Un tè con i Tre Allegri Ragazzi Morti

I Tre Allegri Ragazzi Morti, gruppo storico nell’ambiente alternativo italiano, tornano a due anni di distanza dalla svolta sonora di Primitivi del Futuro, e dalla riedizione in chiave dub dello stesso album.
Lo scorso 7 dicembre ha visto la luce, per l’etichetta La Tempesta, creata e gestita da Enrico Molteni (bassista degli stessi TARM), l’ottavo disco in studio del gruppo di Pordenone, Nel Giardino dei Fantasmi, che dimostra come i Tre desiderino ancora dare forma e voce a storie e personaggi che sembrano uscire direttamente da uno dei fantastici fumetti di Davide Toffolo, altro membro della band e tra i più importanti fumettisti nella scena contemporanea italiana.
Abbiamo quindi colto l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con lo stesso Molteni, per fare il punto della situazione sul mondo dei Tre Allegri Ragazzi Morti, e per farci svelare qualche aneddoto riguardante il nuovo album.

A due anni da Primitivi del Futuro, quello che per molti è considerato l’album del distacco dalle sonorità precedenti dei Tre Allegri Ragazzi Morti, balziamo Nel Giardino dei Fantasmi.
Cosa è cambiato da allora, e quale percorso vi ha condotto dalle Origini del Great Complotto (movimento di giovani musicisti pordenonesi, ndr.), fino a quello che definite un disco etnico?

Beh, diciamo che siamo vivi e ci piace ogni giorno interpretare la realtà che ci circonda. Quindi mi sembra naturale essere attratti da feeling musicali diversi. Questo non significa che faremo un disco jazz, anche perché, seppur diversi tra di loro, i nostri dischi hanno comunque una forte matrice personale. Siamo noi.

Un ragazzo morto, fantasmi blues, madri, figlie, sciamani dell’immanenza che scambiano la spiritualità per la chimica.
Le tematiche affrontate vengono filtrate da un occhio più maturo del solito: sarà mica che “l’adolescente cosciente” ha raggiunto la maturità? Che gli Allegri Ragazzi Morti stiano crescendo?

Viviamo strani giorni, da un certo punto di vista tutte le distanze sono azzerate e la comprensione delle diversità è diventata aleatoria. Direi che siamo cresciuti e che siamo nudi, ma abbastanza sereni.

Uno dei primi brani estratti dal nuovo album è La mia vita senza te, un mantra contro la perdita in cui alla reiterazione delle parole si attribuisce una funzione quasi catartica. Quanto il senso di perdita è forte nelle nuove canzoni?

Direi che è forte. Abbiamo sempre più cose, ma ci sentiamo sempre più vuoti. Credo sia soprattutto la perdita di valori forti in cui credere che ci fa sentire smarriti. Chi ha qualche anno in più sa come muoversi, bisogna riuscire a dare degli appigli ai più giovani e forse nella nostra scrittura questi appigli ci sono.

Stimoli, influenze, ispirazioni: doveste dedicare questo disco a qualcuno, nell’ottica di questi tre concetti, per chi sarebbe? Chi vi sentireste di ringraziare (sempre che ci sia qualcuno da ringraziare)?

Così su due piedi penso al lavoro di Radio Tre, che ci ha fatto scoprire ed appassionare di molta musica africana (e non solo, chiaramente) negli anni passati. La ricerca culturale è sicuramente uno degli stimoli più forti per noi. E poi tutte le persone a noi vicine, che spesso sono fonte inesauribile di gioie e diverse interpretazioni della vita.

Siete, sin dagli albori, a strettissimo contatto con l’arte visuale, soprattutto con quella del fumetto, dovuta all’attività parallela di disegnatore di Davide Toffolo. A tal proposito quanto l’arte visuale ha influenzato e continua ad influenzare il vostro approccio alla composizione? Inoltre, che importanza date a tutto ciò che riguarda l’estetica del gruppo (dall’artwork, ai costumi, passando per i video)?

Direi che è molto forte. Cerchiamo sempre di sviluppare un’immagine coordinata sulle nostre uscite. Crediamo che musica, foto, grafica, video e quant’altro facciano parte della stessa medaglia. Addirittura nel nuovo disco c’è una canzone, I cacciatori, che è diventata anche fumetto. È una storia di cui si può fruire tramite orecchie e tramite occhi.

“Dopo La Tempesta niente sarà uguale”. E così è stato: dalla sua fondazione nel 2000, il collettivo di artisti da voi fondato e promosso si è trasformato nel centro verso cui si sono concentrate le realtà più interessanti del circuito musicale alternativo nazionale, nonché chiave di volta per la scena indipendente italiana. Ve la sentireste di definire La Tempesta come una delle vostre migliori creazioni?

Siamo molto orgogliosi del lavoro svolto finora con La Tempesta. C’è tanta bella musica in giro per l’Italia e sarebbe bene che cominciassimo a smettere di lamentarci.

Ultima domanda: Cosa ascoltano i Ragazzi Morti in questo momento?

So che è assurdo, ma ascolto principalmente demo che arrivano alla casella postale. Cosa che Giorgio Canali fa da anni! Comunque, sono sempre attento alle novità, ma se proprio voglio godere di un disco metto su i “miei” classici, tipo Pavement, Ride, The Pastels e così via!