Rumorama: Illustrazione & Musica

Rumorama. Segnatevi questo nome, appassionati di musica, di illustrazione e di belle cose. Quindi fan dei Fine Before You Came, degli ACE, Mojomatics, Forty Winks, Drink To Me, ascoltateci. E degli Uochi Tocky, Smart Cops, Ex-Otago, venite a noi.
Prendete tredici illustratori italiani, altrettante band italiane e due ragazzi svegli abbastanza da capire che unire i primi alle seconde è un’ottima idea: la compilation a colori è arrivata per la gioia degli occhi (e delle orecchie). Nasce così Rumorama, da un’idea di Antonio Canestri e Luca de Santis: tredici illustratori ci forniscono tredici tavole ispirandosi a brani che abbiamo conosciuto e apprezzato o che, forse, dobbiamo ancora scoprire.
Il 18 Ottobre trovate le tavole esposte e il volume in vendita allo Spazio Nastro Say Yes di Via Corsico 3, Milano. Ma prima parliamone un po’ con uno degli ideatori, Antonio, e con due degli illustratori, Ester Grossi (ACE) e Corrado Tiralongo (MAM).

Stampate i lavori in A3. Una dimensione adatta a un poster, quindi. Quale immaginate che sia la destinazione finale del lavoro: libreria o parete?

Concettualmente la destinazione finale dei lavori doveva essere un libro. Poi abbiamo deciso che le illustrazioni non fossero unite l’una con l’altra, ma volevamo che potessero sia apparire parte di un packaging unico, cioè di un’opera completa col nome di Rumorama, sia un poster, e di fatto l’A3 può essere considerato un mini poster. Ogni opera è quindi riconducibile a Rumorama, sul retro trovi nome della canzone e nome e bio dell’illustratore , ma ha anche una vita individuale, e non sfigura certo incorniciata e appesa a una parete.

Tredici illustratori per tredici tavole per tredici canzoni: il numero ha un significato?

In realtà no. Avevamo chiesto a molti più illustratori di collaborare con noi, ma non tutti si sono resi disponibili, chi per questione di tempo, chi perché forse non ha minimamente capito lo spirito e l’intento del nostro progetto. E anche perché, essendo Rumorama autofinanziato, non abbiamo avuto un vero e proprio budget, fattore che ci ha limitato nella ricerca di collaborazioni, perché per noi la possibilità di retribuire gli illustratori è stata la base per poter definire un rapporto con loro, ma non nell’immediato – speriamo di farlo presto con l’uscita del volume. Alla fine tredici sono gli illustratori che si sono resi disponibili e tredici sono quelli che appaiono.

Come sono stati scegli gli illustratori? A fianco a nomi molto conosciuti (penso a Ester Grossi, che già ha avuto modo di curare i lavori degli ACE) compaiono anche esordienti come Corrado Tiralongo. Le scelte sono state fatte inizialmente per cui conoscevate già tutti i vostri illustratori o le collaborazioni sono nate in corso d’opera?

Il percorso è stato abbastanza semplice: avevamo dei nomi con i quali volevamo collaborare, come Francesca de Bassa o Alberto Becherini, Karin Kellner o Albano Scevola. Poi attraverso queste persone siamo riusciti a contattare gli altri – per esempio Alberto ci ha consigliato Corrado, perché si conoscono personalmente, o Jonathan Pannacciò, che lavora con me, mi ha consigliato Michela Picchi; insomma è stato un percorso abbastanza naturale, fatto di collaborazione reciproca, tra amici di amici etc, e di una selezione in base alla capacità illustrative.

La stessa domanda può essere fatta per le band: la scelta della canzone e del gruppo era delegata all’illustratore o proposta da voi? Quali sono stati i luoghi di discussione del progetto (chi otteneva quale lavoro etc)? Le band sono state coinvolte a loro volta da voi? Qual è stata la loro reazione?

Andrò per ordine: prima di tutto la scelta della canzone e della band è stata sì delegata all’illustratore, ma sono partiti da una base. Ci sono delle band con cui assolutamente non volevamo collaborare o che non ci interessava illustrare, ma siamo rimasti anche molto aperti alle altre proposte. Quindi tante band che avevamo selezionato non sono state scelte, mentre altre band che inizialmente non conoscevamo sono state invece consigliate da alcuni di loro e noi, dopo aver ascoltato la loro musica, abbiamo deciso di fidarci.

I luoghi di discussione del progetto sono stati i soliti: abbiamo mandato per mail agli illustratori una lista e loro ci hanno risposto che conoscevano o no le band, oppure con altre proposte, o che erano in contatto con una band e preferivano illustrare quella. Non ci sono state lotte, ecco – le assegnazioni sono state abbastanza naturali e anche casuali.

Le band sono state coinvolte da noi: alcune ci hanno già detto di essere disponibili a aiutarci a diffondere Rumorama e il suo verbo, vedi i Mojomatics che hanno pubblicato la nostra pagina facebook o altri che aspettano per darci una mano negli eventi. Ad esempio i Fine Before You Came sono stati invitati all’esposizione (del 18 Ottobre a Milano, ndI). La reazione delle band è stata positiva, Rumorama non è il primo prodotto di questo tipo in Italia forse, ma è lo stesso nuovo e fresco e quindi le band, che appartengono tutte a un ambiente particolare, a un modo di approcciarsi al pubblico simile a quello che ha Rumorama, è difficile che si scontrassero o ignorassero la nostra proposta.

Rumorama è un progetto autoprodotto e autodistribuito, ma avete affianco dei partnet. Collaborate con RockIt.it e Lomography: in cosa consisterà il lavoro di questi partner? Avremo un mixtape di Rumorama?

Non avremo un mixtape di Rumorama per questione di diritti e copyright: essendo un DIY a tutti gli effetti non ci sono soldi o fondi per poter pagare i copyright né i tempi per contattare le etichette, firmare le liberatorie. Quindi la musica resta la fonte di ispirazione, ma andare a ascoltare il brano sarà qualcosa che ognuno farà da sé e credo che sia un buon modo per dare spazio e risalto agli illustratori e alle immagini.

Inizialmente avevamo la collaborazione di Nastro Azzurro che è un partner importante che ci dà la possibilità di esporre a Milano – ci dà gli spazi e la possibilità di esporre le tavole singolarmente –  e Lomography che non solo ci ha dato dei consigli e il materiale per scattare foto e video utili alla promozione del progetto, ma ci sosterrà anche nella pubblicità e promozione dell’evento milanese. Rockit ci darà una mano nella promozione, anche loro sono stati contattati da noi e sono molto interessati a pubblicizzare il progetto e noi speriamo sia una cassa di risonanza abbastanza potente per Rumorama ma anche per ciò che circonda Rumorama (il collettivo di formazione del progetto, gli illustratori).

Il 18 Ottobre sarete a Milano: cosa succederà là? E quali saranno le altre occasioni per poter ammirare e comprare Rumorama?

Il 18 Ottobre ci sarà la prima esposizione, la prima volta che sarà possibile ammirare le illustrazioni nella sua interezza, si capirà cos’è Rumorama che verrà visto fisicamente, e chi viene potrà acquistare il volume. Ma non sarà l’unica. Stiamo cercando di trovare altri spazi per esporre: stiamo cercando Bologna, Torino; a Roma sicuramente faremo un evento con i ragazzi di Prodezze Fuori Area, poi magari Firenze, Venezia probabilmente. In questo ci stanno aiutando gli illustratori e anche amici che sanno come muoversi, e lo sanno meglio di noi. Io e Luca facciamo lavori diversi da quel che Rumorama suggerisce: Luca è un web designer e io sono un montatore per la pubblicità,  cinema etc. Il mondo dell’illustrazione e dell’editoria è un mondo che ci interessa ma con cui non abbiamo a che fare quotidianamente quindi l’aiuto di tutti è per noi fondamentale.

Raggiungiamo due degli illustratori, la brava Ester Grossi (che abbiamo intervistato qui) e Corrado Tiralongo, che ha illustrato Me and the washing machine dei My Awesome Mixtape.

Iniziamo con Corrado

Come sei venuto a conoscenza di Rumorama? E avevi già partecipato a progetti del genere in precedenza? Conoscevi gli altri illustratori?

Di tutti gli illustratori che hanno collaborato alla realizzazione di Rumorama conosco, di fama, Ester Grossi, grazie ai suoi lavori sulle cover degli A Classical Education. Di persona invece conosco il bravo Alberto Becherini.

È stato proprio su sua indicazione che ho mandato un’e-mail ai curatori del progetto, sperando i miei lavori riscontrassero i loro gusti. Con mia sorpresa non solo sono stato incluso nella lista degli illustratori, ma sono rientrato anche nelle prime cinque tavole che sono state mandate in giro in cerca di un possibile editore.

Non avevo mai partecipato a progetti del genere prima d’ora, da amante della scena musicale alternativa italiana Rumorama mi è sembrata un’idea molto valida ed una buona base di partenza per quello che sarà, si spera, la mia carriera.

Qual è la tua formazione? Quando hai iniziato a disegnare?

Ho iniziato a disegnare sin da bambino, ricordo facevo ritratti a tutti i miei parenti. Sono ancora tutti attaccati alle pareti della mia vecchia camera.

Con l’aumentare degli anni ho scoperto sempre più materiali e tecniche, fino a che non scopro le tavolette grafiche e inizio a dedicarmi quindi al digital painting.

Col tempo ho iniziato a capirci qualcosa anche di grafica (qualcosa, eh!), avendo così la possibilità di realizzare loghi, flyer, locandine per aziende e privati.

Nel 2010 mi iscrivo alla Scuola Internazionale di Comics, con indirizzo Illustrazione, riscoprendo così la bellezza dei metodi tradizionali come acquerelli e acrilici.

Nella mia produzione, se così si può chiamare, cerco di spaziare quanto più possibile tra tecniche e stili differenti in modo da avere un vasto repertorio che mi possa indirizzare a qualcosa di personale, ad un modo di fare che sia riconoscibile a prima vista.

Scegli i My Awesome Mixtape – come mai questa band? Come hai progettato la tavola?
E se potessi scegliere una canzone che in un senso più generale credi che possa descrivere i tuoi lavori (che troviamo su: www.corillustrations.com), quali sceglieresti?

Qualche anno fa un’amica mi ha consigliato di ascoltare questo gruppo, convinta mi potessero piacere. È da allora che seguo (seguivo, oramai) i My Awesome Mixtape con interesse. Non appena ho visto il loro nome nella lista di gruppi che potevamo illustrare, non ho perso tempo e mi son messo subito al lavoro. La canzone che ho scelto è Me and the washing machine, la prima che avevo ascoltato agli inizi e la mia preferita tra tutte. Il testo è molto semplice, nella mia tavola non ho voluto cercare quindi significati profondi, utilizzare allegorie o metafore (se non per i rimandi al nome del gruppo). Ovviamente anche questa tavola, come la maggior parte dei miei lavori, è stata realizzata in digitale.
Per quanto riguarda la canzone invece, penso che Focolaio dei 99Posse sia la più adatta a descrivere l’insieme dei miei lavori.

E ecco a voi cosa ci ha risposto Ester Grossi, che ha illustrato Grave Bird degli A Classic Education.
Non è la prima volta che metti mano a un lavoro di ispirazione musicale – penso ad esempio alla tela sui Beach House – quindi immagino che la musica sia, al pari di altri media, una fonte di ispirazione (con il vantaggio che non essendo di tipo visivo sia più adattabile al proprio stile), giusto? In che modo una canzone riesce per diventare un’immagine?

La musica è la mia forma d’arte preferita (forse è per questo motivo che non suono, ho una sorta di reverenza nei suoi confronti), è la più diretta ed emozionante. Molti dei mie lavori, anche se non sono visibili richiami palesi nei soggetti o nei titoli, nascono dalla musica, anche per il semplice fatto che senza un sottofondo sonoro non riesco a dipingere, a concentrami nel lavoro. Una canzone può divenire immagine perché è composta da vari suoni, che possono essere cupi, allegri, bassi, alti e corrispondere quindi a determinate emozioni, forme e colori; è una questione di sinestesia. Per me è molto istintivo tradurre i suoni in colori, in realtà lo faccio con tutto, numeri, nomi… Mi aiuta a memorizzare. Ricordo che a scuola davo colori anche alle “frazioni” di matematica.

Come hai conosciuto Rumorama? Conoscevi già i tuoi “colleghi”?
Mi ha contattata un mio amico, amico a sua volta dei ragazzi che hanno dato vita al progetto Rumorama. Mi è sembrata da subito un’idea originale! Mattia Lullini è una vecchia conoscenza bolognese.

Le tue collaborazioni con gli ACE sono ben note a Enquire. Ma facciamo il contrario: come dovrebbe essere la canzone di Ester Grossi e dei suoi lavori? Chi potrebbe musicarli?
Immagino qualcosa di “sognante”, ma ritmato. Mi piacerebbe farli musicare da Johnny Jewel o dagli Air, oppure da entrambi, insieme!

Maggiori informazioni, il sito di Rumorama è www.rumorama.it