Storia Di Un Fotografo: Gardin

Non sono un artista, preferisco siano le mie foto a parlare
Gianni Berengo Gardin nasce a Margherita Ligure nel 1930 ed inizia ad occuparsi di fotografia nel 1954. Dopo aver vissuto a Roma, Venezia, Lugano e Parigi si è stabilito a Milano nel 1965 iniziando la carriera professionale, dedicandosi alla fotografia di reportage, all’indagine sociale, alla documentazione di architettura e alla descrizione ambientale.
Ha collaborato con le principali testate di stampa illustrata italiana ed estera (Il Mondo, Epoca, L’Espresso, Le Figaro, Time), senza dimenticare la pubblicazione di oltre 200 volumi fotografici.

10.Gianni Berengo Gardin_Monaco 1965

La Casa dei Tre Oci presenta la retrospettiva di questo grande fotografo italiano, un’antologia unica e imperdibile di 130 fotografie curata da Denis Curti e prodotta da Civita Tre Venezie e da Contrasto, con il sostegno di Veneto Banca e della Regione Veneto.
Ci troviamo qui, oggi, a passeggiare tra le sale della Casa Tre Oci, ripercorrendo attraverso le molteplici stampe analogiche, la carriera di un grande maestro italiano che più di altri ha saputo restituire e rinnovare il linguaggio del nostro Paese e non solo, anche grazie al Touring Club che lo spinge in angoli reconditi del paese.

5.Gianni Berengo Gardin_Yugoslavia 1979

Le fotografie di Gianni Berengo Gardin hanno avuto anche molta influenza nella coscienza collettiva del popolo, un potere persuasivo dell’immagine che ha portato ad una relativa reazione; basti pensare al suo straordinario lavoro di documentazione della condizione degli ospedali psichiatrici in Italia condotto nel 1969 con Carla Cerati, dove vengono raccontate la disperazione, l’alienazione della prigionia dei pazienti e la crudeltà delle cure subite. “Morire di classe” sarà infatti fondamentale per l’approvazione della legge 180, Riforma Basaglia, e la conseguente chiusura dei manicomi.

9.Gianni Berengo Gardin_Venezia 1958

Gianni Berengo Gardin considera questa come la mostra più rappresentativa della sua carriera; ha voluto riprendere in mano tutta la sua produzione, per rileggere il tutto con lo sguardo d’oggi e scegliere così, le immagini che, meglio di altre, raccontassero la sua storia; una sorta di sintesi dagli esordi all’ultima immagine scattata in digitale di due ragazzi che si baciano per strada.
Ed è proprio il suo sguardo verso il mondo ad affascinarci, delicato e vivacemente poetico, un modo diretto di guardare “in faccia”, senza scorciatoie, rendendo possibile una lettura di un mondo complesso; prendendo sempre e comunque una posizione, un’ideale, che pone però, al centro lo stesso soggetto, l’uomo.
Colpisce la poeticità dei semplici gesti quotidiani ritratti nei suoi scatti, dove ognuno può in qualche modo riconoscersi. Sono immagini reali, attimi di vita sospesi e senza tempo che si ripetono giorno dopo giorno; ed il fascio guardandole è proprio questo: il soffermarsi in uno spazio sospeso tra passato e presente, immagini degli ultimi anni, intrecciate a quelle passate, ma con la stessa magia di allora.

6. Gianni Berengo Gardin_Venezia In vaporetto, 1960

Sono un professionista, ma con lo sguardo di un dilettante queste sono le parole con cui egli stesso spiega la magia che racchiudono i suoi scatti.
Le 130 fotografie sono in bianco e nero, stile prediletto dal Gardin, non solo per una questione generazionale, ma anche perchè il colore distrae il fotografo e chi guarda.
Gianni Berengo Gardin continua tutt’ora il suo lavoro di indagine sociale (basti pensare al recente lavoro sull’Aquila prima e dopo la devastazione inflitta dal terremoto), di ricerca d’obiettività di comunicazione e di qualità dell’immagine perchè “le immagini sono ciò che conta”.

2.G.Berengo Gardin_Catania 2001_

È possibile visitare Storia di un fotografo dal 2 Febbraio al 12 Maggio 2013 presso la Casa Tre Oci di Venezia.
Per maggiori informazioni: www.treoci.org
Tutte le foto © Gianni Berengo Gardin/Contrasto.