L’Assenza Della Forma: Yvonne Laufer

Ciò che ci circonda viene definito “forma”. La realtà che percepiamo é un “tutto” tangibile in grado di influenzare la nostra esistenza e modificarne, in un modo o nell’altro, il percorso che intraprendiamo. Anche la moda, sotto un certo punto di vista, può essere paragonata a questo tipo di “forma”: essa é un aspetto estremamente artistico della dimensione visiva e tattile, alba e crepuscolo della sinuosità geometrica del corpo umano. Il suo contrario diretto, incisivo e definitivo é, a detta di molti, il nulla.Come può essere definita questa materia assente, capace di affascinare il genere umano sin dai suoi albori?

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In accordo con i numerosi studiosi convinti della imperfetta consistenza del niente, ciò che non é qualcosa viene immaginato dalla nostra mente come un abisso nero che inghiottisce tutto ciò che gli capita tra le grinfie. Un esempio può essere rimandato direttamente alla teoria astronomica dei buchi neri, ovvero crateri di nulla che aspirano, con una forza gravitazionale immensa, tutto ciò che, anche solo leggermente, sfiora la loro affamata posizione.

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Nel mondo della moda, è molto interessante sviscerare il parere di Yvonne Laufer, giovane designer di Copenhagen, che ha intrapreso una serie di elaborati studi alla ricerca di quella perfetta armonia che dovrebbe nascere tra l’incontro-scontro tra la forma e la non-forma.

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Laureata alla Royal Danish Academy of Fine Arts, ha iniziato a lavorare fin da subito influenzata e affascinata dal mondo della scienza, tempio della mente e del corpo umani. Come dicevamo, Yvonne ha continuamente cercato di mescolare, all’interno di una sua stessa creazione, due poli opposti dell’esistenza, unendo lo Ying e lo Yang della natura cosmica.

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La sua collezione VOID é il risultato di questa lotta eterna e perennemente in movimento tra i due titani materici che tanto influenzano il lavoro della designer. Il fulcro delle creazioni che fanno parte di VOID si sviluppa in una serie di tecniche all’avanguardia in grado di tagliare parti di materiali che vengono sostituiti, coperti o esaltati da altri tessuti totalmente diversi e spesso in contrasto tra di loro.

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Quasi come passeggiando in un giardino di origami, i capi di Yvonne sono un accatastarsi di diversità, in un inno incondizionato all’assenza di ciò che, al contrario, é presente in tutta la sua forza. I suoi abiti si sfaldano, come all’interno di una magica clessidra colpita da una disfunzione visivo-temporale, smembrando il corpo umano come nel celebre abito a cassetti ispirato alle opere visionarie di Dalì. Quasi come un libro vivente, l’essere umano si apre alla materia, mostrando ciò che in esso si cela.

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Anche la tavolozza a cui Yvonne si affida sembra essersi congelata in una stasi di azione improvvisa, fulgida di colori tenui e delicati, esattamente come i morbidi tessuti che si appoggiano delicatamente sulle curve femminili, senza eccessive pretese di esibizione corporea. Non é la seduzione che deve trasparire, di primo acchito, dagli abiti che vediamo, ma la loro scomposta eleganza che si avvale di intrecci sartoriali, abili e distorcenti.

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Le linee, lasciate appositamente sfocate dal susseguirsi di una lotta intestina e interminabile, vorticano attorno ad un unico asse, centro assoluto e focus del lavoro della designer di Copenaghen. In una società assetata di brava e di materia, VOID rappresenta il punto di non ritorno tra la presenza, forte come non mai, della moda, e la sua ossessiva assenza, importante tanto quanto il suo opposto.