Beth Orton: Sugaring Season

Alzi la mano chi non conosce Beth Orton!

Purtroppo le mani alzate sarebbero tante. Succede sempre così, soprattutto al giorno d’oggi, dove la faccia, l’articolo su NME e gli orridi Wayfarer, ci servono come stella polare nell’affollato mondo della musica per riconoscere l’artista del momento.

Beth Orton non se la fila nessuno, direbbe qualcuno. In realtà stiamo parlando di una che di strada ne ha fatta tanta, e che lungo il suo cammino ha incontrato gente come William Orbit, Ben Harper, Finley Quaye, Beck, Ryan Adams e i Chemical Brothers. E quindi? A cosa è servito questo continuo confrontarsi con grandi artisti da tutto il mondo, se non possiamo vedere la nostra amata Beth in cima alle classifiche o in copertina sull’ultimo numero della rivista hipster per eccellenza?

La risposta è Sugaring Season, suo sesto album in studio e primo per l’etichetta americana ANTI- (Tom Waits e Wilco, per citare i più conosciuti). Una piacevole sorpresa, necessaria dopo aver ascoltato la seconda terribile prova dei Mumford and Sons, sui quali avevamo riposto le nostre speranze per questi ultimi mesi del 2012.

Sugaring Season gioca d’astuzia, è l’asso nella manica con cui Beth Orton rilancia, usando una formula consolidata, una ricetta che sa di rustico, tra chitarre acustiche e archi taglienti.

Si parte con Magpie, il manifesto tipico della Beth post-Orbit (non le perdoneremo mai il modo in cui ha accantonato la sua “voglia” folktronica) e si finisce con Mistery, che ci riporta alle lande sconfinate disegnate col sottovalutato Comfort Of Strangers, altro album epico.

Tutto ciò che scorre in mezzo a questi due estremi vale la pena ascoltarlo senza condizionamenti esterni. Rimandiamo quindi ad altri il compito – arduo – di descrivere a parole la grandezza lirica di Something More Beautiful o l’intensità ritmica di Candles.

Liberate la mente, silenzio ascetico, e poi play. Siate gelosi di questa ultima prova vivente di “artista alla vecchia maniera”. Solo ascoltando capirete la nostra aridità di parole.