A portrait of: Grace Coddington

Secondo Oscar Wilde il volto di un uomo è la sua autobiografia. Ci sono visi che parlano, raccontano storie, visi le cui rughe, occhiaie, le cui increspature delle labbra rivelano tutta una vita. La faccia di Grace Coddington, della quale usciranno a fine novembre le memorie messe nero su bianco, è lo specchio di un’esistenza dedicata al mondo della moda.

Nasce con il nome di Pamela Rosalind Grace il 14 aprile del ’41 sull’isola di Anglesey, contea del Galles. Vive con i genitori, due albergatori, nell’hotel che gestiscono ed ha una sorella più grande, Rosemary, che presto si sposa e va via di casa, lasciando la ragazzina sola. Timida ed introversa, va a scuola dalle suore e trascorre le giornate seduta sugli scogli fissando l’orizzonte e sognando, immaginando una vita lontano, oltre il mare. Ha i capelli rossi, la pelle diafana e lunghe gambe.

Sembra uscita da un quadro preraffaellita di Rossetti, Millais, Hunt, dall’autoritratto di Elaine De Kooning o dall’opera 53 di Sergio Cerchi. Assomiglia a Pia de Tolomei, allo splendido diavolo di Leonor Fini, alle eroine scarmigliate delle opere di Emma Florence Harrison, Fernand Khnopff. Ha una bellezza aristocratica che, col passare degli anni, la vedrà ricordare Eleonora d’Aquitania e la regina Elisabetta I d’Inghilterra.

Arriva l’adolescenza e Grace inizia ad interessarsi alla moda. Ogni mese aspetta con impazienza la sua copia di Vogue e fa chilometri a piedi per ritirarla: “Ordinavo Vogue ogni mese al negozio locale. Per me, il giornale rappresentava un meraviglioso mondo di sofisticatezza e di adulti. Sognavo di scappare dal piccolo paese in cui ero cresciuta”. Londra è la destinazione scelta. Ha 17 anni quando vince un concorso per giovani modelle indetto proprio dalla rivista che tanto ama ed è lord Snowdon a scattare i provini che le fanno vincere il contest.

Se per la giuria è una ragazza brillante con un aspetto frizzante ed un futuro nella moda, così non la pensano gli insegnanti della Cherry Marshall che Grace frequenta la sera due volte a settimana. Loro la liquidano presto, argomentando che non ha i capelli biondi e non è poi così carina. Di giorno si mantiene facendo la cameriera in un bar a Knightsbridge, quando un cliente la nota e la propone al fotografo Norman Parkinson che, contrariamente alla scuola per modelle, la trova perfetta per il lavoro.

Il primo shooting fotografico vede la ragazza di Anglesey correre nuda tra i boschi, preoccupata dal giudizio della madre e dubbiosa sul suo incerto futuro. Quello che ancora non sa è che Parkinson sarà una figura fondamentale nella sua vita. Nel ’71 sarà ancora lui ad accompagnarla nel suo primo servizio, stavolta non più davanti alla macchina fotografica, quando alle Seychelles, nascerà il seme per i suoi celebri diari di viaggio.

Sempre lui diventerà il suo mentore, quello che le insegna l’arte del viaggiare, di non chiudere mai gli occhi perché potresti perderti qualcosa. Sono gli anni sessanta ed ora la Coddington è una modella della swinging London. Come tutte le ragazze adotta il look fatto di minigonne cortissime e occhi bistrati ad arte, con una riga marcata per enfatizzare la piega dell’attaccatura dell’occhio e delle linee a ragno, un trucco noto come twinglets. Se tutti ne attribuiscono l’invenzione a Twiggy, Grace rivendica di essere la prima ad averlo adottato.

Nell’ambiente delle modelle è considerata più all’avanguardia e fashionable che carina, fa abitualmente la spola con Parigi e lavora come modella per David Bailey, Cecil Beaton, Guy Bourdin, Sarah Moon, Vidal Sassoon.
È il 1961 quando, proprio mentre viaggia in tour con il creatore del celeberrimo bob cut, ha uno spaventoso incidente d’auto che le costa la palpebra sinistra. Subisce cinque interventi chirurgici prima di poter tornare alla moda e prima di sentirsi dire che è troppo vecchia per la carriera di modella, ma dovrebbe fare la fashion editor. È l’editrice di Queen magazine a suggerirglielo, ma è Beatrix Miller, del Vogue britannico, la prima ad offrirle quel lavoro durante un’intervista. Ha inizio così una carriera leggendaria, l’epopea di un talento immaginifico che veste i sogni e la fantasia di ogni lettore della rivista di moda per eccellenza.

Parlando del cambio di lavoro la scarmigliata stylist racconta: “È stato un grande shock passare dall’altro lato. C’è molto di più nell’essere un fashion editor che il semplice sbucare fuori con un carico di vestiti… ho lavorato con una vasta gamma di persone. Ogni shoot è diverso. Io continuo ad amare quello faccio”. Nei diciannove anni trascorsi al fianco della Miller la ragazza di Anglesey diventa The Cod, ed inizia a realizzare i suoi servizi in stile National Geographic, in cui i vestiti entrano a far parte di un racconto, in cui i servizi si trasformano in tele bianche su cui dipingere, proiettare un mondo.
È al Vogue inglese che inizia la sua carriera e che incontra per la prima volta Anna Wintour ed è a causa sua se lo abbandona “Anna è troppo focalizzata su un’immagine sexy, di quanto non lo sia io”.

E così cambia, cambia nazione e immagine. Si trasferisce a New York, va a lavorare da Calvin Klein, si occupa di campagne memorabili come quella per Eternity scattata da Avedon, taglia i capelli, li tinge di biondo, adotta un look andogino, fatto di completi maschili, sfumature di beige o di bianco e nero, di Calvin Klein, Alaïa, Helmut Lang.

Il richiamo di Vogue è troppo forte e Grace non resiste all’offerta della Wintour, diventata nel frattempo direttrice della versione americana, di tornare a lavorare assieme, motivando la sua richiesta così: “penso che Grace sia il cuore e l’anima della rivista. È un faro di eccellenza. Le nostre visioni sono simili, entrambe ammiriamo ed amiamo un certo romanticismo nei servizi di moda e che le modelle non siano cupe e depresse, ma abbiano un aspetto grazioso”.

“Se Anna Wintour è il papa, la Coddington è Michelangelo, che cerca di dipingere una nuova versione della cappella Sistina, 12 volte l’anno”, scriverà l’Huffington Post. Grace è instancabile: inventa i sets, i gesti, compone i servizi, interessata alla prospettiva storica della moda, costruisce storie intorno agli abiti. “Amo le favole e mi piace sognare. Cerco di intrecciare la realtà con il sogno. Voglio che quando i lettori aprano Vogue, sorridano”.

È, come lei stessa è solita dire, una persona visuale, ha una visione che condivide ogni mese con i suoi lettori. Indimenticabili gli scatti come quello che vede Keira Knightley nei panni di Dorothy del Mago di Oz o Coco Rocha in versione flapper girl o Natalia Vodianova una nuova Alice in Wonderland o ancora Karen Elson interpretare la stessa Coddington?

La sua è un’estetica che fa confluire l’arte pura e decorativa, le arti maggiori e quelle minori, perché “la moda non è solo abiti. È come realizziamo le nostre case, i giardini, è quello che mangiamo e beviamo”. Per The Cod è anche di più. È quello che respira e la mantiene in piedi, la sua colonna vertebrale composta da tutte le creazioni viste e tutti i fotografi con cui lavora: Steven Meisel, Bruce Weber, Annie Leibovitz, Ellen von Unwerth, Steven Klein, Helmut Newton, Tim Walker e molti altri. Tutto ciò che non indossa per 6 mesi viene scartato, per poi venire ricomprato, non condivide l’ossessione per il vintage, è interessata a ciò che la moda propone in questo momento. Il presente è il suo futuro, la moda il suo credo.

In molti la celebrano, basta volgere lo sguardo alle collezioni p/e 2013 di Celine, di Rick Owens, di Nicholas Andreas Taralis o Victor & Rolf e molti altri lo hanno fatto in passato, come il fumettista Alexandro Palombo che l’ha fatta impersonare da Marge Simpson o diventare bambola per opera di Andrew Yang, ma è il documentario “The september Issue” a regalarle la notorietà.

È lei, da sempre discreta e lontana dai riflettori, a rubare la scena a Mrs Wintour, contrapponendo calore e passione al gelido rigore della bionda direttrice, perché non bisogna dimenticare che Grace è anche una donna. Ed è un’appassionata e non solo al proprio lavoro. S’innamora. Scopre il sesso con il pittore Tinker Patterson, si sposa due volte. La prima è con Micheal Chow, un giovane imprenditore proprietario di un ristorante, i due si lasciano dopo sei mesi. Lui s’innamora di Tina Chow, lei continua la relazione, già cominciata prima del matrimonio, con Duc, un giovane fotografo vietnamita. Poi è il turno del fotografo Willie Christie, fino ad arrivare a Didier Malige, con il quale ancora oggi condivide la sua vita. Cresce il nipote Tristan, dopo la morte della sorella, si circonda di gatti, ai quali dedica un libro ed una borsa realizzata da Balenciaga.

Per tutti Grace Coddington è la signora inglese dall’infuocata chioma che lavora al dodicesimo piano del Condè Nast building a Times Square in New York City. È la più influente fashion editor, la prima europea ad apprezzare il design Americano e sempre la prima ad essere oggetto di una mostra nel ’93.

C’è qualcosa di unico in questa signora dai voluminosi capelli rossi e dai modi educati, che veste quasi sempre di nero. È la passione negli occhi, è l’indomito spirito alla ricerca di una visione, di una storia da raccontare.