Ginger: 100% crowdfunding

Ci sono due vie che la discografia può percorrere nel suo rapporto con le nuove tecnologie, e con la Rete in particolare.

La prima, che finora abbiamo visto non portare a grandi risultati, è quella di farle la guerra.

La seconda, più costruttiva e quindi più impegnativa da seguire, è quella di sfruttarla a proprio favore. Certo, fare la guerra è molto più facile: ci si scaglia contro l’obiettivo della pirateria informatica su larga scala che uccide la musica (ricordate i Metallica contro Napster?), senza però comprendere che tornare a prima del cambiamento non sarà più possibile; e così la discografia vecchio stile continua a navigare a vista con la speranza, un giorno, di poter rivivere i fasti antichi.

Chi invece ha raccolto la sfida delle nuove tecnologie, pur rimanendo in campo underground, è riuscito a raccogliere risultati insperati (proprio su Studio abbiamo letto il caso The Weeknd), ha visto crescere il proprio status artistico (spendibile in fase di scritturazione live) e, fregandosene dei canali tradizionali, a costruire una fanbase consistente e perennemente in contatto.

Tra gli ultimi casi di questa seconda via, uno dei più eclatanti è quello che ha visto per protagonista Ginger. Già leader dei Wildhearts, una delle band più irriverenti (e intelligenti) del rock duro inglese degli anni ’90, è recentemente uscito sul mercato con 100% (il quarto disco da solista, se si escludono live e raccolte di singoli). Un lavoro che può essere considerato lo spin-off riservato al commercio di una operazione coraggiosa e rischiosa allo stesso tempo.

Sul finire dell’anno scorso Ginger decise che il suo prossimo album sarebbe stato finanziato direttamente dai fans mediante una sottoscrizione a offerte, da effettuarsi ancor prima che lui registrasse una sola nota.

Una specie di crowdfunding applicato alla musica (che sappiamo comunque non essere una novità). Aperto quindi un profilo sul sito Pledge Music, con un simpatico video l’artista inglese ha presentato il progetto: voglio fare un triplo album, 30 canzoni in tutto, ma vi chiedo di pagarmi anticipatamente 20 sterline come prenotazione della copia fisica del triplo cd. In fondo cosa sono venti sterline per trenta canzoni? Come esempio, nel video sono elencate in modo ironico alcune cose che si possono acquistare a quel prezzo: mezzo paio di Converse All Star, trenta palline da tennis usate su Ebay, otto minuti su una chat line erotica o, in un impeto di politically incorrectness in vero poco britannico, la Grecia.

Questa l’offerta standard, che poi si articolava meglio in: edizioni deluxe (autografate direttamente dall’artista per 25 sterline), cofanetto con tre lp (40 sterline) e addirittura un’offerta sostenitore che per 100 sterline comprendeva i vinili, i compact disc e il nome dell’offerente stampato nei ringraziamenti del disco. Titolo del triplo album: 555%, ovvero la percentuale a un certo punto raggiunta del target prefissato, oltre la quale è stata interrotta la produzione delle copie fisiche, e chi è arrivato dopo si è dovuto accontentare della versione in download digitale al costo di 10 sterline.

Sebbene Pldege Music solitamente non riveli mai la cifra raggiunta con le offerte, il fondatore del sito Benji Rogers, con l’assenso di Ginger stesso, ha rivelato al sito Hypebot che sono stati raggiunti all’incirca 250 mila dollari.

Per fidelizzare meglio l’acquirente (che, mai come in questo caso possiamo far corrispondere direttamente al fan), una volta fatta l’offerta i compratori hanno potuto seguire via Web l’intera fase di lavorazione del disco mediante post, fotografie e video girati direttamente in studio; e, in conclusione, hanno avuto anche la possibilità di decidere, mediante voto, le dodici canzoni che sarebbero poi finite su 100%.

Se il progetto si presentava come molto ambizioso, il risultato è stato però strabiliante: mentre scriviamo questo articolo è stato raggiunto il 587% del target fissato in partenza da Ginger, e su Pledge Music continua a rimanere in vendita la sola edizione digitale a 10 sterline, un prezzo inferiore addirittura rispetto al prezzo medio dei canali di vendita digitali più grossi (iTunes, Emusic, Amazon).

Un successo clamoroso, amplificato dal fatto che agli acquirenti sono state fornite le istruzioni per ottimizzare al meglio il passaparola in Internet, quali ad esempio l’hashtag da utilizzare su Twitter per parlare del disco (se siete curiosi, cercate #Ginger555). Tutto ciò ha scatenato un vero e proprio battage pubblicitario (a costo zero per l’artista, ricordiamolo) in Rete, tanto da spingere 100% (l’edizione in vendita nei negozi) fino alla posizione numero 9 delle classifiche di vendita britanniche al suo debutto, con conseguente sold out nelle più grandi catene britanniche di distribuzione musicale (documentato dai fan con foto postate, ovviamente, su Twitter).

Un risultato che Ginger non raggiunse nemmeno nei giorni più gloriosi dei suoi Wildhearts.