Jamie Lidell: Jamie Lidell

Jamie Lidell ha atteso fino al suo quinto album per poter dare alle stampe quello che è il suo primo lavoro eponimo. Non è un caso. Dal timido debutto con Multiply, primo disco per l’etichetta inglese Warp, al funky soul del trionfale Jim, il musicista britannico dalla voce black ha dovuto faticare per trovare una propria dimensione musicale, che rappresentasse in toto la sua ecletticità.

Jamie Lidell Album

Jamie Lidell è l’album che ci fa conoscere il lato più coraggioso, e paradossalmente più sincero, di questo straordinario artista. Non c’è un pezzo alla Another Day, per intenderci, né la stessa voglia di sperimentare ad ogni di costo del precedente Compass. Il leit motiv di questo nuovo EP coincide con quell’anarchia musicale rivelatasi necessaria, per far si che la voce soul di Jamie Lidell – una delle più interessanti fra quelle in circolazione – potesse incastrarsi con i suoni freddi di drum machine e campionamenti dal sapore vintage.

Ascoltate attentamente. Se Big Love cita i Cameo e Prince, In Your Mind celebra il Re del Pop Michael Jackson, con alcuni passaggi di beatboxing che sembrano venir fuori da Dangerous. What A Shame gioca invece con quelle armonizzazioni vocali che – riprendendo l’artwork del disco – costruiscono un labirinto fatto di geometrie sonore diabolicamente perfette. Si potrebbe azzardare, partendo da pezzi come Don’t You Love Me e Blaming Something, che il nostro Jamie Lidell abbia voluto trasporre in musica l’astrattismo di una certa “arte plastica” a lui cara, attraverso la (de)costruzione di suoni, linee vocali e campionamenti che non necessariamente avessero un senso ad un primo ascolto.

Tirando ancora una volta in ballo l’artwork del disco, dove la sagoma facciale di Jamie Lidell è divisa in tanti poligoni asimmetrici e dai colori diversi, questo disco rischia di diventare uno dei migliori del 2013, proprio grazie a quella rottura col passato che ha richiesto la formazione di una nuova identità, la sua, guarda a caso battezzata col proprio nome.