Gli abiti-scultura di Michael Kampe

È come indossare un paio di occhiali 3D. Eppure non siamo al cinema, ma davanti alle creazioni del giovane designer berlinese Michael Kampe. Creazioni come sculture d’esposizione, statue di tessuto dalle proporzioni alterate, scolpite nel cotone e levigate nel jersey, capaci di fare del nostro armadio un atipico museo vestimentario.

Apparso nella rosa dei dodici talenti di ITS#9, nel 2010 il giovane stilista – fresco di laurea presso la Royal Accademy of Fine Arts di Anversa – ha dato inizio a numerose collaborazioni tra Diesel e Viktor&Rolf, senza mai tralasciare la sua linea personale; linea menswear in cui tutto è realmente hand-made, dai procedimenti sartoriali ai metodi di lavaggio, con l’obiettivo di strabiliare e stravolgere attraverso pezzi incisivi, unici e ponderati al dettaglio.

Il titolo dell’ultima collezione, Exploded View, ne è il manifesto letterale: ogni capo è un’opera architettonica in grado di starsene in piedi da sola, come munita di proprie radicate fondamenta, in un sovrapporsi di sagome e volumi che sembrano protrarsi gradualmente verso l’ alto, in attesa di una vicinissima esplosione, di un incombere fenomenico o di una qualche manifestazione distruttiva.

Anche le stampe digitali sono realizzate mediante i frammenti di immagini naturalistiche, di una natura che però ci riporta ai freddi paesaggi di David Friedrich, andando a sfociare nel sublime, attraendoci e spaventandoci assieme. Sotto ad artificiali stalattiti di stoffa, sotto a quelle fotografie di foglie d’autunno e di nuvole in fuga, sotto a colate di bianco sterilizzato, possiamo scorgere i modelli classici dell’abbigliamento maschile: parka, trench, giacche e pantaloni decostruiti e ricostruiti in originali strutture, in corazze pseudo-organiche, a metà tra arte e fare ingegneristico.

La volontà del creativo è infatti quella di scoprire nuove forme con cui ristrutturare – o forse restaurare – un mondo di sedimentazioni fin troppo rigide e scontate. Seppure i suoi abiti rispecchino un intricato schema compositivo, l’effetto finale si discosta da qualsiasi soluzione statica. Sono sì abiti-scultura, ma non per questo dovrebbero essere considerati inflessibili, avversi alla dinamicità di un corpo.

Proprio il loro arrampicarsi, la loro tensione verso l’assoluto, implica un senso di progressione, di ricerca continua di uno spazio solo nostro. Perché infilarsi in un completo di Michael Kampe è un po’ come racchiudersi in un guscio protettivo, disposto ad essere lanciato in aria con la forza di un fulmine: ci farà toccare il cielo con un dito e sarà allora che quello stesso cielo comparirà indelebile sul nostro tuxedo.

Siamo curiosi di sapere se anche i vostri occhiali 3D funzioneranno come i nostri, mentre visitate il sito web www.michaelkampe.com o il photostream.