Le sfaccettature del collar

Il collo è da sempre stato simbolo di seduzione. Sembra paradossale, ma nel corso della storia questo piccolo lembo di pelle è stato preso di mira dalle usanze e dai costumi della società in cui si trovavano. Unico punto scoperto di tutta la figura femminile, lo sguardo desideroso cadeva spesso inesorabilmente sotto il volto, lasciando immaginare chissà quali mondi inesplorati.

Il punto cardine dal quale partire è la gorgiera, un colletto rigido di pizzo lavorato interamente a mano e sostenuto da piccole impalcature di ferro che incarnava il potere e la posizione sociale di chi la indossava: più l’accessorio era di grandi dimensioni, più il personaggio era ricco e rilevante. Non solo: la gorgiera era utilizzata anche per donare un aspetto etereo ai volti delle dame medievali, che sembravano galleggiare in una vaporosa nube bianca, come se fossero angeli scesi sulla Terra.

Adesso, invece, i colletti sono artefatti eloquenti e caratteristici. Realizzati in svariati materiali spesso totalmente dislegati dai capi che tendenzialmente ne inglobano la sostanza, come le camicie. Ora, i collars sono indipendenti. Guinzagli che ci tengono stretti alla nostra libertà di espressione. Esattamente come il leone più forte ha la criniera più consistente e visibile, così i colletti variano il proprio modo di essere in base alla personalità di chi li indossa.

Il tessuto non è comunque l’unico materiale utilizzato per creare questi piccoli gioielli. Anche i lucenti oro e argento contribuiscono con la loro forza e rigidità a formare nuove peculiarità decorative differenziandosi dalla semplice e a volte banale collana. Si passa dal pizzo alla pelle laserata, dalla plastica e il panno – per Antonio Marras – alle paillettes – utilizzate da Marni per la sua capsule per H&M.

Molto interessante l’esperimento di Delfina Delettrez e i suoi colletti della collezione We-Man: lamelle di metallo lavorate e trasformate in splendidi accessori da collo.
Le creazioni della giovane designer Agata Bielen, sono la declinazione più contemporanea di questa tendenza. Semplici fascie che decorano il collo ed esprimono tutta loro particolarità grazie agli scatti realizzati dalla fotografa Karolina Miadwicz.

Anche Alexander McQueen propose nella sua Spring/Summer 2010 uno splendido collars composto interamente da farfalle: geniale e unico. Le ampiezze variano distintamente come in epoca medievale. Ecco quindi che troviamo grandi forme geometriche di tessuto, sia rigido che morbido, seducentemente contrapposto al resto del corpo.

Piume, pellicce, ma anche veri e propri gioielli si stagliano sul nostro collo come estensioni del nostro gusto e della nostra fierezza. Gemma Lister, ad esempio, ha realizzato dei deliziosi collars gioiello, decorati con pietre preziose dai colori sgargianti, quali il verde acido e il rosso

Non dimentichiamoci anche del lato maschile della questione. I collars, infatti, si trasformano in pettorine e si sviluppano in panciotti conservando la propria funzionalità ed eleganza, non dimenticando quel genere spesso bistrattato dal mondo della moda.

Ultimissima è Christina Bizzarro, designer danese, ha recentemente interpretato la tendenza durante la scorsa Copenhager Fashion Week. Christina riprende in toto i colli inamidati delle camicie maschili utilizzando perle e catene che entrano ed escono dalle asole del sottocollo. Molto simile come idea a quella di Delfina ma è totalmente escluso l’uso di metallo per riprodutte il collo.

Un nuovo accessorio, una nuova declinazione del passato che si trasforma in un contemporaneo a metà strada tra alta aristocrazia e tribu, tra collana e fascia che si sta diffondendo non solo nelle collezioni dei grandi brand ma che sta diventando sempre più chiaramente un passe-partout per l’individualità e la personalizzazione di noi stessi.