Scoprendo il LEM (Sassari)

Su Enquire abbiamo intervistato fotografi, illustratori, pittori, e tutti ci hanno parlato delle proprie produzioni, dei loro inizi, delle loro mostre.
Perché una volta non intervistare chi, con impegno, dedizione e curiosità, mette a loro disposizione gli spazi espositivi?
Avevamo iniziato questa serie di interviste agli spazi espositivi più interessanti del paese con lo Spazio meme di Carpi, e da oggi continuiamo con una nuova serie di articoli.
Oggi è il turno del LEM Laboratorio Estetica Moderna, di Sassari (lo trovate in via Napoli 8). Ne parla con noi, il presidente Giovanni Manunta Pastorello.

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Quando e come nasce il vostro spazio?
Il LEM nasce verso la fine del 2009, quando mi è stato proposto di utilizzare una ex palestra come laboratorio o spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea.

Si tratta di una fondazione ex-novo oppure le strutture (fisiche, ma anche associative/gerarchiche ove presenti) sono preesistenti?

I proprietari del locale, chiuso da diversi anni, hanno generosamente preferito che qualcuno lo utilizzasse piuttosto che lasciarlo abbandonato.

Qual è, in breve, la vostra storia?

Come dicevo, verso la fine del 2009 ho deciso di coinvolgere un altro artista, Leonardo Boscani, per selezionare un gruppo di giovani artisti e provare a creare un laboratorio che potesse anche avere la funzione di galleria.

Abbiamo inaugurato lo spazio nell’Aprile del 2010 con una mostra dal titolo “Tessere“, in cui era coinvolto tutto il gruppo di artisti.

Dopo l’inaugurazione l’associazione che gestiva la galleria ha subito dei cambiamenti nel suo organico fino a diventare quello definitivo, con Salvatore Ligios e Narcisa Monni. Da allora abbiamo organizzato una ventina di mostre e partecipato a due fiere.

Quali sono state, ad oggi, gli eventi più importanti e più caratterizzanti, quelli che maggiormente denotano la vostra struttura?

Non saprei quale scegliere. Preferirei vedere il progetto in tutto il suo operato. Per tre anni abbiamo cercato di colmare il vuoto lasciato con iniziative private e investimenti privati per non essere uno spazio pubblico con finanziamenti pubblici, bensì una galleria pronta a sfidare il mercato in una città e in una regione dove l’arte contemporanea è apprezzata e seguita. Crediamo che l’arte possa esistere anche senza assistenzialismo, con nuove strategie che si basano sulla collaborazione.

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In che ambiente nascete? Intendo a livello urbano e di atmosfere artistiche – se insomma, la città in cui operate è viva e attiva a prescindere dal vostro intervento o se invece siete un avamposto e laboratorio creativo?

Sassari ha una Accademia di Belle Arti ma non ha né musei né gallerie. Gli artisti che frequentano l’accademia fanno gruppo sino al compimento degli studi poi tendono a disperdersi. Non saprei valutare l’impatto che ha avuto l’apertura del LEM in Sardegna però qualcosa è cambiato, come minimo siamo diventati uno dei punti di riferimento.

E qual è la risposta della città e delle istituzioni cittadine alla vostra presenza? È uno scambio proficuo e le amministrazioni si sono rivelate interessate alla vostra attività? Si è creato un giro – di persone, di artisti, di energie – intorno a voi?

La risposta è stata buona, soprattutto se consideriamo il periodo di crisi che stiamo attraversando. Ovviamente considero solamente la risposta dei cittadini e di qualche ente privato perché non abbiamo mai coinvolto le amministrazioni pubbliche. Non si è creato un giro di persone o di artisti, è più corretto dire che il laboratorio è diventato un punto di riferimento per artisti, collezionisti e appassionati che già esistevano. Sassari ha una lunga tradizione legata all’arte.

Qual è la vita di uno spazio come il vostro? Che tipo di attività vi si svolgono all’interno?

È un lavoro faticoso, siamo tutti artisti e dedichiamo il tempo che ci rimane per curare lo spazio. Le attività sono principalmente mostre di arte contemporanea e fotografia che tendono a monitorare quello che avviene nel territorio; in maniera parziale purtroppo perché sarebbe impossibile occuparsi di tutti.

Per tre mesi lo spazio sarà gestito da un’altra associazione, Su Palatu con Salvatore Ligios, che si occuperà esclusivamente di fotografia; questo ci permetterà di arricchire l’offerta al pubblico.

Come avviene la scelta delle attività e delle mostre? Chi decide cosa proporre al pubblico e come viene attuata questa decisione?

Siamo una associazione no profit e paghiamo noi tutte le spese, quindi ci riserviamo di decidere in maniera insindacabile quello che vogliamo proporre. Siamo aperti anche ai progetti esterni che ci vengono presentati da curatori o artisti e anche in quel caso selezioniamo quello che ci interessa di più; senza nessun criterio se non quello di osservare ciò che sta accadendo e che a noi sembra più adatto al nostro progetto.

Quali sono le modalità di finanziamento? Esistono modalità di sostegno da parte di chi frequenta il vostro spazio, o aiuti da parte delle amministrazioni più o meno locali? Quali sono le difficoltà maggiori che trovate nel proseguire la vostra attività in un momento difficile come questo?

Ci autofinanziamo e vendiamo le opere degli artisti che sostengono a loro volta lo spazio con delle donazioni. Il periodo è difficile per quasi tutti, anche per noi, ma se siamo riusciti ad andare avanti ora, grazie ai collezionisti che ci sostengo ed al nostro lavoro,  credo che si possa essere ottimisti.

Quali sono le vostre modalità di promozione? Siti, social network, altro?

Social network, siti, piccole pubblicità sulle riviste ed il classico passaparola.

E quali sono le reti tra i vari spazi espositivi italiani? Conoscete, siete in contatto con esperienze simili alla vostra disseminate sul territorio?

Avete mai portato avanti progetti comuni? Credete possa essere un’idea interessante, un modo per mettere insieme menti e progetti simili?

Certo, ci sono degli spazi che sentiamo più affini al nostro, rispetto alle classiche gallerie. A Novembre abbiamo inaugurato una mostra in collaborazione con Zelle di Palermo. Ci sono progetti in sospeso con Galleria Marconi di Cupra Marittima. Ci piacerebbe collaborare con Circolo Quadro a Milano o GiaMaArt studio di Vetulano (Benevento).

Quali sono gli altri progetti in calendario per quest’anno?

Sino ad aprile il LEM si occuperà di fotografia con una rassegna di mostre personali, la prima sarà quella di Paolo Marchi.  Riprenderemo la programmazione con una collettiva curata da Andrea Lacarpia, poi seguirà la personale del vincitore del premio Ora. Ad Ottobre ci sarà la personale del gruppo Y Liver che inaugurerà la nuova stagione.

C’è qualcos’altro che volete aggiungere?

Sì, che la parola “moderna” ci sembrava più adatta di “contemporanea” al tipo di laboratorio che stiamo portando avanti.

La parola “moderna”, oltre l’effetto evocativo di un immaginario ottocentesco, porta con sé il concetto di un’arte che rimane legata, attraverso la produzione di opere, alla società in cui vive.

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Per tutte le altre informazioni, visitatate il sito www.gallerialem.com