Decadenza glamour: Luna Tristá

Ritratti forti, ambigui, impietosamente reali. Autoritratti che confondono. Nudi intimi e nudi provocanti.
Una giovane cubana, Luna Tristá, che tra Barcellona e Milano ha creato la sua particolare arte, fatta di forti presenze umane e profondamente legata alla gioventù. Tra bianco e nero e colore, i suoi soggetti, prevalentemente femminili, mostrano la loro assenza di vergogna, la mancanza di paura nello svelare l’intimità, capovolgendo la decadenza in bellezza. Pura.

Qual é la tua prima memoria fotografica, Luna?

Al mio quindicesimo compleanno, a Cuba, vestita di bianco come una sposa, mi sono fatta fotografare per la prima volta (se così si può dire) in una stanza piena di specchi. In quel momento ho capito tutto. Volevo stare dalla parte di chi guarda da dietro l’obiettivo.

Come ti sei avvicinata alla fotografia?

In modo molto timido, all’inizio, tanti anni fa, indecisa se  continuare a scrivere o iniziare a conoscere i segreti dei laboratori oscuri.

Analogico o digitale?

Non ho una preferenza, scatto con i mezzi che ho e pare che questo funzioni. Non sono tanto i mezzi, l’importante, quanto ciò che di te entra dentro a tutto quello che fai. Lavoro in digitale da sempre, in “segreto”, scattando come si faceva nei tempi passati, considerando lo scatto come un attimo prezioso.

Che rapporto hai con l’arte? Il tuo omaggio a Frida è delicato e psichedelico allo stesso tempo.

Con l’arte ho un rapporto di assoluto rispetto. Di Frida mi hanno sempre affascinato e colpito la forza e l’amore per la vita. Il mio “Frida” è un tributo alla donna che l’arte ha salvato tante volte. A prima vista è delicato; in realtà è talmente forte che potrebbe far tremare la terra.

Le tue fotografie sono un connubio tra glamour e decadenza: qual è il motivo di questo tema, e dove trovi la tua ispirazione?

Nascere a Cuba è stata una bella esperienza. La mia è una decadenza glamourosa, un’eleganza oscura, se posso definirla tale. Tanti dei miei progetti, inconsciamente, sono una ricostruzione del mio passato. L’ispirazione è dovunque, basta saper guardare attentamente.

Una cubana che vive tra Barcellona e Milano: quanto ti hanno trasmesso (anche fotograficamente) queste città?

Entrambe mi hanno trasmesso la voglia di creare in continuazione; non mi sono mai fermata, dal momento in cui mi sono trovata tra le mani la macchina fotografica. Barcellona, poi, ha qualcosa della Havana che mi fa sentire a casa; e Milano ha luce e spazio unici.

Barcellona è il mio bianco e nero. Milano è il colore.

Hai un fotografo che senti vicino al tuo immaginario?

Diane Arbus.
Luna in un libro, un film, una canzone?

Memorie di Adriano, di Marguerite Yourcenar.

L’amante, di Jean-Jacques Annaud.

Time after time, di Chet Baker.

I tuoi progetti?

L’origine.

Il suo sito www.lunatrista.com