Scoprendo ONO Arte

Su Enquire abbiamo intervistato fotografi, illustratori, pittori, e tutti ci hanno parlato delle proprie produzioni, dei loro inizi, delle loro mostre.
Perché una volta non intervistare chi, con impegno, dedizione e curiosità, mette a loro disposizione gli spazi espositivi?
Oggi siamo a Bologna, in Via S. Margherita 10, per scoprire uno degli spazi più interessanti di questo capoluogo emiliano. Si chiama ONO arte e ha aperto nel Giugno 2011, un mese caldo come le mostre che si tengono in questo spazio. Dal Punk a Johnny Cash, dalle collaborazioni con il BilBolBul alla Cineteca di Bologna, vi raccontiamo cosa è ONO, parlandone con Vittoria.
E intanto ne approfittiamo anche per ricordarvi che fino al 2 Maggio potete gustarvi Blow Up: Antonioni e la fine della Swinging London, una ricerca su quel fenomeno, culturale, sociale e artistico che investì la capitale del Regno Unito da metà degli anni Sessanta e che prende appunto il nome di Swinging London.
Non vogliamo dilungarci oltre, quindi buona lettura.

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Quando e come nasce il vostro spazio? Si tratta di una fondazione ex-novo oppure le strutture (fisiche, ma anche associative/gerarchiche ove presenti) sono preesistenti?

Il nostro spazio nasce  nel giugno 2011 in un vecchio negozio nel centro di Bologna.  Siamo una società nata quando, dopo tanti anni da dipendenti nel settore dell’arte, abbiamo finalmente deciso di metterci in proprio per poter seguire a pieno quella che era la nostra visione dell’arte.

Qual è, in breve, la vostra storia? Quali sono state, ad oggi, gli eventi più importanti e più caratterizzanti, quelli che maggiormente denotano la vostra struttura?

Dopo l’apertura nel torrido giugno 2011, sicuramente il momento più importante della nostra attività è stato nell’Ottobre di quello stesso anno quando abbiamo inaugurato la mostra “Punk, l’ultima rivoluzione” che ha segnato l’inizio del nostro percorso di mostre fotografiche legate alle grandi tematiche socio-culturali del secondo Novecento attraverso musica, cinema, moda, letteratura ecc.

In che ambiente nascete? Intendo a livello urbano e di atmosfere artistiche – se insomma, la città in cui operate è viva e attiva a prescindere dal vostro intervento o se invece siete un avamposto e laboratorio creativo?

E qual è la risposta della città e delle istituzioni cittadine alla vostra presenza? È uno scambio proficuo e le amministrazioni si sono rivelate interessate alla vostra attività? Si è creato un giro – di persone, di artisti, di energie – intorno a voi?

Bologna è sempre stata una città attenta alle avanguardie e alla cultura in generale e, soprattutto in un momento di crisi, c’è voglia di confronto. La città, in tempo brevissimo, ci ha accolto e seguito con passione, rimandandoci spesso spunti e collaborazioni con locali, festival ed altre istituzioni storiche per Bologna. Dal punto di vista strettamente istituzionale il Comune e l’Assessorato alla Cultura ci hanno sostenuto molto dando appoggio e visibilità alle nostre mostre, ma al tempo abbiamo avviato un progetto di collaborazione che coinvolge anche altre realtà private.

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Qual è la vita di uno spazio come il vostro? Che tipo di attività vi si svolgono all’interno?

Il nostro è uno spazio poliedrico e polivalente. Al nostro interno ospitiamo sia un negozio di vinili, Background, che un bookshop con editoria dedicata a tutte le tematiche che trattiamo, ma anche merchandising e t-shirt d’autore – e un bar aperto dalle 18.00. Oltre ovviamente alle mostre il nostro spazio ospita presentazioni libri e dischi, seminari legati alle più diverse tematiche, performance video e musicali.

Come avviene la scelta delle attività e delle mostre? Chi decide cosa proporre al pubblico e come viene attuata questa decisione?

La progetto curatoriale è interamente gestito da me (Vittoria, ndI) e dal mio socio Maurizio Guidoni -seguiamo sia le nostre passioni che l’interesse collettivo cercando di cogliere il più possibile spunti dal presente e di studiare il passato, sempre con un occhio al mixed media. Siamo però ovviamente aperti alle più diverse collaborazioni e amiamo confrontarci con più persone possibile.

Il vostro lavoro sviluppa una ricerca legata alle tematiche socio culturali e pop attraverso retrospettive fotografiche che coinvolgono anche il lavoro di grandi nomi internazionali. Quali sono le direzioni preferite di ricerca, quali gli anni e i periodi che meglio caratterizzano la vostra ricerca?

Abbiamo la fortuna di poterci confrontare attraverso mostre dal carattere documentaristico con  quelli che sono stati i movimenti e le correnti che più hanno influenzato a livello sociale e di cultura di massa la nostra storia recente. In questa ricerca, per noi, le opere di grandi nomi della fotografia che collaborano con noi hanno lo stesso valore dell’abbigliamento originale, della carta stampata, del documentario .

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Sono stati organizzati altri eventi in correlazione con queste mostre, come proiezioni di film, etc? E nel caso, avete collaborato con altri enti e organizzazioni? (Ovvero, Ono Art è stata anche contenitore per eventi e partner di altri nell’organizzazioni di serate – come funzionano queste collaborazioni?)

Si come detto siamo stati partner dei più diversi eventi e festival – dal Robot al BIL BOL BUL passando per il Future Film Festival e molti altri. Per quello che riguarda le singole mostre spesso abbiamo organizzato in collaborazione con la Cineteca di Bologna delle proiezioni legate alle tematiche che appunto stavamo trattando. La maggior parte di queste esperienze sono nate dall’attenzione per lo stesso campo di ricerca e la stima reciproca.

Quali sono le vostre modalità di promozione? Siti, social network, altro?

Inutile negare che i social network sono importati per la comunicazione al giorno d’oggi. Ma anche i siti specializzati e la stampa tradizionale rimangono efficaci. Le conferenze stampa che indiciamo ad ogni apertura di mostra ci permettono una visibilità sulle stampa locale e nazionale sia a livello di quotidiani che di periodici. Insomma cerchiamo di gestire al meglio e a 360° la comunicazione scegliendo di avere un ufficio stampa interno per un maggior controllo.

E quali sono le reti tra i vari spazi espositivi italiani? Conoscete, siete in contatto con esperienze simili alla vostra disseminate sul territorio?

Avete mai portato avanti progetti comuni? Credete possa essere un’idea interessante, un modo per mettere insieme menti e progetti simili?

In realtà non conosciamo molti altri spazi italiani con le nostre caratteristiche. Paradossalmente facciamo meno fatica a confrontarci con i concept store che però non hanno esattamente la stessa vocazione legata alla fotografia, la quale rimane comunque il cuore pulsante del nostro spazio.

Quali sono gli altri progetti in calendario per quest’anno?

Abbiamo un paio di mostre molto importanti che però teniamo top secret… le prossime che posso citarvi sono una mostra su Antonioni e la fine della Swinging London a marzo e una monografica su Johnny Cash.

C’è qualcos’altro che volete aggiungere?

God save the queen

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Volete saperne di più? Visitate il loro sito www.onoarte.com