The way I feel inside: Margaret Durow

A Madison, WI, c’è una ragazza che studia la biologia delle relazioni, della natura, dei sentimenti.
A Madison, WI, la stessa ragazza studia la composizione di aria e acqua e le mischia come a evocare persone e luci che tutti abbiamo conosciuto, solo che non sappiamo quando – come una ragazza che racconta troppe storie, una strega coperta da maglioni invernali e calze di lana, una filastrocca da bambini che funziona sul serio.  Sogni? Fantasmi? No, solo le immagini di un film a bassa definizione visto tante volte e bello come la prima, montaggi di atmosfere e sensazioni che abbiamo provato davvero: le vacanze al mare, le gocce d’acqua sulla schiena, l’inverno visto dietro alla finestra, un viaggio in auto lungo strade che non conosciamo.
A fare tutto questo è Margaret Durow, 22 anni.
Con la canzone con cui ci accoglie, ascoltiamo should I try to hide the way I feel inside my heart for you? Would you sau that you would try to love me too: e tornano le incertezze, le bugie e i sogni di una ragazza.
E noi di Enquire siamo andati a conoscerla per voi.

Mettiamo un po’ di musica: scegli una canzone da ascoltare mentre guardiamo le tue foto.
Zombies, The way I feel inside.

Sei giovane, quindi qual è il tuo atteggiamento verso la fotografia: è una cosa che fai nel tempo libero, un lavoro, qualcosa con cui vuoi poterti mantenere, o è la tua vita, quasi, il tuo modo di respirare?
Fotografo perché voglio che le cose che mi circondano, quelle che sono parte di me, abbiano significato. Le condivido perché voglio che significhino qualcosa anche per gli altri.

Alcune delle tue foto ci ricordano album di famiglia, o forse quelle foto che da ragazzi scattiamo nei nostri giorni di vacanza. Qual è la tua prima memoria fotografica? E gli album di famiglia? Passavi tempo a guardarli, a comporli?
Quando ero piccola mi ricordo che fotografavo sempre il mio gatto – e quando ero giusto un po’ più grande, il mio cane. Una volta ero in campagna e, avrò avuto 10 o 11 anni, c’era un’invasione di farfalle sulla spiaggia, molte morte. Ricordo di averle salvate dall’acqua. Poi ho tentato di fotografarle, ma le foto venivano tutte sfuocate, ma ho fotografato il mio cane (Maple) con l’acqua sullo sfondo e mio padre l’ha attaccata alla parete. Il computer ha fatto nascere in me l’amore per la fotografia: avrei editato ogni cosa! Mi facevo le foto con la webcam e poi le stravolgevo, le modificavo con ogni tipo di effetto: se nella foto stavo starnutendo, allora mi scrivevo atchoo sopra la testa. Questo a 10 anni, a 14 invece ho preso la mia prima digitale e la portavo ovunque: fotografare i miei amici era la cosa più divertente del mondo. Poi è arrivato Flickr e ho iniziato a condividere i miei lavoro, così con un pubblico a guardarli sentivo di dover fare di più, il bisogno di migliorarmi. Sono una persona calma, silenziosa: fotografare è il mio modo per dire come sto, senza doverlo dire.

Guardando il tuo Flickr e poi il tuo portfolio ci è sembrato di cogliere una differenza nel modo in cui scegli e componi gli stream. Il tuo Flickr è quasi un diario, foto di giorni, situazioni, amori e vacanze, il tuo portfolio ha le caratteristiche di un sogno: è tutto normale, ma con uno scarto lieve che rende tutto magico e etereo, come quando nei sogni tutto ci appare quotidiano ma surreale, inquietante. C’è un metodo di selezione differente?
Sì, credo che sia diverso. Su Flickr carico un sacco di cose, e è il tempo a dargli un ordine, mentre sul mio sito posso comporle, raggrupparle in modo deliberto e il tempo è meno rilevante. Sul mio sito vado avanti e indietro, metto insieme cose in base a significati chiari a me.

A proposito di quello che dicevo prima: credi che ci sia differenza nella percezione di chi guarda a seconda del modo in cui disponi e ordini le foto? Cioè il contesto è importante per creare una sensazione, una storia e le foto vivono due vite: una individuale e una creata dal collegamento con le altre? E se togli una foto dal contesto in cui è scattata o pensata, cambierà anche il suo significato?
Credo che il contesto sia importante, che sia Flickr (tempo) o il mio sito (raggruppo in base al una sensazione/atmosfera). Il loro contesto, la loro totalità rispetto alle altre si perde totalmente quando sono prese singolarmente. Forse credo questo perché quando vedo una foto che mi piace sento la necessità di osservare anche il resto della loro produzione prima di dare un giudizio, perché per me essere fotografo è più che scattare foto, è anche scegliere quali mostrare e come mostrarle.

Spesso scatti all’aperto: cosa ti piace del paesaggio/natura americano – e poi, c’è una differenza esistenziale tra una foto fatta all’esterno o in interno (cambia il suo significato, è più o meno intima, più o meno epica)?
Il fatto è che amo l’acqua, amo la luce. E ovviamente questi elementi si trovano molto più fuori che dentro. E poi gli interni sono molto costruiti, e le strutturazioni mi rendono nervosa.

Nelle tue foto spesso le persone non guardano in camera. Che significato assume questa costante per te? È solo che le persone sono più naturali quando non sono osservate direttamente? E chi sono le persone nelle tue foto? Sembrano amici, amanti, ma allo stesso tempo sono chiunque, un fantasma, un personaggio di un libro.
Nelle mie foto ci siamo soprattutto io e George, il mio migliore amico, il mio amante. Passo la maggior parte del tempo sola o con lui. Non sono a mio agio nel fotografare altre persone: non mi piace. E sì quando mi guardano in camera sono più naturali e quindi anche io mi sento meno a disagio a fotografarle.

I titoli dei tuoi progetti spesso ripetono le parole weight e air – cosa significano per te?
Mi piace che si assomiglino tutti. Ogni cosa è solo prospettiva, un significato scelto. La parola weight per me significa molto, molte cose che provo. A volte mi sento così, pesante. Altre leggere, come aria. Altre, attendo.

Che macchine usi?
La Canon ae1 e la Canon t3i.

Se tu fossi un film, che storia racconteresti?
Sarebbe un film su di me, su come mi sento, e pieno di bugie, perché non si danno via così i segreti.

Il suo sito www.margaretdurow.com  e il suo Flickr.