Le statue marmoree di Esteban Cortazar

Da un po’ di tempo a questa parte, l’intero mondo dell’editoria di moda si sta domandando convulsamente: l’innovazione è davvero terminata? Alcuni tra i più grandi esponenti del pianeta fashion credono che lo strenuo lavoro effettuato dagli stilisti nell’ambito della ricerca si sia improvvisamente arenato intorno al 2009, anno in cui l’economia mondiale cominciava a dare i primi segni di squilibrio. Altri ancora sostengono, invece, che la corsa al cambiamento della moda si sia fermata ancora prima, nella speranza di assolvere ad un’esigenza molto più venale: l’introito.

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Noi crediamo piuttosto che esistano una serie di designer mainstream che si sono lasciati alle spalle quel caratteristico impegno volto alla curiosità per dare più spazio all’anima commerciale di tutta questa grande filiera. Fortunatamente si trovano ancora numerosi designer che credono fermamente nel motore dell’innovazione e la studiano da tutte le angolature possibili. Uno di questi è Esteban Cortazar.

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Nato a Bogotà, in Colombia, nel 1984 dalla cantante jazz Dominique Vaughan e dall’artista Valentino Cortazar, Esteban comincia ad interessarsi al fashion design sin dall’età di sei anni, quando i suoi genitori si trasferiscono a Miami. Il caldo clima frenetico di questa città, resa ancora più attraente dall’infinità di stili che si mescolano tra le sue strade, accresce in modo esponenziale il talento e la curiosità di questo bambino che, già dalle elementari, sviluppa ben due collezioni che presenta proprio nella sua scuola.

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Nel 2002, all’età di diciotto anni, lancia la sua primissima collezione di moda disponibile alle vendite grazie alla collaborazione con Kalman Ruttenstein, executive di Bloomingdale, per poi partecipare subito dopo alla New York Fashion Week.

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L’anno dell’incoronazione a designer conosciuto in tutto il mondo rimane il 2007, quando diventa direttore artistico di Emanuel Ungaro per il quale realizzerà ben sei collezioni recensite sulle più importanti riviste di tutto il mondo. Nel 2009 lascerà burrascosamente la maison, trasferendosi a Parigi per dedicarsi definitivamente alla riscoperta del suo marchio.

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La visione dell’ultima stagione creata da Esteban, disponibile già da ora su Net-A-Porter ci ha lasciato sorpresi: niente colori scuri, niente sovrapposizioni pesanti, niente aumenti di volume. Le opere del designer sembrano delle vere e proprie sculture ambulanti, appositamente ricavate da roccia calcarea, che ricoprono in buona parte il corpo femminile partecipandone anche all’esaltazione fisionomica e sensuale. La donna di Esteban Cortazar, infatti, è raffinata ed eccentrica, con un gusto per tagli trasversali e linee imprevedibili.

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Gli abiti realizzati si aprono improvvisamente e lasciano scoperti i punti cardine del corpo di una donna, le gambe e il decolleté, senza però sovraesporli. E’ proprio la bellezza intrinseca della natura che Esteban cerca, riuscendo, di esaltarla con uno stile minimale e d’impatto. Evocative sono le forme geometriche che il designer assembla in un turbinio di rettangoli e trapezi che si congiungono tramite legami invisibili e si riuniscono in creazioni del tutto nuove.

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Ad aumentare questo effetto austero, è il colore che dona il colpo di grazia: la prevalenza del bianco, simbolo di purezza e leggiadria, alleggerisce un peso che potrebbe facilmente cadere nell’eccessivo. Invece Esteban sa come muoversi nel mondo del design, e il suo impegno ricade appunto sulle cromie più chiare possibili.

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Per arricchire il tutto, anche le scarpe si trasformano in gioielli particolari in grado di catturare l’attenzione e staccarsi dall’outfit totale grazie alla stretta dorata che accompagna la caviglia, quasi come fosse un bracciale necessario per completare i raffinati bijoux che decorano collo e braccia.

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Bisogna ammetterlo, questa collezione ci ha decisamente ammaliato. Ecco, questa è la parola esatta da usare quando si parla di Esteban Cortazar, che veste le donne come se fossero delle perfette sculture greche, piene di fascino e seduzione in un contesto moderno.