Da Paris a Milan: La Geometria della Consistenza

Le settimane della moda si sono susseguite una dietro l’altra, senza perdere di vista i concetti chiave di questi importanti giorni: il fashion, la ricercatezza e la sublimazione dell’eleganza.

È doveroso dire che, tra sguardi sbigottiti e recensioni imperterrite, questi avvenimenti riescono sempre ad attirare la propria attenzione su di sé, sia grazie i brand più famosi che si sfidano a colpi di modelle nella speranza di riuscire a vincere l’eterna sfida dell’appeal, sia attraverso le foto rubate di star invitate alle sfilate che costituiscono una delle più importanti attrattive del periodo. Tornando a noi, nelle settimane di Milano e Parigi appena terminatesi, la moda femminile ha dato alcuni segni di ripresa dalle stagioni precedenti: finalmente abbiamo assistito a un’inversione di marcia da parte di quelle maison che, in un modo o nell’altro, si stavano adagiando sul proprio passato. L’innovazione è tornata finalmente di moda, non solo nelle label più celebri, ma anche in quelle giovani e di ricerca. Eccovi, quindi, una serie di creazioni a nostro parere estremamente interessanti, molto diverse tra loro ma degne di essere prese in esame.

La designer turca Arzu Kaprol, creatrice dell’omonimo brand, ha davvero stupito tutti con le sue creazioni di tendenza nella settimana della moda parigina. La sua ricerca trasforma la donna in una sorta di elegante extraterrestre, catturando i classici elementi formali di noi mortali e cospargendoli di metalli e polveri stellari. In un eterno bilanciamento monocromatico, l’opaca pelle si fa strada insieme a tessuti lucenti, in grado di canalizzare l’eleganza su linee invisibili, caricature impalpabili e strappi voluti. Come una moderna aliena, la donna di Arzu Kaprol esce dalla propria astronave indossando abiti che, seppur provengano da un altro pianeta, ben si accostano alle abitudini umane. La sua non è, però, una totale egemonia di stile: la femminilità degli outfit sfrutta stampe che mescolano il floreale alla psichedelia, in un marziano kaleidoscopico spaziale.

A Milano, invece, abbiamo assistito ad un evento imperdibile. Aiguille Noire, premium label del marchio Peuterey, assolda come designer di eccezione il duo Co|te, creando una capsule collection innovativa e non convenzionale. In un tripudio di accostamenti cromatici dal gusto aspro ed estivo, la collezione risalta, creando un mix di antitesi all’insegna della tendenza. I designer giocano con le forme geometriche, accostando le une con le altre al fine di ottenere un costruito risultato architettonico. Anche i tessuti ricoprono una parte fondamentale del duro lavoro dei Co|te, legando fibre alla pelle ottenendo una visibilità scostante. La donna che decide di indossare questi capi è sicuramente versatile e giovanile, attenta alle sue esigenze e che riesce a osare senza mai scadere nel banale.

Possiamo mai davvero dire di conoscere a fondo una donna? Non è solamente una e unica, ma il suo carattere comprende altre mille sfaccettature che solo lei può conoscere appieno: in un solo momento, può diventare madre, moglie, sorella, figlia, amante. Pedro Lourenço è riuscito nel difficile intento di manifestare questi innumerevoli lati femminili grazie alla sua collezione, che ha sfilato a Parigi. Il suo scopo consiste nel mescolare due o più elementi distinti per manifestare quel bisogno polimorfico all’interno del cuore di ogni donna. Lo skinny con l’oversize, la pelle con il jersey, il classico con lo streetwear: il designer brasiliano getta in un calderone tutte le diversità esistenti per creare il connubio perfetto. La sua donna è imprevedibile e sostanzialmente eccentrica che mescola epoche diverse in un unico outfit, capace di rispecchiare autonomamente le sue infinite psicologie.

Il lavoro di Ilaria Nistri, invece, si basa sul senso del “lungo”. Ogni sua creazione evita, infatti, di scoprire troppo la pelle, che diventa un piccolo e innocente segreto da tenere nascosto. Eccezione fatta per il decolleté, che la designer tende a mettere in mostra con un leggero tocco di nostalgia e timidezza. Gli abiti si sviluppano in lunghezza, trascinandosi sulle forme del corpo quasi come fossero delle colate di vernice fresca che si lasciano definire attraverso il gioco di luci ottenuto. La geometria, in questo caso, viene storpiata, passata alla moviola, e i movimenti si fanno più lenti e sprezzanti del tempo. Una collezione, questa, che lascia un segno lento e inesorabile, come lo scandire delle lancette di un orologio antico.

Eccovi quindi, i designer che maggiormente hanno catturato il nostro interesse. Lasciamo a voi il piacere di analizzare, invece, tutti gli altri designer altrettanto capaci che si sono presentati in queste due settimane intitolate a due grandi capitali della moda.