Mademoiselle boyfriend

En

Ma Vincent non è un nome da uomo?
La domanda che ci si poneva nell’attesa di vederla uscire dalla metro era questa. Ed eravamo in tre ad attenderla, oltre a me, un’amica e ovviamente il lupastro Grigio.
Ad ogni modo il mio rapporto con l’inglese non è dei migliori e potrei non sapere che è usato anche al femminile. E se anche fosse usato al femminile, ha una qualche rilevanza questa domanda? Direi di no, non oggi, non per me, non se attendi una modella polacca sulla metro rossa di Milano. Il suo agente mi ha scritto, lei mi ha scritto e ho risposto. Siamo qui.
Piove, che novità.
Ma tornerà la luce, e ne abuseremo mentre l’afa della pianura ci scioglierà.
Sin qui potrebbe sembrare che il sottoscritto voglia parlarvi dell’incontro con Vincent ma non è così. Di lei vorrei mostrarvi qualche frame, tutto qui.
Certi incontri però sono fortuiti o, se volete, sono arte dell’incontro alla vinicio maniera. Non saprei dire come accadono, so solo che ti invitano a riflettere.
In un fine settimana piovoso e pateticamente pasquale in cui ti ritrovi a parlare del sottile legame fra la fotografia e la morte, di quel che significa ferire il tempo con una pellicola al fine di lenire un dolore, restituirgli frammenti di maltolto, del fatto che l’arte non prende i natali dalla felicità e ancora, dei rapporti umani, delle culture egemoniche, giuste o sbagliate che siano, delle aspettative insensate, ecco che piove anche Vincent nella mia mansarda.
Genova. La mansarda oramai si chiama Genova, le si addice. Vincent ha ventidue anni, si muove in Europa facendo couchsurfing sa esattamente quello che vuole, probabilmente sa come ottenerlo e in quanto tempo. Non ha problemi a spaziare da Genova al mio frigorifero e a cucinare in una casa italiana, non ha problemi nel relazionarsi e nel lavorare (si ho scritto lavorare non vogliatemene) davanti ad una macchina fotografica. Vincent afferma, in un inglese che farebbe sciogliere il mio docente madrelingua, che è stata fortunata perché sua madre oltre ad essere la sua prima fan, l’ha anche cresciuta libera da moralismi e dettami religiosi.
Lo si capisce dalla sua relazione con gli animali. Grigio, il lupastro è stupito, si chiede se ha davanti un suo simile. Giorgino, il micio gran­farabutto e seduttore è sedotto a sua volta.
Ed io non devo fare nulla, neanche ­dire­ nulla (il che mi agevola non poco e mi risparmia meschine figure).
Ho imparato a diffidare di chi non ama gli animali, un motivo c’è sempre.
Ora, non so esattamente di cosa stavo parlando… Giusto, sì, di rapporti umani. L’uomo è un animale.
Questo è un fatto. Se ne prendessimo intimamente coscienza e riuscissimo a scendere da quel posticcio e mendacio piedistallo umanista vivremmo tutti meglio. Se non vi piace va bene uguale, siete animali comunque e non perché lo dice qualcuno, ma perché di questo fatto ne parla il vostro codice genetico. E dunque quando si incontrano persone che per quanto sofisticate, evolute e acculturate possano essere, non peccano di tale arroganza umanista, beh, si sta bene. E non c’è niente di particolare da aggiungere se non le immagini che seguono.
E se qualcosa non vi torna in ciò che avete letto sappiate che non ho la minima idea del perché io l’abbia scritto. È uscito da solo.

Romolo Giulio Milito - Vincent Maya Mi (2)

Romolo Giulio Milito - Vincent Maya Mi (3)

Romolo Giulio Milito - Vincent Maya Mi (4)

Romolo Giulio Milito - Vincent Maya Mi (5)

Romolo Giulio Milito - Vincent Maya Mi (6)

Romolo Giulio Milito - Vincent Maya Mi (7)

Romolo Giulio Milito - Vincent Maya Mi (8)

Romolo Giulio Milito - Vincent Maya Mi (9)