Disco Underground: Volume #2

Secondo volume per la nuova rubrica di Enquire dedicata alla musica che (s)muove gli animi underground. Questa volta si scende ancora più in fondo, ad un passo dagli inferi, con tre proposte al limite dell’alt disco. Ce n’è per tutti. Dall’elettronica acida e grezza concepita da menti teutoniche, alla dance più minimal sempre di stampo tedesco. Wir warten auf die U-Bahn! Aspettiamo la metro, per un viaggio conoscitivo nel sottosuolo musicale della Bundesrepublik.

Partiamo da Amburgo con i Digitalism, ma sembra di stare a Berlino, il duo della città anseatica che promette di distruggere i vostri timpani, in maniera sublime sia chiaro, con la robotica A New Drug, pezzone che fa parte della raccolta AA.VV. della serie DJ-KICKS.

In attesa del seguito di I Love You Dude, i Digitalism ci regalano un altro capolavoro “trash dance” con campionamenti impazziti, macchine roboanti e altri effetti ai quali è impossibile resistere, ma che purtroppo dobbiamo abbandonare per la prossima destinazione.

Il desiderio di “club life” è talmente forte che non possiamo non spostarci fisicamente nella capitale tedesca. Ad attenderci la producer Ada e la sua Happy Birthday, che a Berlino ha girato il video per questo suo “pezzo da 90”.

Sospeso tra il pop decostruzionista e beat più clementi, Happy Birthday unisce una base geometrica ad una traccia vocale che non sfigurerebbe nemmeno in versione acustica. Da non lasciarsi sfuggire il video dove due ragazzi si muovono a ritmo del pezzo tra gli occhi quasi indifferenti dei passanti berlinesi sempre di fretta.

A concludere questa triade “aus Deutschland” c’è Christian Löffler con la sua Eleven, artista con base a Colonia che mischia elettronica, techno e house. Ispirato dai paesaggi indomabili del Mar Baltico (si ritorna inevitabilmente al luogo di partenza), Christian Löffler srotola tappeti sognanti su drum-machine dai ritmi sommari.

Come in Eleven, in cui la voce stupenda di Mohna – artista di Amburgo – dà al pezzo il tocco ideale per concludere il nostro viaggio nei luoghi della dance estranei ai più, e che ci auguriamo – un po’ egoisticamente – rimangano tali e incontaminati.