L’utopia non è per tutti

L’arte dovrebbe essere di tutti, un’arte che al primo sguardo faccia pensare alla vastità dell’universo e che dia la sensazione di poter sperare che un giorno tutte le sofferenze dell’uomo saranno alleviate.
Si rimane a bocca aperta (e col naso all’insù) da quando nel Cubo dell’HangarBicocca a Milano ha aperto al pubblico On Space Time Foam, l’avveniristica installazione di Tomás Saraceno: tre membrane trasparenti fluttuanti tra i 14 e i 20 metri di altezza. Entrando nel Cubo viene spontaneo cercare l’opera con lo sguardo e dopo alcuni secondi di spaesamento si guarda in alto… E si rimane senza fiato: persone camminano sospese a più di dieci metri sopra le teste di chi è al piano terra della mostra.

Memorabile l’opera che Saraceno presentò alla Biennale di Venezia nel 2009, dove nella grande sala del Padiglione centrale ai Giardini fu allestita una delle sue installazioni a rete, che partono dall’osservazione della struttura delle tele di ragno e dalla loro analogia con la disposizione delle galassie. Le sue installazioni, che il pubblico può sperimentare in prima persona, sono solo in apparenza ludiche e immediate. Sono frutto della volontà di superare le barriere geografiche, comportamentali e sociali utilizzando la tecnologia per la ricerca di modalità sostenibili per l’uomo e per il pianeta.

Il suo lavoro ha come filo conduttore l’indagine di soluzioni possibili per la creazione di “città volanti”, autosufficienti dal punto di vista energetico, in grado di potenziare la superficie abitabile dall’uomo. Insegue l’idea di creare strutture sospese e fluttuanti in grado di rendere possibili modalità di vita a basso impatto ambientale e ad alto potenziale di mobilità e interazione sociale. Non è un caso che descrivendo i personaggi della storia dell’architettura che più hanno influenzato Saraceno, come Cook, Buckminster Fuller, Yona Friedman e Frei Otto, il curatore Andrea Lissoni utilizzi più volte gli aggettivi visionario e utopico.

Il pubblico, attraverso il proprio comportamento, diviene un elemento fondamentale dell’opera stessa: On Space Time Foam è un’opera molto particolare, inusuale e suggestiva. Si può considerare un esperimento che richiede innanzitutto disponibilità a interagire, senso di responsabilità individuale e collettiva e condizioni speciali sia di comportamento sia di manutenzione. Ecco perché sono previste una serie di norme e suggerimenti che ne possano garantire la migliore fruizione possibile al pubblico per tutta la durata della mostra.

Ma cosa succede quando un’opera, tecnologicamente all’avanguardia e allo stesso tempo portatrice di una riflessione antropologica così profonda, che si completa soltanto nel momento in cui viene vissuta dal pubblico porta con sé una serie di norme capaci di intaccarne la vocazione? Dal sito di HangarBicocca si legge infatti che non è consentito accedere ai piani superiori dell’opera ai minori di 18 anni e se ne sconsiglia l’accesso a persone che soffrono di attacchi di panico, claustrofobia, crisi epilettiche, problemi di equilibrio e/o deambulazione, problemi respiratori, tachicardia, vertigini; donne incinte; persone di peso superiore ai 100 kg; diversamente abili.

Sembrerebbe che uno scarto ancora sussista tra arte e vita. On Space Time Foam è una grande opera, simbolo della profondità di pensiero che caratterizza la ricerca artistica di Saraceno, che non può (e non deve) dare risposte univoche ma comunque capace di elevarne il grado di riflessione. Tuttavia, l’aspirazione alla piena realizzazione “nel momento in cui si attiva la doppia possibilità di essere guardata dal basso e praticata dall’alto” rimane inarrivabile. Non è necessario rifarsi all’idea della “coesistenza di universi multipli in cui l’azione del singolo può avere ripercussioni in un universo parallelo” poeticamente evocata dall’opera, per prendere atto dell’impossibilità per l’intero pubblico, seppure giustificata da ragioni tecniche, di viverla nella sua totalità. Secondo le norme stabilite i fruitori faranno esperienza di due universi paralleli, capaci sì di interagire ma in ogni caso separati e distinti.

On Space Time Foam può essere letta come dispositivo che mette in discussione le certezze percettive, elemento che modifica l’architettura che lo ospita, strumento che rende visibili le interrelazioni tra le persone e con lo spazio oppure, infine, utopico tentativo di superare le leggi della gravità. Saraceno è in grado di mettere in relazione l’ambito simbolico e immaginifico dell’arte, quello ingegneristico della ricerca sui materiali e sulle tecnologie con quello culturale e antropologico della riflessione sul futuro che ci aspetta. Un futuro del quale però utopico rimane, ancora una volta, aggettivo principale.

Milano @ Hangar Bicocca fino al 3 febbraio 2013

Tomás Saraceno

On Space Time Foama cura di Andrea Lissoni