Nam June Paik in Italia

Dopo aver vissuto un oscillante periodo di nomadismo in terra italiana, l’artista coreano Nam June Paik ritorna nuovamente nel nostro Paese, nelle sedi espositive della Galleria Civica di Modena, Palazzo Santa Margherita e Palazzina dei Giardini fino al prossimo Giugno 2013, con la personale Nam June Paik in Italia. Oltre cento lavori arricchiti da documenti e testimonianze fotografiche e filmate, che dosano, in parte, l’influenza italiana nella carriera artistica di Paik.

Nam June Paik (3)

Autore del primo video d’arte della storia nel 1965, fu tra gli esponenti di spicco del movimento Fluxus dagli anni Settanta a tutti gli anni Novanta. Oggi dare una definizione a Fluxus può sembrare paradossale, leggerlo come un manifesto, un progetto mirato alla fusione di tutte le arti, l’esatta simbiosi di un movimento a un certo numero di principi che aboliscono tutti i confini residui fra le varie discipline artistiche, fra artista e pubblico e soprattutto fra arte e vita.
Un movimento eterogeneo e cosmopolita che combina artisti provenienti da diversi mondi culturali e soprattutto dalle più diverse tendenze e discipline come l’insegnamento liberatorio della musica sperimentale di John Cage, per poi arrivare a Joe Jones, Yoko Ono, Charlotte Moorman, Joseph Beuys,Philip Corner, George Brecht, Ben (Vautier), Giuseppe Chiari, Ken Friedman, tanto per citarne alcuni. 
Attraverso l’opera l’artista fluxus vuole scoprire in maniera spregiudicata gli oggetti e le possibilità attuali dell’uomo, che purtroppo altre forme di conoscenza ci lasciano sfuggire, immergendo il pubblico nell’immensa e cinica realtà-spettacolo del mondo che respiriamo. Il materiale del quotidiano viene assemblato per ricombinarlo e ristrutturarlo in un nuovo orizzonte, per renderlo stimolante agli occhi di un pubblico avido e annoiato, attraverso la collaborazione del caso e quindi della parte non intenzionale dell’uomo. 

Nam June Paik (4)

Nel corso della sua vicenda artistica, che celebra la stagione dell’happening newyorkese, Nam June Paik ha agito fra arte, musica, teatro e fotografia. Le sue istallazioni sono il mix completo di elementi tecnologici, registratori, monitor, fili, televisori, ma anche pianoforti, specchi, pupazzi, oggetti zen. In molti ricorderanno quel televisore svuotato che all’interno lasciava bruciare una candela, opera esposta sulla sua personale in Italia nel 1975 a Roma, o piccoli robot di latta che rendono omaggio alla diva Maria Callas.

Nam June Paik (2)

Oggi, Nam June Paik viene considerato il principale precursore della videoarte, grazie alla capacità e alla passione di saper vivere l’oggetto televisore e la telecamera sia come elementi per produrre video-sculture e video-installazioni sia come componenti vere e proprie di performance.
La mostra consacra ancora una volta la famosa frase dell’artista il futuro è ora portando avanti il discorso legato alla tecnologia nell’arte e soprattutto all’elemento umano che si abbandona a valori estetici per concentrarsi su Humor e Non-sense.