Homo Consommatus

L’involucro rende spesso molto invitante l’interno, è un dato di fatto. Quante volte sentiamo dire “non giudicare mai il libro da una copertina”? L’esigenza umana di trarre conclusioni solo dal punto di vista estetico è radicata nei meandri di ognuno di noi. Il mondo della moda rappresenta, possiamo dirlo, un ottimo espediente per realizzare in modo eccelso un involucro dall’aspetto perfetto.

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Quanti dei designer di oggi si preoccupano non solo di questa esteriorità palpabile, ma anche di cosa si nasconde sotto strati di tessuti, pelli e accessori di prim’ordine? Uno, sicuramente, esiste: Homo Consommatus. Il significato latino letterale significa “persona che consuma” raffigurata come un’unità sociale il cui obiettivo principale risiede nel costruire la propria ricchezza, situata in un complesso più ampio in cui si coltiva l’idea di “comfort interiore”, che necessità obbligatoriamente di un degno contenitore.

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Il designer del brand, Alexey Sorokin, basa la sua ispirazione proprio sulle idee consumistiche che circondano il mondo moderno, un pò come fece Andy Warhol durante le sue creazioni della Pop Art. L’aspetto consumistico palesemente affrontabile da chiunque richiede a gran voce quel contenitore gradevole da cui scaturisce l’eleganza interiore che scorre in ognuno di noi. Alexey ha quindi, grazie alle sue applicazioni teoriche dell’arte del design, creato un connubio non indifferente in cui l’esigenza del bello esteriore stimola incessantemente quello interiore.

Le sue basi si fondando su contrasti di pesi e volumi, accarezzati da colori neutri e materiali innovativi, tutti assemblati dalle sapienti teorie architettoniche degli studiosi classici e moderni. Azzardando un’ipotesi, questa sua filosofia cerca di incarnare al massimo l’aspetto estetico del consumismo: considerando l’abito come un tempio del corpo, l’architettura di tale costruzione mescolata ad elementi spiaentemente dosati in modo corretto riesce a comunicare un impatto visivo contrastante e d’effetto, regalandoci un excursus immaginativo profondo.

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In Acherontia Atropos, questo il nome della collezione Fall Winter 2012/2013 che assume un connotato vagamente dantesco grazie al rimando di Acheronte, leggendario fiume che spingeva le anime dei morti verso l’inferno, il designer di Homo Consommatus assortisce platealmente una serie di sue passioni personali, quali gli studi anatomici dei latini e la sua naturale abilità nel creare illusioni ottiche, quasi come stesse rielaborando la leggendaria falena dalle forme ingannevoli che tanto incute timore e rispetto.

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E proprio come questo piccolo insetto dalle grandi ali e dal teschio stilizzato sul dorso, questa collezione maestosa di abiti gonfi di tenebre e design cambia il suo aspetto in base all’occhio che lo guarda: simile ad una falena che apre improvvisamente le sottili e trasparenti ali, anche gli abiti colpiti da differenti vie luminose cambiano la propria fisionomia, ribaltandosi drasticamente in un gioco di effetti visivi esplosivi.

Tutti i pezzi della collezione Acherontia Atropos sono dotati di una simmetria sconvolgente e il designer elabora artisticamente le sue creazioni giocando sulla geometricità delle forme basilari, a volte gonfiandole nella propria trasmutazione fisica. I tessuti usati, che vanno dalla pelle al tessuto, per poi passare al freddo e specchiato metallo, ricoprono un ruolo fondamentale nella visione d’insieme di Alexey, così come i colori cupi, che racchiudono in un bozzolo le forme del corpo femminile.

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In un tripudio dark come questo, non possiamo non sottolineare quanto una copertina così vistosa non sia degna della filosofia stessa del brand: la mutazione e la struttura di una falena deve essere d’ispirazione per quella umana, nella speranza di riuscire a costruire quell’equilibrio disincantato e tanto ricercato tra l’interno e l’esterno.

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L’opera di Homo Consommatus continua anche per l’estate 2013, chiamata NUKLEOTRANSFER, eccovi un assaggio della bellissima presentazione.

Visitate il sito www.homoconsommatus.com