: è proprio nella scelta attiva di ogni singolo evento e di ogni singolo artista che costruiamo, esprimiamo e comunichiamo la nostra identità. Questo continua a rimanere possibile proprio perché Elastico è un’associazione culturale: non abbiamo quindi l’obbligo di fare scelte condizionate dal bisogno di rispondere a logiche commerciali che, comprensibilmente, hanno un certo peso in altri tipi di realtà. Ciò su cui basiamo i nostri criteri di selezione degli artisti sono infatti, esclusivamente, un’affine sensibilità, la stima reciproca e la condivisione di un progetto.
Spostando invece l’attenzione sulle tipologie di eventi che ospitiamo, via via cresciute nel tempo, sicuramente continua a caratterizzarci prima di tutto l’attività espositiva e, quindi, un forte legame con le arti visive.
A prescindere dal linguaggio espressivo, ci interessa comunque promuovere lo sviluppo e la diffusione di pratiche culturali e artistiche contemporanee, con particolare attenzione alla contaminazione tra linguaggi e ai progetti di giovani artisti emergenti.

In che ambiente nascete? Intendo a livello urbano e di atmosfere artistiche – se insomma, la città in cui operate è viva e attiva a prescindere dal vostro intervento o se invece siete un avamposto e laboratorio creativo?
E qual è la risposta della città e delle istituzioni cittadine alla vostra presenza? È uno scambio proficuo e le amministrazioni si sono rivelate interessate alla vostra attività? Si è creato un giro – di persone, di artisti, di energie – intorno a voi?

Elastico nasce su un terreno fertile: rispetto ad altre realtà di provincia, Bologna è una città che continua a rimanere abbastanza vivace, sia dal punto di vista delle proposte culturali, che da quello della sensibilità del pubblico. Crediamo quindi ci sia una buona predisposizione “genetica” all’accoglienza di un’esperienza come la nostra, cosa che abbiamo avuto modo di sentire, come già dicevamo, fin dall’inizio della nostra piccola storia. Nel tempo, poi, si è sicuramente creato un forte legame – di stima reciproca, ma anche di amicizia – non solo con persone singole, ma anche con altri gruppi o collettivi, non necessariamente di Bologna, che si è trasformato in alcuni casi in collaborazione diretta su singoli progetti.
Per ciò che riguarda invece le istituzioni, abbiamo cominciato da poco a sperimentare questo tipo di relazione, lavorando ad un progetto di festival – Cheap – che si terrà a Bologna dal 9 all’11 maggio 2013. In questo caso, la risposta delle istituzioni locali ci è sembrata sicuramente positiva e molto collaborativa.

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Qual è la vita di uno spazio come il vostro? Che tipo di attività vi si svolgono all’interno?
Entrambe le sedi di Elastico sono aperte tutti i giorni, dal mercoledì al sabato, e le attività che vi si svolgono sono piuttosto varie. Sicuramente l’attività espositiva rimane preminente. Organizziamo però anche workshop, proiezioni, concerti, reading.

Come avviene la scelta delle attività e delle mostre? Chi decide cosa proporre al pubblico e come viene attuata questa decisione?
Sebbene abbiamo stabilito al nostro interno una suddivisione dei compiti piuttosto precisa per ciò che riguarda le attività operative, per scelta preferiamo comunque, al contempo, mantenere i confini tra i ruoli piuttosto fluidi. Forse qualche esempio può aiutare a spiegare meglio questa apparente “contraddizione”.
Per questioni di efficienza logistica, oltre che per valorizzare al meglio le personali competenze di ciascuna di noi, c’è sicuramente chi si occupa abitualmente degli allestimenti, piuttosto che della comunicazione o, ancora, degli aspetti più meramente tecnici nel caso dei concerti o delle proiezioni.
Esiste però un’area di attività – per noi sicuramente la più interessante e stimolante – che viene affrontata da sempre ed esclusivamente in modo collettivo: la ricerca e la scelta degli artisti e dei progetti che di volta in volta ospitiamo. Frequentemente ci incontriamo così al di fuori degli orari di apertura dello spazio per analizzare insieme le proposte che ci arrivano o per condividere collettivamente le idee che ciascuna di noi ha, valutandone insieme la reale fattibilità.

Quali sono le modalità di finanziamento? Esistono modalità di sostegno da parte di chi frequenta il vostro spazio, o aiuti da parte delle amministrazioni più o meno locali? Quali sono le difficoltà maggiori che trovate nel proseguire la vostra attività in un momento difficile come questo?
Per decidere di mantenere uno spazio in un momento sicuramente molto complesso dal punto di vista economico com’è questo, crediamo siano necessarie principalmente due qualità: una forte motivazione e una vivace inventiva. Per coprire le spese, ci siamo sempre mosse attraverso iniziative di autofinanziamento permesse dalla forma associativa, visto che la sola vendita delle opere non sarebbe sufficiente a sostenerci. Abbiamo poi al nostro interno un art shop dedicato esclusivamente ai multipli d’artista e alle autoproduzioni.

Quali sono le vostre modalità di promozione? Siti, social network, altro?
Fin dalla nostra prima mostra abbiamo portato avanti un’azione di ufficio stampa diretta principalmente ai media locali e ai magazine on line che si occupino di tematiche artistiche e culturali. In parallelo, comunichiamo direttamente le nostre iniziative al nostro pubblico attraverso  sito, newsletter e pagina Facebook, che aggiorniamo costantemente. Il web è quindi certamente importantissimo nel nostro caso, non solo perché ci permette di comunicare con realtà distanti geograficamente, ma anche perché ci consente di ridurre i costi di stampa, ad esempio dei flyer, per ciò che riguarda il pubblico locale.

E quali sono le reti tra i vari spazi espositivi italiani? Conoscete, siete in contatto con esperienze simili alla vostra disseminate sul territorio?
Avete mai portato avanti progetti comuni? Credete possa essere un’idea interessante, un modo per mettere insieme menti e progetti simili?

Ricercare attivamente il contatto con realtà affini è indispensabile, per noi, non solo perché è stimolante, ma anche perché crediamo fortemente nel fatto che stia diventando sempre più importante e decisivo fare rete. Conosciamo quindi certamente molti altri gruppi che portano avanti progetti che apprezziamo, stimiamo e sosteniamo, cercando ad esempio anche solo di diffonderli attivamente presso chi ci segue, quando non siamo coinvolte direttamente.
Non ci riferiamo solo ad altre associazioni culturali o gallerie, ma anche a festival e a progetti più temporanei, che nascono da aggregati meno “strutturati”, più fluidi, i cui componenti non necessariamente lavorano insieme continuativamente. In alcuni casi, infatti, proprio i festival sono stati un’occasione importante per conoscere nuovi artisti che abbiamo poi invitato ad esporre ad Elastico; è questo il caso, ad esempio, di Crack, che, interamente dedicato all’arte stampata e disegnata, viene organizzato a Roma a cadenza annuale.
Sempre i festival, insieme ad altre manifestazioni culturali non necessariamente incentrate sulle arti visive, ci hanno poi permesso di stringere rapporti più stretti e personali con spazi e associazioni, che in precedenza conoscevamo più indirettamente. A questo proposito, molti sono gli esempi anche in città (BilBOlBul, Arte Fiera, roBOt, Fiera del libro per ragazzi, Future Film Festival, Gender Bender e molti altri).
Su questo terreno fertile è naturale che possano svilupparsi collaborazioni dirette, in cui le diverse storie e competenze, spesso complementari, confluiscono in un progetto comune. Proprio in questo modo è nato il nostro rapporto con il TPO, che si è sviluppato nell’organizzazione di un festival – il già citato Cheap – che ha voluto fortemente a sua volta coinvolgere altre realtà del territorio.
Cheap è infatti un progetto che si sviluppa su tre piani. Da un lato abbiamo lanciato una Open Call attraverso cui invitiamo gli artisti ad inviarci i loro lavori di poster art, che andremo poi ad affiggere, nei giorni del festival, in spazi pubblici che abbiamo individuato insieme alle Amministrazioni locali in quattro diversi quartieri cittadini (San Vitale, San Donato, Porto e Navile). Dall’altro, nelle stesse date (9-10-11 maggio 2013), quattro artisti invitati dall’organizzazione del festival realizzeranno ciascuno un progetto site specific di poster art, che tenga conto dell’identità e della storia dei singoli quartieri. Infine, una rete di spazi espositivi che abbiamo scelto all’interno della città e di cui stimiamo il lavoro ospiteranno una serie di mostre dedicate ai poster d’arte e, in alcuni casi, anche workshop.

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Quali sono gli altri progetti in calendario per quest’anno?
Il nostro calendario è già programmato per molti mesi a venire, segno del fatto che sicuramente continua a rimanere molto viva la richiesta, da parte dei giovani artisti, di spazi espositivi che possano ospitare i loro progetti. Per tutti i dettagli, seguiteci sul nostro sito o sulla nostra pagina facebook.