Live Report: La Tempesta Gemella

Dico San Lorenzo e penserete a stelle che in una notte d’estate vi piovono sopra la testa e che vanno disintegrarsi nel nulla. No, nulla a che vedere con questo.
Piuttosto il San Lorenzo in questione è il quartiere capitolino che quest’anno ha aperto le proprie porte al festival organizzato dall’etichetta indipendente La Tempesta (fondata dodici anni or sono dall’allegro ragazzo morto Enrico Molteni) ormai diventato un classico dei festival made in Italy, e che quest’anno, per la prima volta, con il titolo “La Tempesta Gemella”, si sposta a sud del confine, tanto discusso, tracciato dal fiume Po.

Una realtà indipendente quella de La Tempesta, e che riunisce in essa il meglio della musica alternativa del nostro paese: dagli stessi Tre Allegri Ragazzi Morti agli Zen Circus, Teatro degli Orrori, il mito di Giorgio Canali e giovani gruppi dal futuro speranzoso, vedi A Classic Education, i Pan del Diavolo, Fine Before You Came e molte altre “stelle”.

Un clima e una cornice ideale, quella di piazzale del Verano, in cui perdersi tra stand di libri (dove spicca la casa editrice indipendente Minimum Fax) o rilassarsi all’ombra di alberi, sorseggiando una birra fresca o ancora, intrattenendosi a chiacchierare con i disponibilissimi, chi più chi meno, artisti.

A fare gli onori di casa, nella giornata di sabato, ci pensano Clod e Sofia, meglio conosciuti come Iori’s Eyes, che con il loro art-pop raffinato ci introducono nel loro mondo “tempestoso” e colorato. A seguire, il reggae dei gemelli Garzia e dei loro Mellow Mood, capaci di far ballare e saltare con il loro vitale ed energico sound a tinte jamaican.

All’ora di cena, con il sole che lentamente va nascondendosi per lasciare spazio alla sorella luna, a fare irruzione sul palco sono i Uochi Toki, con il loro minimale ed intelligente hip-hop elettronico. È solo un aperitivo, il trambusto delle chitarre non si lascia attendere ed ecco che sul palco sbucano i pugliesi Pan del Diavolo con il loro look rockabilly, le chitarre acustiche elettrizzate e il loro rock ‘n roll capace di alzare polvere anche quando sotto ai piedi vi è solo una grigia lastra di cemento. Colgono l’occasione per presentare il loro ultimo album Piombo, Polvere e Carbone, scaldando la già abbastanza infuocata atmosfera, ora pronta ad accogliere il rock dai contorni folk degli Zen Circus. Quaranta minuti di sudore e rock ‘n roll in cui Appino e compagni riescono a riassumere il meglio del loro repertorio cinico e sarcastico (da Vent’anni a Figlio di Puttana, passando per le nuove tracce del loro ultimo lavoro Nati per subire). Il primo giorno si appresta alla conclusione. Tocca ai Tre Allegri Ragazzi Morti, punto di riferimento dell’etichetta e per tutti i giovani che si affacciano alla musica alternativa tricolore, dare la buonanotte. Un’ora di live in cui i fan di sempre calano sul volto la storica “mascherina” e si lasciano avvolgere dalla musica dei TARM. Anche la loro setlist è un frullato di pezzi storici (Mai come voi, Il principe in bicicletta, Occhi bassi e Ogni adolescenza) e di altri più freschi velati da quel suono reggae/dub che ha distinto gli ultimi lavori.

La domenica ci si ritrova al Verano alla solita ora, con il solito sole stordente  i volti che ormai sembrano tutti familiari. Tocca ai Cosmetic aprire le danze domenicali. Con il loro sound che rimanda alla Seattle di qualche decennio fa e con il loro ultimo album, Conquiste, sono riusciti ad ottenere il giusto riconoscimento e il loro live riesce bene a rendere idea della loro capacità e bravura. I quaranta minuti a loro disposizione volano via veloci e sul palco è il turno degli A Classic Education. La loro musica, e il loro look, squisitamente a stelle e strisce, a cavallo tra un garage ripulito e un beach dream pop, ci spinge da qualche parte al di là dell’oceano.

Ecco il turno di Giorgio Canali e i Rossofuoco. Ogni ruga sul volto del “veterano” del rock nostrano è capace di raccontare una storia. Dagli anni dei CCCP alle tournée nell’Unione Sovietica, il rocker (ma di quelli autentici) romagnolo ne ha di cose da dire. E lo fa con la sua musica tutta nervi e muscoli. Un rock fedele e autentico accompagnato da testi intelligenti e diretti che riescono di tanto in tanto a distogliere lo sguardo dei più dal maxi-schermo. Il primo tempo finisce, ed ecco Capovilla e i suoi Teatro degli Orrori presentarsi al pubblico. A loro è stata riservata un’ora e mezza e se la prendono tutta. La setlist comprende per lo più pezzi tratti dall’ultimo lavoro, Il mondo nuovo, ma non mancano brani che rimandano ai due lavori precedenti (A sangue freddo, Due e È colpa mia su tutti). Capovilla si ferma per sensibilizzare il pubblico con argomenti a lui cari. All’Italia viene annullato un gol, e il boato dei tifosi ammassati davanti al maxi-schermo prevale sulla voce del cantante, che ironizza e tira dritto verso un finale in cui La canzone di Tom, brano dedicato a un amico scomparso, rompe le righe rimandandoci alla versione invernale del festival.

Lasciamo il Verano e San Lorenzo con la sensazione che alla fine bissare il successo e la qualità dei festival di caratura internazionale non è poi del tutto un’utopia, se non altro per l’atmosfera respirata. Infine, una “tempesta” di complimenti agli organizzatori, agli artisti e al pubblico è più che necessaria. Non resta che augurarci che realtà come queste continuino a lottare e a colpire le caviglie dei colossi. Prima o poi li vedremo cadere definitivamente. Non sarà facile, ma crediamoci.

Foto copyright Claudia Rasmussen