RIFF: Reykjavik Film Festival

Prima regola fondamentale: arrotolare il tappeto rosso e infilarlo tra le cose “da buttare”.
In una realtà in cui il valore di un festival passa in secondo piano rispetto alla mondanità che si trascina da decine di edizioni, Reykjavik regala, invece, oltre al suo grande accrescimento culturale e artistico, un evento dedicato a chi, con le gambe in spalla, è pronto a spostarsi da una parte all’altra della città pur di non perdersi nemmeno una proiezione.

Un’ondata di puffini multicolore disegnati sui cartelloni pubblicitari ha invaso le strade insieme ai nomi più noti della cinematografia mondiale; i ragazzi dai calzini arrotolati corrono da una sala all’altra per riuscire a prendere i posti migliori mentre gli amici tengono ben stretti al petto i maxi pop-corn, impauriti dalle mani ingorde del proprio vicino di posto.

Ideato per chi crede che i film non siano meri oggetti estetici ma una potente arma contro l’ignoranza, il Riff (Reykjavik Film Festival) non ha di certo deluso le aspettative. Festival del cinema di maggior rilievo nel Nord Europa, questa nona edizione ha vantato nomi come Dario Argento, Marjane Satrapi e Obi Wan Kenobi. Nonostante il travestimento bizzarro e surreale, l’augurio del sindaco gongolante della sua spada laser rossa durante la cerimonia di apertura tenutasi all’Harpa Concert Hall, ci ha convinto a spuntare questo appuntamento come obbligatoriamente annuale.

Senza dimenticare l’importanza e la straordinarietà delle proiezioni che sono di certo un elemento fondamentale all’interno di un evento cinematografico, quello che stupisce di questo festival è la vera partecipazione del pubblico: non ci sono finti occhialacci da intellettualoide, manuali su come realizzare (o su come criticare) un buon film, flash invadenti o frenetica ossessione di esibizionismo: la vera protagonista è l’arte visuale.

Entrando nelle sale sembra di respirare un classico film al sapore di burro sciolto sui vecchi sedili di velluto verde, gli spettatori impazienti trascrivono le domande su agendine nere, altri siedono su un divano aspettando che qualcuno gli parli di quanto sia stato commovente rivedere Pollo alle Prugne. L’internazionalità dell’evento fa da padrona. Ancora troppo piccolo per sentirne parlare da tutto il mondo, il Riff ha tutte le potenzialità per diventare l’esempio di come il cinema possa essere uno dei più influenti mezzi di comunicazione contemporanei, se solo si lasciassero perdere i fronzoli superficiali.
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